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Prescrizione, quattro verità controcorrente

Il Guardasigilli vuole allungare i tempi della prescrizione. Però molte delle cose dette e scritte dopo la sentenza Eternit non sono vere. Ecco perché

Ieri Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ha presentato alla commissione parlamentare che si sta occupando della prescrizione un emendamento per allungarne i termini. L'emendamento prevede che la decorrenza della prescrizione si fermi al massimo per 2 anni dopo il deposito della la sentenza di condanna di primo grado e per un anno al massimo dopo quella di appello.

La decisione segue alle polemiche sull'annullamento del processo per disastro ambientale Eternit, deciso dalla Cassazione il 19 novembre. Ma sulla vicenda si sono dette e scritte molte inesattezze. Ecco allora cifre e dati veri, per ragionare su elementi di fatto concreti.

La riforma del 2005 (la legge ex Cirielli) non ha colpe
Il processo per il disastro ambientale Eternit si sarebbe prescritto anche se non fosse intervenuta la riforma adottata con la legge ex Cirielli, varata il 2 dicembre 2005. Perché è vero che prima della riforma quel reato (all’articolo 434 del codice penale) si sarebbe prescritto in 20 anni, mentre oggi si prescrive in un tempo equivalente alla pena prevista dal codice, cioè la reclusione da 3 a 12 anni. Ma dato che l’Eternit è fallita nel 1986, da quel momento «è finito» il disastro ambientale (purtroppo non le tante morti da amianto) ed è iniziato il calcolo della prescrizione: quindi anche senza la ex Cirielli quel reato si sarebbe comunque estinto nel 2006.

Il fenomeno non aumenta, anzi è in netto calo
La prescrizione non è affatto un fenomeno in aumento, come oggi sostengono molti politici e magistrati. Al contrario, è in netta diminuzione da una decina d’anni. Nel 2005, infatti, i procedimenti penali estinti per prescrizione erano stati 183.224; nel 2013, l’ultimo anno per il quale il ministero della Giustizia abbia dati aggiornati, sono scesi a 123.078, Certo, non sono pochi e si può fare di meglio. La statistica, però, assolve un altro presunto colpevole: è un fatto incontrovertibile che la legge ex Cirielli, dal dicembre 2005 in poi, non abbia accresciuto le prescrizioni.

Sei annullamenti su dieci avvengono già nelle indagini
Al contrario di quanto sostengono molti pubblici ministeri, la prescrizione non è causata soprattutto dalle tecniche dilatorie adottate dalle difese degli imputati. A dimostrarlo è un dato sorprendente: dal 2005 al 2013 la stragrande maggioranza dei decreti di archiviazione dettati dalla prescrizione sono stati firmati dai giudici delle indagini preliminari proprio nella fase iniziale del procedimento (dal 79 al 58 per cento). E cioè quando il pm è di fatto l’unico attore processuale. Questo significa che molti, troppi processi penali iniziano quando è già evidente che sono destinati ad abortire ancora prima di arrivare a un rinvio a giudizio e alla successiva discussione in un’aula di tribunale.

La prima colpa dei ritardi? I continui rinvii di udienza
Quali sono le vere cause del rallentamento dei processi? In base a un’indagine condotta nel 2007 dall’Eurispes su 1.600 procedimenti penali, le cause sono altre: la prima è il rinvio a un’altra udienza per una decisione del giudice (questo avviene nel 36,6 per cento dei casi); la seconda è il rinvio per assenza dei testi citati dal pm (il 28,9 per cento dei casi); la terza è l’assenza dall’udienza del giudice titolare (il 9,2 per cento dei casi); la quarta è una qualche irregolarità di una notifica all’imputato o al suo difensore (rispettivamente il 7,8 e il 3,6 per cento dei casi). Il legittimo impedimento del difensore, invece, riguarda solo per il 3,3 per cento dei casi.

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