Politica

Sgarbi va in pensione

Il critico d'arte da gennaio riceverà l'assegno dell'Inps, malgrado non "abbia lavorato" negli ultimi 25 anni

Vittorio Sgarbi

"Vado in pensione ma non sono pensionato, continuerò a lavorare finché sono vivo, la Quota Sgarbi è meglio di Quota 100, la vecchiaia non esiste finché non la accetti. (Sorriso). Insomma, si determina una curiosa bizzarria".

Quale, Vittorio?
"Vado in pensione".

Ma che dici?
"Da gennaio. Me l’hanno appena comunicato".

Come ex parlamentare?
"Ma no! Sono in carica!"

Come ex sindaco?
"Non dire sciocchezze. Sono primo cittadino di Sutri, e sono entrato in carica nel 2018".

Come ex assessore?
"Noooo... Da funzionario dei beni culturali! In effetti è incredibile. Devo raccontarla meglio".

Possibile? Sei in aspettativa dal 1992, quando diventasti deputato del Partito liberale!
"No, in aspettativa senza assegni, da ancor prima, dal 1985, per seguire un grande progetto. Ora hanno ricostruito la mia carriera previdenziale".

E che cosa hanno scoperto?
"Che mi ritirerò con mezzo secolo di contributi, pensa!" 

Ma se non hai ancora compiuto 67 anni!
"È un conto facile: ti spiego tutto nel dettaglio".

Vai in pensione per un lavoro che non hai mai fatto?
"Per cui non sono mai stato retribuito, a voler essere pignoli. È diverso".

In che senso?
"Ero sempre in aspettativa gratuita. Non mi pagavano".

Per quanto tempo lo sei stato?
"Quasi sempre, negli ultimi 25 anni. Ma allo Stato non sono costato un solo centesimo di stipendio".

Però ti versavano i cosiddetti contributi figurativi.
"Ah, be’, certo. Come a chiunque".

Ma non è curioso?
"Cosa?" 

Che diventi pensionato proprio tu, l’uomo più attivo sulla faccia della Terra.
"Non ci avevo pensato. È vero: un bel paradosso".

Cambierai il tuo stile di vita?
"In nulla. Non si è vecchi finché non ci si sente vecchi. L’età è una percezione psicologica".

Infuria il dibattito su Quota 100 e arriva Quota Sgarbi. Destino. Mentre inseguo Vittorio Sgarbi per Roma, mi rendo conto che la sua vita è la stessa del 1996, quando lo intervistai per la prima volta su Sette, l’allegato del Corriere della Sera. Quel giorno, per dire, mi diede appuntamento nella sua meravigliosa casa di piazza Navona («Sai? Era lo “scortico” di un Papa»), alle 17. Si presentò alle 23 con l’amico Peter Glidewell (un mercante d’arte, intellettuale finissimo) e Milly D’Abbraccio (una pornodiva all’epoca famosa). Mercoledì 28 novembre, invece, è andato a letto a Roma alle 7 del mattino per scrivere un articolo, si è svegliato alle 10,30 per tenere una lectio magistralis sui borghi storici all’Anci seguito dalla stoica collaboratrice Paola Camarco (ventenne, ma fatica a stargli dietro), ha parlato 90 minuti a braccio senza un appunto, ha bloccato il traffico a via di Campo Marzio per parlare con un corteo di fan, curiosi e ammiratori. Ha riunito la giunta di Sutri (lo seguono loro, fedeli, talvolta) in un bar di piazza
del Parlamento. Ha posato per le foto di Panorama a piazza San Silvestro, diventando (con incredibile capacità metamorfica) un vecchietto sulla panchina. Quindi ha mollato il bastone, tornando super Sgarbi, ha incontrato figlia e madre della figlia («Ma non era albanese?» gli ho chiesto. «No quella è un’altra» mi ha risposto). A seguire, incontro con un’artista e conferenza al Maxxi sulla Biennale di Venezia. E ancora, aula di Montecitorio. Alle 17 Paola Camarco ha compulsato l’agenda sul cellulare, sospirando: «Oggi è una giornata tranquilla».

Vittorio, anche stavolta farai discutere.
"E perché mai?" 

Il pensionamento.
"Primo, non l’ho chiesto, me l’hanno comunicato. Secondo: vado in pensione con la legge Fornero, ovvero le regole più severe per limite anagrafico".

Quando hai iniziato a lavorare? Ricostruiamo la tua storia?
"A vent’anni, come supplente di latino nelle scuole. C’era un gran bisogno di supplenti, iniziai vicino casa a Codigoro, a Ferrara, a Tresigallo".

Era il 1972, e quanto prendevi?
"Non me lo ricordo: 100 o 200 mila lire al mese, ma potrei sbagliare".

Quindi lavori da 45 anni.
"Vedi? Però c’è di più: ho riscattato i quattro anni della laurea..."

E sei arrivato a quota 49.
"Più un anno di «perfezionamento». E siamo a 50. A gennaio, 51".

Incredibile. Tu dal 1977 però sei prima un ispettore, poi un soprintendente dei Beni culturali.
"Quella è una storia paradossale".

Cioè?
"Era il 1976. Ero andato a letto con una bella signora, di cui non faccio il nome".

E cosa c’entra?
"Dopo aver consumato i piaceri della carne lei mi disse: «Sai? Sto preparando il concorso al ministero. Perché non lo fai anche tu? Sei preparato».

Come andò a finire?
(Sorriso). "Che sostenni l’esame. Lei fu bocciata, io vinsi. Vedi l’utilità sociale delle relazioni sessuali?"

Cosa darei per avere il filmato di Sgarbi interrogato!
"Presidente di commissione era il grande Giovanni Carandente: uomo coltissimo e ironico, all’epoca soprintendente del Veneto".

Che cosa ti chiese?
"Mi interrogò su un dipinto di Marco Ricci su pelle di capretto. Ebbi fortuna: sapevo tutto di quella tecnica".

Eri talentuoso. Ma in quel periodo da funzionario sei stato condannato per truffa ai danni dello Stato.
"Vicenda nota. E assurda".

Eri spesso assente dal lavoro, o in ritardo sull’orario di ufficio e presentavi certificati medici lamentando «cimurro e cervicalgia»...
"Vero. Ero poco presente in ufficio ma lavoravo. Soprattutto ero in aspettativa senza assegni".

Che cosa facevi?
"Ero stato comandato presso la provincia di Rovigo, dovevo preparare il Catalogo delle opere d’arte nelle chiese. Lo feci. Un’opera che ha più
di trent’anni, eppure è ancora un ottimo testo".

Durante il processo ti difendesti, dicendo: «Non sono io che traggo prestigio dalla carica di ispettore dell’arte, ma è quella carica che trae prestigio da me Vittorio Sgarbi».
(Risata sgarbiana). "Sono parole incontestabili".

Nel 1977 iniziò anche una seconda carriera, da scrittore.
"Il mio primo libro: Il populismo nella letteratura italiana del Novecento. Era una dialogo con Alberto Asor Rosa. Lo pubblicò l’editore D’Anna, 1977. La prima monografia che ho scritto, nel 1979, è su Carpaccio".

Quanti titoli hai pubblicato?
(Sospiro) "Eh... Oltre 200. Ma ho perso il conto. L’ultimo, Il Novecento, dedicato al futurismo e al neorealismo lo ha pubblicato mia sorella, con La nave di Teseo".

Nel 1992 diventasti deputato con i Liberali. È il periodo in cui sei finito nudo su una copertina de L’Espresso.
"Non sono più rientrato al lavoro tranne un breve periodo, tra 2009 e 2010, quando sono tornato a fare il soprintendente a Venezia. Anzi, «Soprintendente speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei Comuni della Gronda lagunare». Pensa, sembra che non potessi essere nominato. Una vicenda grottesca".

In che senso?
"Dopo l’incarico, mi ero dimesso da soprintendente, con una lettera a Franceschini, all’epoca ministro".

E poi?
"Prima mi hanno detto che non potevo dimettermi. Dopo un anno e mezzo ci hanno ripensato e hanno accolto le dimissioni. È stato tutto kafkiano".

Come hai fatto a quel punto?
"Ho fatto un ricorso al giudice del lavoro. E, naturalmente, l’ho vinto. Altrimenti ora non potrei avere questa anzianità".

Un caso senza precedenti, dunque: hai trovato un magistrato che ti piace!
"Il fatto senza precedenti è che un magistrato mi abbia dato ragione".

Parliamo della tua carriera politica e istituzionale, invece.
(Ancora una risata). "È sintetizzabile in maniera semplice: mi cacciano sempre".

Da dove?
"Da ogni posto: cacciato da sottosegretario, dall’allora ministro Giuliano Urbani, cacciato da assessore, dal sindaco Letizia Moratti, da Alto commissario a piazza Armerina, da sindaco di Salemi..."

A Milano sei stato fatto fuori per la mostra Vade retro: arte e omosessualità.
"Valeva la pena, fosse anche solo per il titolo. Da «suor Letizia» un gesto di intolleranza e miopia. Ma volevano cacciarmi anche a Sutri".

Non ci credo: da quando sei sindaco ne parli in tv ogni giorno
"Se è per questo il mio vicesindaco mi racconta di 5 mila turisti in più e dei ristoratori che aumentano i turni".

Hai aperto un museo in tre mesi.
"Palazzo Doebbing, un gioiello: ci sono opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo e dei maestri della Tuscia. Tuttavia la mia maggioranza mi voleva cacciare, mentre l’opposizione tenere. Dev’essere un destino".

Ma se hai una giunta che ti segue in trasferta, vicesindaco compreso!
"Adesso il rapporto è ottimo".

Quanto prenderai di pensione?
"Il conto ancora non lo so: fra i 2.500 e i 3.500 euro, immagino. Personalmente non sarei mai andato in pensione".

Quanto si spende al mese a casa Sgarbi?
"A occhio e croce? Poco più di 30 mila euro. Assistenti, dipendenti della Fondazione... Settemila euro solo di affitto".

Cosa farai con i soldi della pensione
"Li metterò nella Fondazione, che dà lavoro a sei dipendenti nel campo delle Belle arti".

Cacciato anche da Salemi, dicevi.
"E pensa che la reinventai come prima capitale d’Italia, portandoci anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano".

Come, come?
"C’era un fondamento di verità: Giuseppe Garibaldi era a Salemi, a inseguire le belle donne, quando fu nominato «dittatore d’Italia» da Francesco Crispi. Così si legge nel primo numero della Gazzetta ufficiale. Da Salemi. E così scrissi nella lapide".

E Napolitano?
"Guardingo come sempre mi chiedeva: «Vorrei vedere il documento». Ah, ah, ah!" 

C’era anche la signora Clio?
"Donna di grande intelligenza. E mi disse: «La nomina è del 1860, più che capitale della nascita di uno Stato è la capitale di un... concepimento».
A Salemi, Garibaldi ebbe il sogno dell’Italia, che sarebbe nata nove mesi dopo".

Perché tieni così tanto a essere sindaco, per la terza volta, a Sutri?
"Ho un’idea singolare. Voglio tutti i parlamentari sindaci, per obbligo e gratis, come me, dando lustro a bellezze dimenticate".

Mille sindaci?
"E perché no? Il Movimento 5 Stelle, che è depressivo, vuol dimezzare gli stipendi. Io che sono pragmatico voglio triplicare i lavori. Sindaci-deputati, come in Francia".

Parliamo del tuo terzo lavoro, quello di collezionista d’arte.
"Ho appena acquistato un Bastarolo all’asta: 5 mila euro. E un Iacopo da Valenza per 2.200 euro. Il più nobile dei miei impegni. Una Fondazione e un museo".

Che cosa pensi delle pensioni?
"Così il sistema è folle. L’ex direttore della reggia di Caserta, Mauro Felicori, persona straordinaria, ha vinto il concorso con un contratto da quattro anni. Così Paola Marini, all’Accademia di Venezia".

Quindi?
"Non avevano pensato al ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. Quindi Marini è lavoratrice per la Fornero e pensionata per la legge Madia".

E come hanno risolto?
"Con un’acrobazia: resterà al lavoro gratis, per un anno, con le responsabilità amministrative che restano in capo al ministero".

Come Carlo Freccero a Raidue.
"Esatto. Io, da liberale, mi chiedo: può funzionare un sistema in cui chi non vuol lavorare è costretto a farlo, e chi vuole non può?"

Ma tu fino a quando vuoi lavorare?
(Risata). "Finché non muoio. Ma guarda che è giusto per chiunque faccia attività intellettuali. Chi fa lavori usuranti, invece, deve potersi liberare".

Sei stato un dipendente in aspettativa per mandati elettivi.
"La mia lunghissima aspettativa è stata un risparmio per lo Stato. L’hanno avuta tutti, e mi pare giusto perché è una regola democratica".

Hai rischiato anche di morire per i primi acciacchi dell’età.
"Sarei morto a Roncobilaccio, pensa. Avrei una lapide all’autogrill. Ma mi hanno rimesso il cuore a nuovo, mi sento meglio di prima".

L’età non si può fermare e malgrado la tua esuberanza.
"Dici? Pensa al corpo. Prima una ragazza poteva stare con Gianni Agnelli, ma nessun ventenne sarebbe stato con la Rita Levi Montalcini..." 

Mentre oggi?
"Le donne hanno prolungato chirurgicamente la loro giovinezza".

Lo pensi davvero?
"Oggi una donna è «scopabile» fino a settant’anni. Io nel 1978 stavo con una signora di 37 anni e passavo per un gerontofilo. Oggi potrei amare Fanny Ardant".

Con lei è facile.
"Marco Tronchetti Provera sposò la giovane Afef. E Alberto Moravia, ottantenne, Carmen Llera che aveva vent’anni".

Grazie. Ma vale anche il contrario: donna anziana-uomo giovane?
"Il presidente francese Emmanuel Macron ha sposato la sua insegnante, di vent’anni più grande".

Non puoi dire che tu sei uguale a quando avevi vent’anni!
"No. Infatti prima ero stitico, adesso vado al bagno sette volte al dì".

Ti prego! E la vecchiaia nell’arte?
"Una grande stimolo. Pensa a Giovanni Bellini che a 85 anni dipinge non Venere ma una giovanissima donna nuda che si specchia. Era la sua Ruby".

Oppure?
"Pensa a Jusepe de Ribera che invece dipinge solo vecchi, carne che cade, rughe. Uno spettacolo di meravigliosa pittura. Giovanni Sarodine dipinge suo padre. Tiziano interpreta la forza interiore degli anziani e anche la propria, e dipinge fino a novant’anni".

Se insulterai qualcuno dandogli della «capra!», ti potrà rispondere: «Taci, pensionato!».
"Fesseria. Sei vecchio non se accetti un trattamento previdenziale, ma solo se accetti la vecchiaia". 

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