Pil e consumi a picco. Il governo ha fallito
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Pil e consumi a picco. Il governo ha fallito
Politica

Pil e consumi a picco. Il governo ha fallito

Istat rivede al ribasso le stime sul Pil (-12,8%), mentre da Confcommercio arriva l'allarme sul crollo dei consumi. La prova del flop delle misure economiche del governo

Peggio del previsto. L'effetto Covid 19 sull'economia italiana nell'ultimo trimestre è stato devastante a conferma che le misure adottate dal Governo per contrastare le conseguenze della pandemia sono state un fiasco. La prova arriva da due dati arrivati a poche ore l'uno dall'altro: crollano i consumi e anche le stime sul Pil che viene rivisto al ribasso da Istat con un –12,8%.

Crolla il Pil

L'Istituto Nazionale di statistica, infatti, ha aggiornato la stima preliminare (che fissava la perdita di prodotto interno lordo a -12,4%) e il nuovo dato vede una diminuzione del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% nei confronti dello stesso periodo del 2019 (contro il -17,3% stimato a fine luglio). La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,7%.

Questo significa che, rispetto allo scorso trimestre, nel momento del picco pandemico e in pieno lockdown, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell'8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi.

In forte calo anche import ed export con le importazioni che sono diminuite del 20,5% e le esportazioni del 26,4%.

La domanda nazionale, al netto delle scorte, ha contribuito per -9,5 punti percentuali alla contrazione del Pil, con -6,7 punti dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, -2,6 punti degli investimenti fissi lordi e -0,2 punti della spesa delle Amministrazioni Pubbliche.

Consumi a picco

Si consuma di meno e quindi si produce di meno con conseguenti andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti, rispettivamente, del 3,7%, del 20,2% e dell'11%.

Secondo Confcommercio, del resto, nel 2020 si rischia una perdita pari a 116 miliardi di euro causata da un calo del 10,9% dei consumi nazionali, vale a dire 1.900 euro a testa. E' il calo peggiore dal 1995 a oggi e per tornare ai livelli di consumi di 5 anni fa ci vorranno, secondo le stime dell'Associazione dei consumatori, almeno 5 anni.

Il flop del governo

Tutte le misure di sostegno al reddito, d'incentivo ai consumi, i bonus, i voucher e i provvedimenti a pioggia arrivati dal Governo mostrano, dunque, tutta la loro inefficienza.

Basti pensare al cosiddetto bonus vacanza. Al 31 agosto l'incentivo statale per chi vuole andare in ferie in Italia, è stato richiesto da 1,4 milioni di famiglie, ma utilizzato solo da un terzo di questi. Dei 2,4 miliardi di euro messi a disposizione ne sono stati spesi solo 200 milioni (pari all'8%). E questo perché, a causa della farraginosa modalità d'accesso, del concetto di credito d'imposta per le aziende e dei pochi vantaggi riscontrati dalle strutture ricettive, hanno aderito pochi hotel alberghi o bad&breakfast. Risultato: calo dei consumi e danni per il settore turistico.

Il Nord soffre di più

Secondo Confcommercio il calo del potere d'acquisto e quindi dei consumi è più forte al Nord (-11,7%), con quasi il 60% del calo complessivo concentrato nelle sue 8 regioni e con la Lombardia che registra la maggiore perdita in valore assoluto (oltre 22,6 miliardi di consumi), mentre nel Mezzogiorno la riduzione della spesa sul territorio è più contenuta (- 8,5%) a causa della minor presenza di turisti stranieri e di una minore caduta dei redditi.

Secondo l'Ufficio studi di Confcommercio "Il quadro complessivo è sconfortante e in tutti i territori, per differenti ragioni, dovrebbero trascorrere almeno cinque anni per tornare ai livelli di spesa pro capite del 2019. Rimangono, pertanto, fondamentali riforme strutturali, da finanziare in parte con i fondi europei, per tornare a crescere a ritmi più coerenti con le legittime aspettative di famiglie e imprese".

Istat ricorda che la striscia negativa che sta vivendo l'Italia è la peggiore della sua storia recente visto che l'ultimo anemico segno di crescita (+0,1%) risale al secondo trimestre del 2019, ed è stato seguito da una crescita congiunturale zero nel trimestre successivo, e quindi da una serie di andamenti negativi, con -0,2% nell'ultimo trimestre del 2019, e quindi -5,5% nei primi tre mesi del 2020 e poi dal -12,8% odierno.

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