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Guy Verhofstadt; chi è l'uomo che ha dato del burattino a Conte (e che Grillo voleva alleato)

La storia dei rapporti tra Verhofstadt e i 5 Stelle, dalla trattativa allo scontro nel Parlamento europeo. Le accuse incrociate di lobbismo

Guy Verhofstadt Alde Parlamento Europeo

Anna Migliorati

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Prima impresentabile, poi alleato corteggiato, ora Guy Verhofstadt passerà alla storia come chi ha dato del burattino al presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte nell'emiciclo del Parlamento europeo. Ma solo due anni fa si parlava di lui come dell'uomo che piaceva agli elettori 5 Stelle e che avrebbe dato il colpo di grazia al M5s in Europa con il suo no a Beppe Grillo.

Sta in chi è e chi rappresenta Verhofstad molto del perché del botta e risposta con il premier italiano, che riporta la memoria indietro ai tempi di un altro scontro, quello dell'allora inquilino di Palazzo Chigi Silvio Berlusconi con il tedesco Shultz, apostrofato come kapò. Non a caso un altro politico europeo di lungo corso.

Chi è Guy Verhofstadt e il no a Grillo

Guy Verhofstadt, 65 anni, siede dal 2009 all'europarlamento dopo essere stato dal 1999 al 2008 premier belga. E' presidente di uno dei gruppi parlamentari storici in Europa, l'Alde, che porta avanti la tradizione liberale dal nucleo fondatore nel lontano 1952, quando c'era ancora la Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Quanto di più lontano dai partiti di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio, di cui ha accusato Conte di essere burattino. Nello stesso gruppo sedettero Romano Prodi e Mario Monti, per intendersi.

Eppure solo due anni fa era l'uomo più corteggiato a Bruxelles da Beppe Grillo. Quando Verhofstadt cercava voti per puntare alla presidenza del Parlamento europeo, in corsa con gli italiani Gianni Pittella e Antonio Tajani, e i 5 Stelle cercavano casa per ottenere poltrone, nelle Commissioni fu raggiunta un'intesa. Un accordo impossibile, si disse. Ma l'alleanza con Verhofstadt fu messa ai voti sulla piattaforma grillina, ottenendo ben il 78,5% dei consensi.

Amore a prima vista tra gli elettori italiani e il belga. Fu un matrimonio rotto prima ancora di essere consumato visto che al momento del sì il gruppo di Alde si tirò indietro chiudendo la porta ai 5 Stelle. L'addio per il partito di Grillo alla possibilità di contare in Europa. E per Verhofstad la poltrona sfumata sul seggio più alto nell'emiciclo di Strasburgo. Una ruggine rimasta a covare.

Perché Conte ha dato del lobbista a Verhofstadt

Oggi nel gruppo degli europarlamentari guidati dal belga non siede nessun italiano. Ci sono europarlamentari di ben 17 paesi europei, una forza trasversale che va dalla Spagna alla Svezia, fino alla Liutuania e alla Repubblica Ceca, passando per Francia e Germania. Gruppi piccoli a livello nazionale, ma che contano in Europa proprio in nome dell'alleanza trasversale, tanto da esprimere ben due Commissari.

Prima di diventare un alleato corteggiato, Verhofstadt fu definito sul blog di Grillo “impresentabile” e l'incarnazione dell'”euroStatocentrismo”. Parole cancellate al tempo del corteggiamento. E lo scambio di battute con il premier Conte fa sorridere, visto che è certamente lui l'uomo che si è sentito più volte dare del burattino.

Lui che è stato spesso evocato con sospetto per i molti ruoli di consulente ricoperti in contemporanea al mandato di europarlamentare. Non ultimi i suoi rapporti con una società belga di navigazione che opera nel trasporto di gas e petrolio. Un tema spesso al centro dell'agenda europea.

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