La statua di Montanelli e la mancanza di ironia
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La statua di Montanelli e la mancanza di ironia
Politica

La statua di Montanelli e la mancanza di ironia

I "Sentinelli" vogliono togliere la statua del noto giornalista a Milano per una vicenda personale dimenticando la storia e la logica

Vogliono abbattere la statua di Montanelli a MIlano. O spostarla, un po' o meno visibile. Son tornati i tiratori di pietre, come li chiamava l'immortale Antoine, che cantava che sei buono "ti tirano le pietre" e pure però "se sei cattivo ti tirano le pietre". Sintesi dell'andamento contraddittorio delle vicende storiche e delle fortune. Non sarà Tucidide o Guicciardini, il buon vecchio Antoine, ma aveva capito.

Ora tocca dunque a uno dei protagonisti della vita politica e culturale italiana per quasi un secolo, colpevole al pari di tanti altri italiani nostri nonni e bisnonni, di aver "usato" bambine come schiave sessuali durante la campagna d'Africa. Cosa orrenda. Come le tante che macchiano la vita di uomini celebri, da Voltaire a John Wayne a Mandela. "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", disse un tizio, prima di Antoine, sapendo che la furia dei lanciatori di pietre non avrebbe avuto mai fine. Così dicendo quel tizio pre-Antoine che si chiama Gesù di Nazareth fondò un principio ermeneutico, cioè, in parole povere, un metodo per giudicare la vita altrui e dunque la storia. I presunti "giusti" che se la prendono di volta in volta con gli imputati dalla "pubblica morale" (ieri le prostitute, oggi i presunti razzisti, domani chi?) non applicano questo metodo. E perciò fanno casino e ottengono come tutti i babbei il contrario di quel che vorrebbero.

Se si facesse valere il principio ermeneutico "Gesù-Antoine" si vedrebbe che nessuno è esente da errori, e che dunque la gara a cercare il peccato altrui è una gara al massacro (specie operato da chi ha il potere contro chi, momentaneamente, non ne ha). Il buono di oggi diviene il cattivo di domani, e ciò che viene invocato in nome della giustizia è in realtà invocato in nome del potere e del sopruso.

Non giustifico ovviamente Montanelli o chi usa minorenni come serve. Ma non ho visto manifestazioni in Italia contro il Pakistan che permette questo ancora e con conseguenze nefaste, mentre molte contro l'America per un orrendo omicidio peraltro sanzionato dalla legge. Non mi piace il dolore "politico", ovvero orientato secondo criteri politici e che non è quasi mai dolore veramente "morale" ovvero in grado di cambiare qualcosa dentro. Cacciarsi nel falso imbuto del giustificazionismo contro il giustizialismo è da scemi. Montanelli come tanti altri ha compiuto cose sbagliate e a volte forse orrende, ma la statua a lui così come le targhe a Churchill o a Garibaldi non si mettono perché li si considera dei santi. E qui sta a mio avviso il nucleo pazzo di questa faccenda.

Mentre per il santo conta il merito davanti a Dio e chi se ne fotte del riconoscimento degli uomini e della storia, come dimostrano tante storie di santi, da Francesco a san Felice di Cantalice fino a Kolbe o Benedetta Bianchi Porro, invece per arrivare alla consacrazione delle loro "malacopie", divi, personaggi, eroi etc, la storia è tutto, e conta il riconoscimento dinanzi a essa .

Ma la storia, come diceva il geniale Péguy, è il peggiore dei giudici, proprio perché spesso la fanno i vincitori che poi vengono sostituiti da nuovi vincitori e così via. Il "fallimento" della malacopia dei santi sta tutto qui. Oggi tocca a Montanelli, domani a qualcuno che piace ai lanciatori di pietre e così via. A meno che non si guardi la cosa con una certa ironia, quella di Antoine fondata su quella più profonda e abissale di Gesú.

L'ironia di chi non scambia divi o eroi con santi, e non scambia i padroni in terra con i patroni in cielo.

L'ironia che manca a chi si sente rappresentante della Verità Storica e ha sempre una pietra in mano e una nel cuore.

L'ironia che sta in una meravigliosa prosa poetica di Giampiero Neri, poeta milanese, che della statua del tronfio Cavaliere dell'ordine militare dei Savoia Giuseppe Missori, mette in luce il muso abbacchiato e de-mitizzante del povero cavallo nella piazza a lui intitolata. Insomma l'ironia che avrebbe avuto Montanelli nel vedere sto accapigliamento sulla sua statua, cosa di cui, probabilmente non gliene fregava nulla.

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