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Come intascare il Reddito di Cittadinanza senza averne diritto

Finti disoccupati che lavorano in nero, finti separati, cambi di residenza. Sono 3mila i furbetti scoperti ed i controlli sono pochi e casuali

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Fabio Amendolara

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C’è chi con la card in tasca continuava a fare il pannacciaro a Ercolano, a due passi da Napoli, beccato dalla Guardia di Finanza proprio mentre vendeva al mercato vecchi stracci. E chi lavorava in nero sui cantieri di Imperia, incassando comunque il benefit. Chi sugli undici dipendenti del ristorante tipico siciliano faceva finta di non essersi accorto che sette di loro percepivano il reddito di cittadinanza. E chi, credendo che i finanzieri si dedicassero ai controlli solo di giorno, aveva scelto un lavoro notturno in un lido di Montegiordano, in provincia di Cosenza. Così, di giorno era un povero con la mitica card che ne dà diritto, la notte era un lavoratore senza contratto.

A Palermo, Savona e Napoli, poi, il reddito di cittadinanza voluto dai pentastellati ha innescato finte separazioni con tanto di cambio di residenza. Perché, per poter ricevere l’assegno, c’è da superare lo scoglio dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente) che non può essere più di 9.360 euro. E quindi, per restare sotto la soglia richiesta, c’è chi ha deciso di dichiarare una residenza diversa da quella del tetto coniugale. Dopo le prime verifiche è emerso che un cambio di residenza su quattro, nelle tre città da record, era finalizzato a intascare la card. E basta digitare sul motore di ricerca Google le parole «furbetti» e «reddito di cittadinanza» per scoprire che la cronaca è zeppa di casi. Da Sud a Nord. Con un epicentro: la Sicilia.

Negli ultimi 45 giorni, stando ai dati forniti dal tenente colonnello Pierluigi Buonomo, comandante del Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Palermo, sono stati beccati ben 26 furbetti. Una decina nella sola provincia di Palermo.

E stando ai dati che ha raccolto il Messaggero, dall’Inps, informalmente, fanno sapere che da inizio anno la Guardia di finanza ha scoperto 3 mila furbetti. I controlli sarebbero poco meno di 4.500 a fronte di quasi un milione sussidi già erogati. Ed è a questo punto che, se i numeri diffusi dal quotidiano romano dovessero trovare conferma, si percepisce che la macchina messa in moto con la carta acquisti delle Poste italiane si inceppa sui controlli.

Gli illeciti, di solito, vengono a galla per caso, durante la routine dei controlli delle Fiamme gialle. Dalla sede del ministero del Lavoro, invece, sarebbero stati forniti agli investigatori solo 600 mila nominativi di beneficiari. Per il resto, dalle stanze dei bottoni, fanno sapere che l’efficacia dei controlli va ricavata dal numero di quanti non sono riusciti a diventare furbetti. Dice il presidente dell’Inps Pasquale Tridico: «Al momento non ci sono dati su eventuali irregolarità. I controlli incrociati dell’Inps con le banche dati collegate sono stati massivi e preventivi, la loro efficacia è dimostrata dal fatto che più di un quarto delle domande è stato respinto».

Le verifiche effettuate sul campo, alla fine, si ridurrebbero quindi a poco meno di 4.500 (spesso avviate per scovare casi di lavoro nero o per il mancato pagamento di contributi pensionistici). La scoperta della card arriva dopo. Come a Crotone, dove un fruttivendolo con un bel negozio era sconosciuto al fisco, ma percepiva il reddito di cittadinanza. Gli investigatori della Guardia di finanza erano andati lì per controllare gli scontrini e, sorpresa, hanno accertato che il fruttivendolo arrotondava con il bonus voluto dai pentastellati.

Superata la fase della prevenzione, tanto cara a Tridico, all’Inps hanno capito che era necessaro creare un meccanismo per scovare chi è riuscito a superare le maglie dei controlli a monte. E a giugno l’istituto di previdenza, in affanno anche con le erogazioni sulle card (quelle che i funzionari chiamano «ricariche» e che a Napoli, per esempio, dopo le elezioni europee hanno fatto registrare ritardi record anche di un mese), ha preparato un protocollo per mettere a disposizione delle Fiamme gialle e degli ispettori del Lavoro i dati sul reddito di cittadinanza. Solo a fine luglio, poi, sono state definite le modalità per gli accertamenti.

Nonostante non ci siano dati ufficiali disponibili, a riportare con i piedi per terra la vulgata che difende strenuamente la bontà del decreto voluto da Luigi Di Maio c’è la consapevolezza che le pene, fino a sei anni di reclusione, non sono un deterrente. E a dimostrarlo ci sono le decine di casi, alcuni anche molto gravi, venuti a galla nonostante l’assenza di comunicazioni tra i vari pezzi dello Stato. A Monreale, in provincia di Palermo, il titolare di una card da 780 euro al mese faceva anche il fabbro ed era considerato un asso nel montaggio dei cancelli. Ad Acqua dei Corsari, immediata periferia palermitana, c’era il re della cassata e del cannolo con ricotta, lo chef che preparava i dolci nel laboratorio di un bar pasticceria e intascava oltre mille euro al mese di reddito di cittadinanza insieme al suo nucleo familiare.

La Sicilia, però, è la seconda regione d’Italia, dopo la Campania, per numero di aventi diritto. Ed è anche per questo che il dato dei furbetti è in percentuale più alto. Ma non ci sono regioni indenni. Nella piccola Basilicata solo qualche giorno fa sono saltati fuori due disonesti nello stesso giorno. Il primo, di 66 anni, con tutti i requisiti per ottenere il beneficio economico (cittadinanza italiana, piena età lavorativa e nessun reddito), faceva il mastro carpentiere in un condominio estivo di Maratea, sulla costa tirrenica lucana, portando a casa sia i 614,52 euro del sussidio, sia lo stipendio per lavoro dipendente, pari a 1.220 euro. L’amministratore del condominio è andato incontro alla maxi sanzione prevista per il lavoro sommerso. Il carpentiere, invece, è stato denunciato.

Nel secondo caso il furbetto aveva semplicemente fatto finta di dimenticare di segnalare alle autorità che uno dei membri della famiglia aveva ottenuto un contratto. E, pur avendo cercato di sfuggire ai controlli, ha dovuto dire addio alla card.

In Sardegna i furbetti lavoravano in albergo come camerieri. A Como invece ce n’è stato uno sfortunatissimo: aveva chiesto il sussidio, ma è stato beccato a lavorare in un autolavaggio pochi giorni prima che gli arrivasse la card. A Venezia un venditore di auto che aveva fatto affari nell’anno precedente per oltre un milione di euro si era poi azzardato a chiedere il reddito di cittadinanza per il suo nucleo familiare, composto da lui e dalla anziana madre. A Genova quelli scovati facevano il pizzaiolo e i portapizze stagionali. A Bari gli aspiranti furbetti erano così tanti che, dopo l’ennesima domanda a trabocchetto durante l’istruttoria, alla Sede del Caf Confasi di corso Sonnino hanno deciso di appendere alla porta un cartello con un messaggio inequivocabile: «Divieto di ingresso ai furbetti del reddito di cittadinanza».

Ancora: a Campobasso una donna di 46 anni era riuscita a percepire la card e a incassare un sussidio di disoccupazione mentre lavorava in nero come cuoca in un ristorante di Montenero di Bisaccia. Triplo reddito. Ma non detiene il record. A Bolzano è stato stanato un furbacchione originario di Napoli che versava ufficialmente in stato di bisogno, ma in realtà era un proprietario terriero con alcuni possedimenti in Spagna e faceva utili a go go con un commercio illecito di birra sul mercato parallelo. Finché non è stato fermato dalla polizia . Quest’ultima, al termine dell’istruttoria, con grande sorpresa, ha accertato che l’uomo incassava pure il reddito di cittadinanza. E, con grande facilità, era riuscito a superare lo scoglio dei controlli preventivi. Nei quali, invece, c’è chi ha diritto ma si incaglia.

«Ho presentato domanda per il reddito di cittadinanza a inizio aprile e sto ancora aspettando l’esito della verifica Inps. A questo punto temo di non riuscire ad avere la mensilità del sussidio, il che mi costringe a ricorrere al prestito di amici e familiari per le spese prioritarie». È uno dei tanti messaggi che compaiono nei forum in rete dedicati al reddito di cittadinanza e ai suoi ritardi. In una procedura standard, l’esito della verifica dei requisiti Inps viene comunicato tramite sms o email dopo 15 giorni dall’invio della richiesta. Ed è così nella maggior parte dei casi. Quando non accade ci si può rivolgere all’amico. O, se va male, allo strozzino. Oppure ci si può trasformare in furbetto e cercare un lavoro in nero, magari anche ben retribuito.  

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