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(Ansa)
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Politica

Nel Super Green Pass molti più difetti di quello vecchio

Presentato il pacchetto con le nuove limitazioni, ma restano i problemi soprattutto sui trasporti pubblici

Ora che siamo nella fase del Super Green Pass bisognerebbe avere il coraggio di fare alcune riflessioni. Anche impopolari. La prima è che il Green Pass, quello vecchio intendiamo, ha fallito o, quantomeno, non ha funzionato come si credeva e sperava. L'Italia è un po' come un malato che è andato dal Dottore alla ricerca di una cura. Glii avevano detto che il Green Pass sarebbe bastato a fargli passare il malessere. Oggi però scopre che è più malato di prima e che serve una medicina diversa, più forte.

La seconda considerazione è che, purtroppo, nemmeno la pastiglia che ci rifilano oggi è in grado di dare garanzie totali ed assolute di guarigione. Soprattutto perché ci sono dei problemi enormi e delle contraddizioni che potrebbero di fatto ridurne l'efficacia.

Partiamo dal principio medico scientifico: il Super Green Pass dice chiaro e tondo che il pericolo sono soprattutto i non vaccinati a cui viene tolta quasi ogni forma di vita sociale. Quindi per queste persone le porte di bar, ristoranti, alberghi, palestre, piscine, cinema, teatri, stadi resteranno chiuse.

L'unica cosa concessa ai no-vax è il lavoro e la spesa (oltre ad attività legate alla sopravvivenza). Come se in ufficio il rischio di contagio sparisca magicamente, lo stesso vale al supermercato, nei negozi per i regali di Natale (che anche loro devono fare per far crescere un po' anche il Pil), alle Poste, in Banca. Capite da soli che siamo ad un film già visto. Il rischio di contagio è tanto grande al ristorante come in fabbrica, anzi, dato che al lavoro ci stiamo 8-10 ore al giorno ed in palestra al massimo una capite che forse il peso del rischio è ribaltato.

C'è poi l'altro problema, che ci trasciniamo ormai da quasi due anni e per cui non è stata trovata alcuna soluzione: il trasporto pubblico.

Il no-vax che non può fare vita ricreativa può però salire sui treni dei pendolari, sui bus, sul tram, in metropolitana (stracolmi). Qui il Super Green Pass non serve, basta quello vecchio (che ha fallito, con tampone che viene ritenuto sempre meno affidabile). E ci piacerebbe anche capire chi e come tutto questo sarà controllato, ad ogni fermata di ogni città e dei vari hinterland.

Per non parlare dell'obbligo vaccinale, imposto ad alcune categorie di lavoro: personale scolastico, forze dell'ordine, medici.

Qualcuno ci può spiegare quale sia il criterio medico per cui la maestra o professoressa dei nostri figli sia più pericolosa della cassiera del supermercato, o della panettiera, del macellaio, della commessa…???

La verità è che questo decreto sia solo di un giro ulteriore di vite; un tentativo di convincere più gente possibile alla prima, seconda e terza dose di vaccino, dato che la forza politica per renderlo obbligatorio, manca.

«Lo facciamo per salvare la normalità che ci siamo guadagnati» ha detto Draghi in conferenza stampa. Speriamo tutti che il Super Green Pass funzioni.

Di una cosa possiamo essere certi: molti di quelli che erano arrabbiati prima, da stasera lo saranno ancora di più. Così oltre al problema sanitario ci toccherà anche quello sociale

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