Nell'intrigo sulla principessa rapita spunta una lettera con il nome di Renzi
Renzi negli Emirati Arabi nel 2015 (Ansa)
Nell'intrigo sulla principessa rapita spunta una lettera con il nome di Renzi
Politica

Nell'intrigo sulla principessa rapita spunta una lettera con il nome di Renzi

Christian Michel, ex intermediario di AgustaWestland, scrive dal carcere in India una missiva di 35 pagine inviata a Boris Johnson. Accusa il premier indiano Narendra Modi di averlo scambiato come prigioniero con Latifa bin Mohammed al Maktoum, la figlia dell'emiro di Dubai. Attacca senza alcuna prova il leader di Italia viva: «Ha influenzato la sentenza nel 2016 su Finmeccanica»

Non ci sono solo i palazzi luccicanti e i progetti futuristici dell'Arabia Saudita nella vita diplomatica di Matteo Renzi. L'ex presidente del Consiglio è sempre più alla ricerca di un incarico internazionale, tra Nato e Onu. L'ex segretario del Pd sa che il suo futuro politico è in salita, tra un 3% nei sondaggi e nemmeno un posto da ministro per Italia viva. Per di più, dopo il caso Arabia saudita e le relative polemiche, Renzi è ormai spesso sulle pagine dei quotidiani esteri non solo per interviste ma anche per veri e propri scandali da film. Di recente il suo nome è finito addirittura in un intrigo internazionale tra principesse rapite, tangenti, il carcere duro di Nuova Dehli, elicotteri e persino il presunto riciclaggio di denaro sporco.

E' una sceneggiatura a tratti surreale che vede come protagonisti anche il premier britannico Boris Johnson, il capo del governo indiano Narendra Modi e perfino Mohamed bin Rashi Al Maktoum, vice presidente degli Emirati Arabi. Sembra un dramma hollywoodiano, invece è la storia di Christian Michel, sessantenne inglese, da quasi 10 anni coinvolto nell'inchiesta sulle presunte mazzette che Agusta Westland (attuale Leonardo elicotteri) avrebbe pagato agli indiani per la vendita di 12 elicotteri. E' una vicenda che si perde ormai nella notte dei tempi. In Italia la Cassazione ha assolto in via definitiva gli ex vertici Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini dalle accuse di corruzione internazionale. Ma in India le indagini continuano da anni. E Michel, ritenuto uno degli intermediari dell'affari, è stato estradato alla fine del 2018 da Dubai e portato nel carcere di Nuova Dehli. Il manager è disperato. Denuncia ormai da diverso tempo di essere sottoposto a torture da parte degli indiani. Lo vorrebbero costringere a sottoscrivere una testimonianza falsa a processo. Sta di fatto che alla fine di dicembre Michel ha preso carta e penna. E in carcere ha scritto a mano e in stampatello 35 pagine di memoriale da inviare a Boris Johnson. Nel testo, oltre a condannare il comportamento delle forze di polizia indiane, mette in risalto due punti della sua vicenda.

Il primo è proprio legato ai rapporti tra Modi e Renzi. Michel ne aveva già parlato in passato, quando nel 2016 aveva denunciato un colloquio tra l'ex premier italiano e quello indiano, al palazzo dell'Onu di New York, dove il secondo avrebbe chiesto al primo un aiuto per incastrare la famiglia Gandhi. Di mezzo ci sarebbe stata anche la liberazione dei nostri Marò. Conferme a questi collegamenti non ci sono mai state. Sta di fatto che lettera di 35 pagine inviata a Dowing Street, Renzi viene di nuovo tirato in ballo. Michel sostiene che il senatore di Scandicci avrebbe nel 2016 fatto pressione sulla Corte d'appello di Milano per ottenere la condanna di Orsi e Spagnolini. Il motivo non viene spiegato. Ma in questo modo Modi avrebbe avuto una carta vincente per andare avanti nelle indagini in India. Quella condanna, che aveva ribaltato l'assoluzione di primo grado, poi è stata annullata per vizi di forma, tanto che l'appello si è dovuto ripetere. Alla fine la Cassazione ha scagionato gli imputati. Quando Orsi e Spagnolini furono condannati per corruzione internazionale, al governo c'era proprio Renzi. Era l'aprile del 2016, momento di massimo splendore del renzismo, a pochi mesi dal referendum costituzionale.

La seconda parte della lettera è invece dedicata soprattutto alla sua estradizione da Dubai. Fino al 2018, infatti, gli Emirati Arabi non avevano mai concesso all'India l'estradizione. Dubai è considerato un luogo sicuro, soprattutto perché il diritto penale emiratino non riconosce diversi reati degli altri paesi. Ma 3 anni fa succede un fatto inaspettato. La principessa Latifa bint Mohammed al Maktoum, una delle figlie dello sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, scappa di casa. In un video denuncia la vita che si svolge tra le mura del regno di Dubai, fatta di violenze e soprusi. Grazie alla sua istruttrice finlandese di capoeira riesce a fuggire su uno yacht alla fine di febbraio- Ma il viaggio dura poco. Dopo una settimana è proprio la marina indiana a recuperarla nelle acque dell'oceano. Poi scompare, non se ne sa più nulla. Ricompare in un video del regno saudita nel dicembre dello stesso anno. Sembra stia bene. Mentre lei ritorna c'è però qualcuno che parte. E' Michel che viene estradato e mandato a Nuova Dehli, quasi come un trofeo della presidenza Modi nella battaglia contro la corruzione. Secondo il manager britannico la vicenda è chiara: c'è stato uno scambio di prigionieri. La principessa Latifa è riapparsa pochi giorni fa in un video dove ha raccontata di vivere segregata dal padre. E Renzi in tutto questo? Oltre a essere vicino a Modi è anche molto amico di Al Maktoum. Insomma, la diplomazia ha i suoi pregi, ma anche i suoi rischi. E chissà che questa storia non rischi di sbarrare la strada alle mire internazionali dell'ex segretario del Pd.


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