Ivan Lo Bello: "Lombardo? Lo querelo io"

Il vicepresidente di Confindustria che, dopo aver lanciato l'allarme sul "rischio Grecia" per la Sicilia, fu minacciato dall'ex governatore della Regione

Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria - ANSA/FRANCO LANNINO

Claudia Daconto

-

Due settimane fu lui a lanciare l'allarme “rischio Grecia” per la Sicilia che portò il premier Mario Monti a pretendere le dimissioni, arrivate ieri, di Raffaele Lombardo da governatore della Regione. A Panorama.it parla oggi l'ex presidente di Confindustria Sicilia, oggi vice di Giorgio Squinzi a viale dell'Astronomia, Ivan Lo Bello.

Minacciato di denuncia dall'ex presidente imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, dal quale è stato anche invitato ad andare “a morire ammazzato”, lo “pseudo industriale” - come lo ha definito Lombardo – sotto scorta per la sua battaglia contro il pizzo – dice: “Non ho ancora ricevuto comunicazioni, ma dovrei essere io a querelare lui”.

Secondo la Corte dei Conti la Sicilia avrebbe un debito di 7 milioni di euro e un tasso di disoccupazione del 19,5% pari al doppio della media nazionale. Presidente Lo Bello, crede che con le dimissioni di Lombardo l'isola possa finalmente avviare quel risanamento economico necessario per scampare al default?
Purtroppo l'assemblea regionale non ha voluto approvare quella manovra, in parte suggerita anche dal governo nazionale, che provava in qualche modo ad avviare un piccolo risanamento dei conti pubblici. E da oggi, dopo le dimissioni di Lombardo, non potrà più legiferare con il rischio concreto che la crisi di liquidità continui.

A meno che?
A meno che non intervengano risorse finanziarie. L'assessore all'economia ha parlato di interventi amministrativi e non legislativi sui tagli alla spesa. Non so se siano praticabili, lo spero caldamente.

Altrimenti?
Altrimenti, senza alcuni tagli alla spesa, le condizioni di liquidità della Sicilia potrebbero determinare un mancato pagamento degli stipendi, un allungamento dei tempi dei pagamenti ai fornitori dell'amministrazione regionale con conseguente ulteriore peggioramento della situazione economica. Per cui se da una parte mi auguro che i fondi siano attivabili in via amministrativa, ritengo anche che, alla luce di quanto accaduto, sia necessario pensare a strumenti legislativi per tenere sotto controllo la situazione fiscale dell'isola.

Tra le cause della situazione attuale lei ha indicato anche, e soprattutto, l’utilizzo disinvolto delle assunzioni pubbliche: 20mila solo alla Regione. 120 in ruoli apicali negli ultimi giorni. Non crede che così Lombardo si sia assicurato il potere sulla Regione pur non esercitandolo più istituzionalmente?
La prego di dispensarmi dal commentare questo punto. Come ho detto nella prima intervista che ha aperto questa vicenda, sono proprio i dipendenti regionali che dovrebbero preoccuparsi e protestare e chiedere manovre incisive di riduzione della spesa corrente perché rischiano davvero di essere i primi a dover pagare un pezzo salato.

Parlando per l'ultima volta davanti all'Assemblea regionale, Lombardo ieri è tornato a invocare la separazione della Sicilia dal resto d'Italia. Se ciò dovesse mai accadere davvero quali sarebbero le conseguenze?
Le dico intanto una cosa, la Sicilia è stata a lungo autonoma, ha avuto prerogative importanti che attraverso lo statuto speciale continua ad avere  anche oggi. Ma non credo che in questi decenni tutte queste prerogative abbiano consentito alla Sicilia di crescere o di avere quel ruolo che auspica il presidente uscente Lombardo. Se non ha funzionato l'autonomia, che è stata utilizzata prevalentemente per logiche clientelari e assistenziali, figuriamoci cosa sarebbe oggi uno Stato siciliano con l'attuale classe dirigente.

Ma secondo lei i siciliani vorrebbero davvero staccarsi dall'Italia?
I siciliani sono molto più di buon senso rispetto a tanti loro amministratori. Non pensano che la Sicilia sia una terra svincolata dal resto del Paese e sanno bene che stiamo affrontando tutti insieme una gravissima crisi finanziaria ed  economica. Il popolo siciliano è un popolo responsabile e in questi anni ha capito che la demagogia serve solo a nascondere l'incapacità di governo e non è una soluzione al futuro del nostra regione.

Ma poi, dopo averla invitata ad andare a morire ammazzato, Lombardo l'ha querelata davvero come minacciò?
Al momento non mi è arrivato niente, ma caso mai avrei dovuto querelare io lui.

© Riproduzione Riservata

Commenti