Politica

Le polemiche d'aria fritta sui voli di Stato

Salvini attaccato per aver usato gli aerei della Polizia. Ecco cosa faceva chi era al Viminale prima di lui

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Maurizio Belpietro

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a polemica sui voli di Matteo Salvini mi ha fatto venir voglia di controllare quante volte i nostri ministri usano l’aereo blu. Già, perché quando viaggiano, i politici non prendono un aereo di linea, come fanno i comuni cittadini e come molti politici in altri Paesi, ma quello di Stato. Così, consultando il sito della presidenza del Consiglio, che per esigenze di trasparenza è aperto a tutti, ho scoperto una cosa assai curiosa, ovvero che questo è il governo che usa meno gli aerei della presidenza del Consiglio. Ebbene sì, nonostante lo «scandalo» di un ministro dell’Interno che in nove mesi, per 19 volte ha viaggiato su un aereo della Polizia (velivoli che non essendo Airbus a occhio consumano meno carburante di un gigante del cielo), chi c’era prima ha volato molto di più. E, a dire il vero, quasi sempre sulla stessa tratta, quasi che il volo di Stato fosse una specie di navetta per pendolari. Prendete Marco Minniti, che dal dicembre del 2016 al maggio dello scorso anno è stato il numero uno del Viminale, cioè predecessore di Salvini. Secondo il sito di Palazzo Chigi, il ministro dell’Interno del governo guidato da Paolo Gentiloni, in un anno e mezzo ha utilizzato l’aereo del 31° Stormo dell’Aeronautica più di 70 volte, in molti casi per raggiungere Reggio Calabria o Lamezia Terme, vale a dire la sua regione. In altri, la destinazione è stata Palermo o Catania, cioè zone a lui care. Ma Minniti nonostante ciò non ha la palma del globetrotter ministeriale.

Il primo premio, nel passato esecutivo, infatti spetta ad Angelino Alfano, che fino al maggio dello scorso anno ricopriva il delicato incarico di ministro degli Esteri. Logico dunque che fosse sempre con la valigia in mano. L’unica perplessità è che sulle decine di viaggi registrati ogni mese, la tratta Roma-Catania spicca con inconsueta intensità, insieme a quella Roma -Palermo e Roma-Trapani. Che in Sicilia, a nostra insaputa, sia stata aperta una sede della Farnesina? Oppure che nell’Isola sia stata inaugurata una succursale delle Nazioni Unite? Forse c’entrerà qualche cosa che l’ex ministro di Ncd sia originario di Agrigento? Le domande sono senza risposta perché nessuno se ne è mai occupato, né è stata sollecitata un’indagine della Corte dei conti come accaduto per i voli del capo della Lega.

La lettura dei resoconti dei voli blu, però, rivela anche altre cose, per esempio le molte tappe a Genova degli aerei che fanno capo alla presidenza del Consiglio. Da lì decollavano alternativamente il ministro della Difesa Roberta Pinotti e quello della Giustizia Andrea Orlando, il quale ogni tanto, essendo di Spezia, si concedeva una partenza da Pisa.

Il più straordinario frequent flyer era però Paolo Gentiloni, ma prima di diventare premier. Da ministro degli Esteri ha girato il mondo, senza disdegnare le tappe italiane: in un mese era capace di prendere l’aereo di Stato 15 volte. Si dava da fare anche il sottosegretario Claudio De Vincenti, il quale in un giorno riuscì a compiere un’impresa ardua, ossia volare da Roma a Rieti, poi ad Amatrice, quindi di nuovo a Roma, per poi fare Lione andata e ritorno. Un vero campione volante.

C’è inoltre da segnalare un curioso fatto. Ovvero il numero di voli per La Valletta. Da Alfano a Minniti, da Beatrice Lorenzin a Pinotti, da Orlando a Stefania Giannini: tutti diretti a Malta. Non sappiamo perché, ma col passato governo all’improvviso l’isola sperduta nel Mediterraneo sembrò diventata il centro d’Europa, visto che manco Bruxelles attirava tanto i nostri ministri.

Dell’elenco consultabile sul sito della presidenza del Consiglio mancano i viaggi dei vari premier, coperti da segreto di Stato, ma credo che se la loro agenda fosse consultabile, scopriremmo che qualcuno aveva sostituito l’auto blu con l’elicottero blu. Un giorno, a causa di un atterraggio d’emergenza ad Arezzo, si seppe per esempio che Matteo Renzi prendeva spesso un velivolo della presidenza del Consiglio per fare su e giù da Firenze a Roma. Esigenze di servizio, fu la spiegazione di Palazzo Chigi dinnanzi alle perplessità sollevate da qualcuno. Esigenze istituzionali che una volta portarono l’elicottero a fare tappa nel capoluogo toscano per trasferire l’intera famiglia Renzi a Courmayeur, dove non era attesa per un vertice di Stato, ma per una bella sciata. Però, all’epoca, nessuna indagine della Corte dei conti turbò la discesa sulla neve del premier e dei suoi. Perché Renzi, al contrario di Salvini, dopo aver distribuito a pioggia 80 euro a milioni di italiani non era un uomo solo nel mirino, ma un uomo solo al comando. Anzi, alla cloche. n

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