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Il silenzio sulla rivincita della Lombardia

Le critiche violente nella prima fase della campagna vaccinale ora, che le cose vanno alla grande, lasciano spazio al silenzio. Colpevole

Chi chiederà scusa alla Lombardia? Una regione che è stata bombardata per mesi da politici e grandi giornali, dipinta come il simbolo dell'impreparazione alla pandemia, il disastro organizzativo, il Titanic dell'efficienza?

Oggi i numeri – quei numeri che vengono snocciolati solo quando fa comodo - raccontano una storia opposta: la Lombardia raggiungerà l'immunità di gregge il 24 agosto prossimo, prima regione d'Italia, assieme alla Campania e all'Abruzzo, a tagliare il traguardo. Ecco: perché nessuno ne parla? Perché se in Lombardia le cose girano bene, non fa notizia? I cani da guardia della moralità e del buon governo, quelli che in prima pagina dipingevano la regione come "la malata d'Italia", sono diventati cani da riporto.

Hanno scritto che la locomotiva d'Italia era deragliata. Hanno detto che il fallimento lombardo era in realtà il fallimento della sanità privata, dell'intero centrodestra, del capitalismo occidentale, financo del pensiero economico liberista. Ne hanno approfittato per sostenere che la storia del Nord efficiente è solo una leggenda metropolitana, una favola per bambini. Tutto dimenticato. Qualcuno si è cosparso la testa di cenere? Macché: a cercare in giro, non si trovano né ceneri né tantomeno teste.

I numeri succitati sull'immunità di gregge sono frutto di una proiezione elaborata dal Corriere della Sera, curiosamente uno dei giornali che più ha insistito sulle disgrazie lombarde dei mesi scorsi, e che oggi certifica la rivincita lombarda. Beninteso: pasticci ce ne sono stati, e anche gravi, soprattutto nella gestione iniziale delle liste vaccinali. E alla Lombardia non sono stati fatti sconti. Anzi, bombardare il Pirellone era diventato la disciplina olimpica nazionale, anche quando non ce n'era poi così bisogno: il governatore Fontana, per dire, venne sbeffeggiato pubblicamente solo per aver indossato prima degli altri la mascherina, da quelli che oggi si impancano a sacerdoti del coprifuoco e del distanziamento. L'ospedale in Fiera, costruito attraverso donazioni private, è stato bollato sommariamente come un monumento allo spreco, mentre invece si è rivelato decisivo durante la seconda ondata.

Insomma, quando il momento è propizio ci si sfoga volentieri sparando a palle incatenate sulla Lombardia. Quando la Lombardia ripara le falle e risolve problemi, cala il silenzio. E pensare che con altre realtà regionali il pensiero unico utilizza metri di giudizio decisamente più morbidi: nell'agiografia di certa stampa, il governatore laziale Zingaretti viene solitamente osannato come fosse il tredicesimo apostolo giunto tra i comuni mortali per riportare sulla terra pace giustizia ed uguaglianza. Qualcheduno si è divertito ad inscenare il duello, raccontando la fiaba del Lazio che supera in volata la Lombardia nella corsa vaccinale. Il Lazio che non ne sbaglia una. Il Lazio che sponsorizza il nuovo vaccino made in Italy. La realtà è che a Roma l'immunità di gregge arriverà qualche giorno dopo rispetto a Milano, e il vaccino made in Italy si è semplicemente arenato.

Morale della favola? Spesso il principio di realtà soccombe alla logica delle tifoserie politiche. Giudicare le regioni sulla base dei dati e non delle amicizie di cortile, risulta ormai difficilissimo. Chiedere scusa per i giudizi e per i pregiudizi seminati con troppa allegria, quello invece non è difficile: è praticamente impossibile.

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