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Al via “Sea Breeze 21” l'occidente mostra i muscoli nel nel Mar Nero

Dopo le minacce della Russia, ecco la risposta degli Stati Uniti. Coinvolti 5.000 soldati e 32 navi, ma in gioco c'è più di una semplice esercitazione

Dopo che la scorsa settimana la Russia aveva minacciato di sparare su navi da guerra giudicate "intrusive", a cominciare dall'incrociatore inglese Defender, che si era vista sorvolare dai caccia di Putin e inquadrare dai loro radar di tiro perché navigava troppo vicina alla penisola della Crimea, la Sesta flotta Usa insieme con la Marina ucraina e altre 32 nazioni ha dato il via all'esercitazione Sea Breeze 2021 che durerà fino al 10 luglio. Stabilita nel 1997, l'evento militare riunisce la maggior parte delle nazioni del Mar Nero e degli alleati e partner della Nato per addestrarsi e operare nel perseguimento di una maggiore capacità. Vi prendono parte Albania, Australia, Brasile, Bulgaria, Canada, Danimarca, Egitto, Estonia, Francia, Georgia, Grecia, Israele, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Moldavia, Marocco, Norvegia, Pakistan, Polonia, Romania, Senegal, Spagna, Corea del Sud, Svezia, Tunisia, Turchia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. Le operazioni prevedono l'impiego di mezzi terrestri, anfibi, sommergibili e naturalmente manovre di interdizione marittima compresa la guerra antisommergibile, la difesa aerea e missioni di ricerca e soccorso. Quest'anno in totale sono coinvolti 5.000 soldati, 32 navi, 40 aerei e 18 mezzi per operazioni speciali e squadre d'immersione.

"Gli Stati Uniti sono orgogliosi di collaborare con l'Ucraina nell'ospitare l'esercitazione marittima multinazionale Sea Breeze 21, che contribuirà a migliorare l'interoperabilità e le capacità tra le nazioni partecipanti", ha affermato Kristina Kvien, portavoce dell'ambasciata Usa in Ucraina "Ci impegniamo a mantenere la sicurezza e la protezione del Mar Nero". L'esercitazione inizia appena cinque giorni dopo che la Russia aveva annunciato che una delle sue navi da guerra aveva dovuto sparare colpi d'avvertimento vicino al Defender, mentre e un aereo da guerra Su-24 sganciava bombe sulla traiettoria del cacciatorpediniere britannico per allontanarlo dalle acque vicino a Sebastopoli, la principale base navale russa in Crimea.

La Gran Bretagna aveva però negato tale resoconto insistendo sul fatto che non ci siano stati colpi di avvertimento o bombe sganciate vicino alla sua nave che stava navigando all'interno delle acque ucraine e che dopo il passaggio l'unità ha lasciato la zona senza conseguenze. Il ministero della Difesa russo aveva replicato confermando la scaramuccia, esattamente come ha fatto un giornalista imbarcato sul Defender, specificando che l'unità inglese aveva navigato per 1,6 miglia nautiche nelle acque territoriali russe senza autorizzazione. Di fatto il Regno Unito, come la maggior parte del mondo, riconosce la Crimea come parte dell'Ucraina nonostante l'annessione della penisola da parte della Russia nel 2014. Il primo ministro britannico Boris Johnson non ha detto se aveva personalmente approvato la rotta del Defender, ma ha suggerito che la Royal Navy stava facendo un punto su quanto accaduto.

Downing Street ha poi ufficialmente commentato: "La cosa importante è che non riconosciamo l'annessione russa della Crimea, che fa parte di un territorio ucraino sovrano, era assolutamente giusto rivendicare la legge e perseguire la libertà di navigazione nel modo in cui abbiamo fatto, prendere la strada più breve tra due punti, ed è quello che è accaduto".

L'episodio però segna una svolta nella nuova guerra fredda tra Nato e Russia, perché è la prima volta che vengono usate munizioni vere per scoraggiare una nave da guerra della Nato, mentre cresce la minaccia di collisioni militari a causa della sempre più frequente vicinanza tra mezzi dei due blocchi nelle regioni vicine all'Artico.

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