È in corso la resa dei conti finale tra Elon Musk e Sam Altman. L’uomo più ricco del mondo ha testimoniato nella notte nell’ambito del processo da lui intentato presso il tribunale di Oakland contro OpenAI (proprietaria di ChatGPT) ed il suo Ceo.
Musk, fondatore del laboratorio di ricerca no-profit (questo l’iniziale scopo di OpenAI) e membro per anni del consiglio di amministrazione, ha citato in giudizio anche Greg Brockman, presidente dell’azienda di IA, sostenendo che lui e Altman avessero rinnegato le loro promesse di mantenere il laboratorio di intelligenza artificiale senza scopo di lucro.
I motivi del processo
Il miliardario di SpaceX non ha mai fatto mistero del suo risentimento nei confronti del Ceo di Open AI, da lui spesso chiamato “Scam Altman” (fregatura Altman), a motivo di quello che Musk percepisce essere un totale tradimento dello scopo di OpenAI.
L’azienda proprietaria di ChatGPT ha infatti costituito una filiale a scopo di lucro dopo che Musk ha lasciato il consiglio di amministrazione nel 2018.
L’uomo più ricco del mondo sostiene di essere il principale artefice dell’ormai celebre azienda di IA, avendo altresì fornito i primi 38 milioni di dollari di finanziamento, imponendo la forma di no-profit proprio per evitare arricchimenti personali
Le richieste di Musk sono ingenti. Il proprietario di Tesla e xAI chiede 150 miliardi di dollari di danni (da destinare al braccio caritatevole), il ritorno allo status no-profit, la rimozione di Altman e Brockman dai ruoli di vertice e il blocco dell’ingresso in Borsa della società.
La testimonianza di Musk
“Signore e signori, siamo qui oggi perché gli imputati in questo caso hanno rubato un’organizzazione benefica”. Queste le prime dichiarazioni di Steve Molo, avvocato di Musk, poco prima che il suo assistito fornisse la sua testimonianza al processo.
“Non è accettabile rubare un ente di beneficenza”, ha dichiarato Musk durante la sua testimonianza, sostenendo che OpenAI è stata sottratta alla sua missione altruistica a causa della “avidità” di Sam Altman.
Una missione che il patron di Tesla rivendica, sostenendo di aver “elaborato l’idea” di OpenAI, “il nome, ho reclutato le persone chiave e ho fornito tutti i finanziamenti iniziali”.
I legali di Musk hanno peraltro fornito uno scambio di mail risalente al 2023 tra il miliardario e Altman, in cui quest’ultimo definiva il patron di SpaceX il suo “eroe”, mentre il primo si scusava per gli attacchi pubblici e ribadiva che “il destino della civiltà è in gioco”.
Musk non ha mai fatto mistero dei motivi che lo hanno spinto a fondare OpenAI e a buttarsi sull’intelligenza artificiale, ricordando, durante la sua testimonianza, una conversazione intrattenuta con il co-fondatore di Google, Larry Page, dove quest’ultimo lo definì uno “specista” per la sua visione pro-umana nei riguardi dell’intelligenza artificiale.
Il patron di X ha quindi confermato le sue preoccupazioni esistenziali, affermando che l’intelligenza artificiale sia una tecnologia che “potrebbe anche ucciderci tutti“.
La difesa di OpenAI
OpenAI, per parte sua, sostiene da tempo che Musk fosse d’accordo con la trasformazione in società a scopo di lucro. La compagnia ha infatti definito la causa intentata come una “campagna di molestie” priva di fondamento.
L’azienda ha inquadrato la controversia più come una lotta per il controllo che come una disputa sul lancio di una divisione a scopo di lucro.
Secondo l’azienda di Sam Altman, Musk voleva il controllo della società a scopo di lucro, ma “non siamo riusciti a trovare un accordo con Elon sui termini di una società a scopo di lucro perché ritenevamo che fosse contrario alla nostra missione che un singolo individuo avesse il controllo assoluto su OpenAI”.
Le motivazioni, secondo la società chiamata in causa, avrebbero più a che fare con giochi di potere che con il futuro della civiltà umana.
Le possibili conseguenze
Il processo, iniziato il 27 aprile, durerà ancora parecchie settimane. Un’eventuale vittoria di Musk, anche solo parziale, stravolgerebbe il futuro di OpenAI. Ad esempio il ritorno forzato allo status no-profit, che invaliderebbe i contratti con Microsoft e gli investitori.
Sul piano operativo, la rimozione di Altman e Brockman decapiterebbe il vertice, bloccando la quotazione in borsa del 2026, per la quale erano già stati raccolti i capitali.
Infine, se i modelli attuali di IA dell’azienda fossero riconosciuti come Artificial General Intelligence, la società perderebbe il diritto di licenziarli a fini di lucro, mettendo a rischio la sostenibilità del progetto e creando un precedente per l’intera industria. Tale esito segnerebbe il tramonto del modello commerciale di OpenAI.
