Le primarie: il fallimento di Renzi
ANSA/LUCA ZENNARO
Le primarie: il fallimento di Renzi
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Le primarie: il fallimento di Renzi

La Liguria e quanto sta accadendo in Campania mostrano come il mito di Renzi si sia rivelato un flop. E in Forza Italia non faranno lo stesso errore

La maledizione delle Primarie ha colpito ancora. Dovevano essere un colpo di genio del PD, un guizzo di modernità, un modo per strizzare l’occhio insieme all’America e alla vecchia vocazione assembleare della sinistra italiana. E infine, quando furono inventate, un modo furbo per far diventare Romano Prodi leader di qualcosa. Ma come spesso capita agli apprendisti stregoni, hanno perso il controllo della loro creatura. L’abilissimo Renzi le ha usate magistralmente contro la vecchia guardia del PD che le aveva inventate, ma ora ne è vittima soprattutto lui.

La Liguria

In Liguria la contrapposizione fra Raffaella Paita, candidata poco nota fuori dalla Spezia, ma renziana di ferro potentemente sostenuta dall’apparato, e un leader storico della sinistra e del sindacato come Sergio Cofferati, nell’insolito ruolo di outsider, ha prodotto sconquassi che ricordano da vicino quelli che hanno demolito il PD a Napoli all’epoca dell’elezione di De Magistris. Con la differenza che certe prassi sono considerate, a torto o a ragione, endemiche nel sud permeato dalla criminalità organizzata, ma appaiono insolite nella piccola tranquilla Liguria. Eppure i due candidati si sono accusati di tutto: imbrogli, voti pagati, intese con il nemico, pensionati o extracomunitari condotti a votare senza neppure sapere di cosa si trattasse. Il risultato è che Cofferati ha lasciato il PD, ha ventilato l’ipotesi di candidarsi comunque, ma soprattutto potrebbe dar vita a quello che al PD potrebbe dare più fastidio: un nuovo soggetto aggregatore a sinistra.

La Campania

Ma è proprio in Campania che si profilano ancora una volta i grattacapi peggiori. La sfida qui vedrebbe contrapposti il potente Europarlamentare Andrea Cozzolino (vecchia conoscenza della politica campana e già protagonista delle spinose vicende che portarono all’annullamento delle primarie per il Sindaco di Napoli), e il non meno potente Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, discussa ma popolare figura da sempre ai margini dell’apparato PD. Il fatto è che De Luca condannato per abuso d’ufficio e interdetto dai pubblici uffici, non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Non essendo Berlusconi, spera in una interpretazione “alla de Magistris” della Legge Severino.

Risultato, all’ombra del Vesuvio le primarie sono state rinviate per ben tre volte, e in molti ai vertici del PD sperano che non si tengano affatto, così da poter imporre un terzo candidato, scelto dal centro, Gennaro Migliore, vendoliano pentito, al quale a Roma sarebbero state fatte impegnative promesse.

Ritorno alle nomine

E così, dal “mito fondante” delle primarie, proprio Renzi vorrebbe tornare a quelle “nomine dall’alto” che ha passato la vita a contestare. Anche perché, per non farsi mancare nulla, è recentissima la notizia che a Pierdomenico Mammì, candidato sindaco alle primarie del PD di un grosso comune della Calabria, Siderno, è stato fatto gentile omaggio di 8 proiettili calibro 9 e una tanica di benzina. Potrebbe essere un esempio interessante dello spirito fraterno e costruttivo con il quale si confrontano le diverse anime di quel partito.    

E sul fronte opposto che succede? C’è da scommetterci, tutte queste faccende non rimarranno senza riflessi. È facile immaginare quantomeno che non porteranno acqua al mulino di chi – nel centro destra – ha insistito fino ad oggi sulle primarie come strumento per rilanciare Forza Italia o la coalizione dei moderati.

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