Quest’anno cadono gli ottant’anni dalle prime elezioni a suffragio universale della storia d’Italia. Il 2 giugno del 1946 gli italiani andarono alle urne per eleggere l’Assemblea costituente – oltre che scegliere la forma di Stato tra monarchia e repubblica – incaricata di stendere la nuova Costituzione che sarà poi approvata il primo gennaio del 1948. Si è giustamente detto che la nostra Costituzione “antifascista” ha garantito e garantisce all’Italia democrazia e libertà, quello che si è taciuto e si continua a tacere è che – al contempo – l’ha resa prigioniera di un patto consociativo che se nel 1946 poteva avere un senso, col passare degli anni si è dimostrato una palla al piede. Quante volte ci siamo sentiti dire con un eccesso di retorica che la nostra è «la Costituzione più bella del mondo»? Non lo discuto, sarà anche bella, è che non funziona come dovrebbe. Indro Montanelli aveva così sintetizzato il suo pensiero sull’argomento: «Questa Costituzione porta male gli anni da quando aveva un giorno». E Francesco Cossiga, uno dei maggiori giuristi conservatori del secolo scorso che su quella Costituzione nel luglio del 1985 giurò solennemente di fare il presidente della Repubblica, fu ancora più severo: «Sono d’accordo con il più grande costituzionalista britannico che ha definito la nostra “la peggiore Carta adottata in Europa nel dopoguerra”». E aggiunse: «Era un accordo: tu comunista non fai la rivoluzione, io atlantista non ti metto fuori legge. È l’unica Costituzione in cui il primo ministro non può revocare un ministro. Sa perché? È la formula del Cln, il Comitato nazionale di liberazione: o tutti insieme o non si è».
In effetti, l’esito di quelle elezioni del 1946 per eleggere i 556 parlamentari della Costituente portò a una situazione di stallo con un leggero prevalere delle forze di sinistra, il che spiega perché non era possibile partorire un testo improntato al liberismo: il 35 per cento dei voti andò alla Dc di De Gasperi, il 21 ai Psi di Nenni, il 19 al Pci Togliatti. Montanelli, nei suoi scritti, individua poi un altro problema: «Era impensabile che tutti gli eletti potessero lavorare insieme, tanto è vero che i lavori veri e proprio furono affidati a una commissione di 75. Ma anche 75 erano troppi, e quindi si frazionarono in sottocommissioni che non si parlarono tra di loro. Risultato: presa pezzo per pezzo la Costituzione sarà anche buona ma è come una macchina in cui le giunture lasciano molto a desiderare».
Il punto principale probabilmente è però un altro ancora ed è quello che spiega perché nel dopoguerra la Germania, uscita dal conflitto molto peggio dell’Italia e smembrata al suo interno tra Est e Ovest, sia cresciuta più rapidamente e solidamente di noi: i nostri costituenti partirono dal presupposto opposto da quello da cui sarebbero partiti quelli tedeschi. Per questi ultimi, infatti, il nazismo fu conseguenza della Repubblica di Weimar, la prima forma di stato democratico tedesco nato nel 1919. E che cosa era stata la Repubblica di Weimar se non l’impotenza del potere esecutivo, il caos e la babele dei partiti che impediva la formazioni di governi stabili e che portò all’avvento dell’ordine nazista? I nostri costituenti partirono invece dal presupposto contrario. Che cosa era il fascismo? Era stato il potere eccessivo che il re diede all’esecutivo, il quale governò senza opposizione e controlli, quindi bisognava limitarne i poteri del primo ministro. Chiosa lo stesso Montanelli: «La nostra Costituzione, a differenza di quella tedesca, è stata costruita per esautorare il potere esecutivo e così siamo entrati noi in una situazione simile a Weimar: instabilità, onnipotenza dei partiti. E se per caso arriva qualcuno che pretende un governo in condizione di governare, puntuale si alza il coro unanime: fascisti».
Per imbrigliare il potere, i costituenti si inventarono poi una miriade di strutture, sovrastrutture e spezzettamenti tipo la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura (visto oggi fa sorridere e dovrebbe fare riflettere che Togliatti era ferocemente contrario), i referendum e le Regioni. Domanda: allora perché per i primi anni De Gasperi governò bene e rimise velocemente in marcia un’Italia allo stremo? Ecco la risposta fulminante che diede Cossiga: «Perché non realizzò nessuna di quelle cose». Che poi, purtroppo, vennero messe a terra in ossequio a una Costituzione che rispettiamo ma che certo non è «la più bella del mondo».
