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Politica

I rincari delle materie prime mettono a rischio il Pnrr

Le imprese edili stanno convincendo i grandi enti appaltatori di riconoscere nei bandi gli aumenti dei prezzi. Ma così lo Stato potrà realizzare meno opere, senza una revisione del Piano

Riuscirà l’Italia a rispettare i tempi del Pnrr? E avrà abbastanza risorse per completare tutte le opere che prevede il piano di ripresa e resilienza? Da una parte c’è la data del 31 dicembre 2026, quando il Pnrr dovrà essere completato. Dall’altro ci sono i 235 miliardi che arrivano dall’Europa attraverso il dispositivo per la ripresa e resilienza (Rrf) e il Pacchetto di assistenza alla ripresa per la Coesione e i territori di Europa (React-Ee). Di questa cifra, 108 miliardi impattano sul settore dell’edilizia che in modo trasversale è coinvolto nel Piano: per le nuove infrastrutture, per il risparmio energetico, per gli interventi contro il dissesto idrogeologico, e così via.

Ora il fenomeno dei fortissimi rincari di alcune materie prime, unito ai ritardi nell’approvvigionamento degli stessi materiali, rischia di allungare i tempi e di ridurre il numero di opere previste dal Pnrr, a meno che l’Italia non ottenga una revisione dei finanziamenti.

Da mesi l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili denuncia gli aumenti dei prezzi: l’acciaio tondo per cemento armato a novembre 2021 rispetto a un anno prima, ha subito un rincaro del prezzo base del +226,7%; i polietileni sono aumentati dal 69 all’88%; il rame del 40%. “Il primo di gennaio” racconta Gabriele Buia, presidente dell’Ance “le imprese hanno ricevuto i nuovi listini prezzi delle aziende fornitrici: calcestruzzo, ferro, isolanti sono rincarati dal 10 al 38 per cento, aumenti che si aggiungono a quelli registrati nel 2021”. Oggi un’opera completa costa circa il 20 per cento in più rispetto all’anno scorso.

Il problema è che i primi bandi entrati nel Pnrr tenevano conto di prezzi precedenti ai rincari e molti sono andati deserti o quasi, perché le imprese avrebbero fatto i lavori in perdita: per esempio la gara della rete delle Ferrovia per il raddoppio della tratta Termoli-Ribalta del valore di 437,3 milioni ha avuto una sola offerta; le gare della provincia di Lucca per due scuole sono andate deserte; per un appalto dell’Anas da 145 milioni per la Grosseto-Siena si è presentata una sola azienda.

Una situazione che ha spinto Buia a scrivere in dicembre al premier Mario Draghi una lettera, inviata anche al ministro delle Infrastrutture e la mobilità sostenibili Enrico Giovannini e alle principali stazioni appaltanti come Rfi e Anci, in cui si chiedeva un immediato aggiornamento dei prezzari per contrastare il caro materiali e compensare i maggiori oneri sostenuti dalle imprese. Inoltre l’Ance sollecitava l’introduzione di meccanismi per coprire dal rischio di ulteriori aumenti le imprese che si sono aggiudicate gli appalti.

Buia riconosce che da parte del governo c’è stata attenzione. “Incominciamo a vedere la rivisitazione dei prezzari per i bandi delle nuove opere. La copertura degli aumenti nei prossimi bandi c’è, la più grande stazione appaltante, quella delle Ferrovie, ha pubblicato i nuovi bandi riconoscendo l’aumento dei prezzi. Auspichiamo che anche Anas e gli enti territoriali facciano lo stesso”. In Parlamento è poi in arrivo la norma che introduce le condizioni di salvaguardia per i costruttori, anche se Buia ritiene che sia migliorabile: “In altri Paesi il meccanismo è semplice, sia a tutela dei costruttori se il prezzo delle materie prime sale, sia dell’ente appaltante se il prezzo scende”.

Ma se lo Stato dovrà sobbarcarsi gli aumenti delle materie prime per i lavori previsti nel Pnrr, il loro numero dovrà ridursi. E se i ritardi nella consegna di materiali continuano, anche i tempi dei cantieri si allungheranno. C’è dunque da augurarsi che questa ondata di rincari finisca presto, altrimenti i conti del Pnrr dovranno essere rivisti.

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