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Se questa è una Chiesa

Le mille difficoltà della Chiesa (sempre più vuota) e le polemiche sulle decisioni di Papa Francesco

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Maurizio Belpietro

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«La messa è sospesa, andate in pace». Nessuno dei parroci che negli ultimi anni sono stati costretti a pronunciare questa frase lo ha fatto a cuor leggero. Eppure anche nel Veneto, là dove più forti sono il culto della fede e le tradizioni cattoliche, ci sono preti che hanno dovuto rassegnarsi all’evidenza, sbarrando il portone della chiesa e affiggendo un cartello con sopra il numero di telefono. Se qualche fedele vuole ascoltare la santa messa, chiami il seguente cellulare ha scritto don Mario Sgorlon, prete di Sant’Erasmo a Venezia. E un altro, don Alfredo Lavis, è perfino arrivato a proporsi per funzioni a domicilio, pronto a recitare il Padre nostro e distribuire il corpo di Cristo a casa dei fedeli disposti ad aprire la propria casa per la funzione. Tutto ciò si accompagna alla chiusura di seminari, all’abbandono di conventi, alla cessione di chiese ad altre comunità religiose, come nel caso della vendita di quella dell’ospedale di Bergamo a un’associazione islamica.

Tuttavia, di fronte a un fenomeno che pare epocale e che dovrebbe spingere a una seria riflessione sullo stato della Chiesa (secondo l’Istat a non frequentare mai un luogo di culto è il 21 per cento degli italiani: era il 17 pochi anni fa e solo il 29 per cento varca il sagrato almeno una volta alla settimana), Papa Francesco non pare preoccuparsi. «La Chiesa deve adattarsi ai tempi» ha detto qualche tempo fa, aggiungendo che non sono compiti suoi la tutela e la conservazione dei beni culturali. Un po’ come dire che siamo ai saldi di fine cristianità e dunque, se una chiesa non serve più, la si abbandona o se ne cambia la destinazione d’uso, trasformandola in un cinema, e un convento in un residence, e i seminari in hotel, magari a cinque stelle. «Molte chiese fino a pochi anni fa erano necessarie» ha commentato il vicario di Cristo «ora non lo sono più per mancanza di fedeli e clero». Un fenomeno ineluttabile, pare di capire.

Di fronte a tutto ciò, alla crisi delle vocazioni e a sante messe celebrate in un deserto di fedeli, Papa Bergoglio però tiene a battesimo un sinodo per discutere dei problemi dell’Amazzonia. Centinaia di vescovi, di preti e di suore, riuniti per parlare di come difendere il pianeta. Un dibattito non molto diverso da quello che, su sollecitazione di Greta Thunberg, la ragazzina che ha attraversato l’oceano a bordo di una barca a vela condotta dal principino della nobile casata che amministra Montecarlo, si è tenuto all’Onu.

Non contento, il Santo Padre si è concesso l’ennesima conversazione con Eugenio Scalfari, un direttore che dopo aver discusso per anni con banchieri e comunisti, si è convertito negli ultimi anni (ne ha 93) alla discussione teologica. Al fondatore di Repubblica, che lo ha riportato in prima pagina sul giornale, il Papa avrebbe confessato che Gesù era un semplice uomo, non Dio incarnato. Un inciso all’interno di un editoriale, che ha indotto il Vaticano a smentire la frase fra virgolette ma senza troppa convinzione. Un inciso, che per quanto non pronunciato al balcone di piazza San Pietro, ma davanti al caminetto con il celebre giornalista, cambia le prospettive su cui si fonda la cristianità. Gesù non era Dio fatto uomo, ma un uomo. Così, mentre le chiese sono abbandonate, le vocazioni svaniscono, i fedeli anche, scompare pure la certezza più grande. E alcuni episodi evangelici, nella prospettiva che Bergoglio ha raccontato a Scalfari, diventano «la prova provata che Gesù di Nazareth, una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio».

Per questo forse il Papa preferisce un sinodo che parli di ambiente e di mutazioni climatiche, trasformando l’adunata di alti prelati in una specie di congresso di Greenpeace? È forse per tale motivo che Francesco, invece di scandagliare le ragioni della fede alla ricerca di un sentimento religioso che nella società moderna si va perdendo, preferisce parlare di migranti fino a disporre che un barcone si faccia monumento della cristianità?

Le domande sullo sviluppo di questo Papato sono molte e riguardano il senso e il futuro della Chiesa nei prossimi anni. Che cosa sarà l’evangelizzazione dopo che il Santo padre ha sgridato una suora per aver convertito due ragazzi di un’altra religione? In che cosa si trasformeranno i missionari sparsi nel mondo? In ecologisti che invece di proclamare il regno di Dio propugneranno un regno senza plastica? Fra tanta incertezza e tanti dubbi, una cosa appare certa, ed è che la stagione di Papa Francesco segnerà profondamente la Chiesa cattolica e dalle scelte fatte molto difficilmente si potrà tornare indietro. Come racconta Alessandro Rico, Bergoglio ha nominato più cardinali dei suoi predecessori, con il risultato che un conclave oggi sarebbe a maggioranza bergogliana. Tra i nuovi porporati voluti da Francesco c’è chi ha nel proprio stemma cardinalizio un barcone, chi si dichiara favorevole alla comunità Lgbt, chi riattacca la luce agli abusivi e chi legittima la figura e l’azione di Luca Casarini, il capo dei no global, leader degli antagonisti che nel 2001 si scontravano con la polizia.

Quella che avanza, mentre il cattolicesimo arretra, è un’altra Chiesa. Una Chiesa in cammino. Peccato che non si capisca in quale direzione.

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