Politica

Pd, liste elettorali con nomi forti per tornare "primo partito"

Gentiloni e i ministri all'uninominale, "anche a rischio di perdere". La strategia: stare al centro del sistema politico e negoziare dopo il voto

Matteo Renzi

Luigi Gavazzi

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Mercoledì 18 gennaio, alla direzione Pd, Matteo Renzi ha delineato la strategia del partito nella gestione delle candidature alle elezioni politiche del 4 marzo. Almeno per quanto riguarda i nomi più conosciuti.

In primo luogo i ministri del governo in carica, che avranno tutti un collegio uninominale in cui esporsi e rischiare il testa a testa - e la sconfitta - oltre ad alcuni collegi proporzionali per avere una rete di salvataggio.

Le personalità di spicco devono rischiare, dice Renzi, perché il partito va trainato, bisogna stare in prima linea per portare voti.

È una sfida aperta quella di Renzi, consapevole che il partito corre, nei fatti, da solo, senza alleati di rilievo. Contro il centrodestra unito e il Movimento 5 Stelle spavaldo. In una sfida che i sondaggi delineano come proibitiva in molte zone del paese.

LA STRATEGIA DI RENZI

Speranza - dichiarata a mezza voce - di Renzi:

  • Uscire dalle urne come "primo partito" (per ora sembra che sarà invece il M5S a prevalere);
  • Sperare che il centrodestra come coalizione non ottenga la maggioranza assoluta in parlamento.
  • A questo punto, puntare sulla spaccatura del centrodestra, separando l'ala moderata, Forza Italia e i centristi di Noi con l'Italia, da quella più "estremista" (Lega e Fdi).

In questo modo, il Pd tornerebbe al centro del sistema politico.

Quindi: a) importante è evitare che il centrodestra arrivi alla maggioranza assoluta; b) prendere più voti, o pochi di meno, dei Cinque Stelle.

I GRANDI NOMI

Paolo Gentiloni sarà candidato alla Camera, probabilmente nel suo collegio di Roma 1, e al proporzionale in Lazio, Piemonte e in una Regione del Sud (ma non la Puglia).

Collegi uninominali anche per i ministri Minniti, Orlando, Franceschini a Delrio.

Ci saranno poi il medico napoletano Paolo Siani e l'ex segretaria dei pensionati della Cgil, Carla Cantone.

Per i nomi meno in vista, compresi gli attuali parlamentari, si deve aspettare altri dieci giorni: sapranno se sono in lista non prima del 25.

Non ci sarà posto per tutti gli uscenti e "non ci sono collegi sicuri" tranne per chi porta voti, ha detto Renzi.

Il segretario prende in mano la partita delle liste, per la quale il regolamento approvato all'unanimità in serata dalla direzione, gli dà pieni poteri.

Il regolamento approvato dalla direzione del Pd mercoledì sera consegna al Renzi i pieni poteri nella compilazione delle liste.

Intanto viene fissata la deroga per consentire al premier e ad altri ministri, con più di tre mandati alle spalle, di partecipare comunque (Gentiloni, Minniti, probabilmente Fassino, per esempio).

Poi l'altra regola, è che chi conta - come detto -  deve rischiare all'uninominale. Per Maria Elena Boschi, forse, una deroga a questa regola. O meglio, visto che, probabilmente, ci sono dubbi fondati sulla sua popolarità, forse sarà solo in un listino proporzionale, vedremo dove.

Renzi ha sottolineato che la sfida è particolarmente "difficile". Per questo la richiesta è mettere da parte le discussioni e i giochi "sul dopo" e fare squadra, andando "casa per casa".

Renzi ha detto che il suo schema è "fare squadra", puntando sul valore aggiunto di avere "un team piu' credibile degli altri". Tutti uniti, per contendere i singoli voti "casa per casa: ogni ragionamento sul dopo si fa dopo, basta discussioni".

A proposito di alleanze dopo il voto Renzi ha detto: "Qualcuno vede nelle alleanze differenziate della sinistra in Lombardia e Lazio un pezzo di una strategia per il dopo. Penso che lo sia: non viviamo su Marte", alludendo allo schema per cui il sostegno al non-renziano Zingaretti e il veto sul renziano Gori indicherebbe un modello che per il dopo punta per il governo su un Dem non-renziano.

Ma sono altri i nemici della campagna elettorale, secondo il segretario democratico: "C'è un evidente disegno strategico con di noi e contro il Pd", un disegno alimentato da "fake news" come quella sui sacchetti di plastica e "prove fabbricate" come quelle di Consip.

Il leader Dem ribadisce che punterà sul simbolo Pd per essere "primo partito" e, quanto alla coalizione, annuncia che si stanno per chiudere gli accordi con +Europa, Insieme e Civica e popolare, Svp e Patt (Partito Autonomista Trentino Tirolese).

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