(Ansa)
Politica

IL CASO ILVA ED IL CAOS ITALIA

A Taranto l'Asl blocca i test sierologici per i dipendenti permessi invece il Liguria e Lombardia. Uno degli esempi dei controsensi di chi ci governa

Se qualcuno si aspettava il caos per oggi, 4 maggio, giorno dell'inizio della Fase 2 è rimasto spiazzato. Perché nelle grandi città (soprattutto sui mezzi pubblici) il tanto temuto assalto e disastro non c'è stato.

Il caos però c'è, ma è da un'altra parte. Basta guardare nella pieghe di decreti, regolamenti, lotte di potere tra ente ed ente che ormai vanno avanti da due mesi, dall'inizio della pandemia.

Prendete ad esempio quanto sta accadendo a Taranto, all'Ilva.

L'azienda infatti è quasi paralizzata dal no della Asl di Taranto ai test sierologici per tutti i dipendenti. Un no motivato così: «Il progetto attivato autonomamente da ArcelorMittal - sostiene Asl Taranto - era stato comunicato ma non concordato in dettaglio in merito agli aspetti di messa in opera. Corre l'obbligo, infatti, di disciplinare il percorso informativo dei lavoratori sottoposti a test, ancorché volontari, e in particolare la gestione dei casi risultati positivi per la loro presa in carico».

Traduciamo: la più grande azienda siderurgica d'Italia, una delle più grandi d'Europa, già nella bufera per le questioni societarie, già penalizzata dalla forte crisi della domanda di acciaio sul mercato causa recessione si trova anche i bastoni tra le ruote (quelle poche che funzionano) da parte della sanità locale contraria ai test.

La stranezza non è nel parere negativo della Asl, legittimo, anche se con spiegazioni che lasciano qualche margine di sospetto, ma sul fatto che ArcelorMittal nelle fabbriche di Genova, Novi Ligure e Milano sta compiendo gli stessi test sui propri dipendenti con il parere positivo delle AST liguri e lombarde. Insomma: quello che vale a Milano e Genova non vale a Taranto.

Caos, burocrazia, ente contro ente, il tutto per la gioia di aziende e cittadini.

Altro esempio: il Governo decide per la chiusura dei parchi cittadini per evitare assembramenti. Alcune regioni, come la Lombardia, emettono una seconda ordinanza che invece li rende possibili. Ma ecco che alcuni comuni a loro volta decidono per la chiusura. Definitiva, forse.

Caos sulle autocertificazioni, per le quali serve un faldone con l'ultimo modello aggiornato. Caos sui soldi della cassa Integrazione, sui fondi alle imprese in difficoltà (che in pochi hanno ricevuto), sul Decreto Aprile che ad aprile nessuno ha mai visto e che è stato già ribattezzato Decreto Maggio con qualcuno che però dice che arriverà a Giugno.

C'era tanta paura alla vigilia di questo 4 maggio. Per fortuna gli italiani sono migliori e meno complessi di chi li governa e della loro burocrazia.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti