Il governo minaccia il Parlamento sulla riforma del catasto
Seduta del governo alla Camera (Ansa)
Il governo minaccia il Parlamento sulla riforma del catasto
Politica

Il governo minaccia il Parlamento sulla riforma del catasto

Pressioni sui partiti affinché ritirino gli emendamenti legati all'articolo 6.

Ieri in commissione Finanze alla Camera la sottosegretaria al Mef, Cecilia Guerra, ha detto che «se l’articolo 6 (catasto) non è approvato, si ritiene conclusa l’esperienza del governo». Per capire il senso di questa minaccia, facciamo un passo indietro. Nella serata del primo marzo, durante la riunione di maggioranza, il sottosegretario Guerra aveva dichiarato l’intenzione del governo di andare avanti sul tema del catasto, chiedendo a tutti i partiti di ritirare i vari emendamenti legati all’articolo 6. La Lega si era opposta e aveva rimandato la questione al dibattito che si sarebbe tenuto il giorno seguente in commissione Finanze alla Camera.

Ieri dunque all’ordine del giorno c’era proprio la votazione degli emendamenti, presentati a gennaio dai vari partiti politici, e il nodo principale da sciogliere era il catasto. La situazione è però degenerata quando il sottosegretario al Mef ha fatto sapere che o il Parlamento o approva senza batter ciglio il testo della delega fiscale oppure l’esperienza del governo finisce qua.

In sostanza, il governo sta usando una situazione geopolitica internazionale non semplice per far pressione sul Parlamento e se possibile per impedirgli di esercitare la sua attività costituzionale. Critico su questa forzatura tutto il centro destra: «L'aut aut del governo è davvero surreale e mi lascia basita» così Gabriella Giammanco, vice presidente del Gruppo Forza Italia al Senato.

Sulla stessa linea Fratelli d’Italia e la Lega, che spiega come questa mossa del governo sia gravissima: «Minacciare la crisi di governo qualora non si approvasse così com’è la riforma del catastoè da irresponsabili. Il Parlamento ha tutto il diritto di discutere e presentare emendamenti laddove non ci sia convergenza sul provvedimento. Mentre c'è un conflitto in pieno corso in Ucraina e il costo dell'energia è alle stelle, non ci sembra questo il momento di ricorrere alle maniere forti e di portare il dibattito allo scontro istituzionale». Così i capigruppo Lega nelle commissioni Bilancio e Finanze Massimo Bitonci e Giulio Centemero, il vicepresidente della VI commissione Alberto Gusmeroli.

Questa resistenza da parte dell’esecutivo mette inoltre in luce anche un altro aspetto non secondario, ovvero il fine ultimo dell’articolo 6. Viene infatti da chiedersi se è mai possibile che il governo metta a repentaglio la sua stessa esistenza per una semplice mappatura degli immobili in Italia (come non ricordare infatti le parole del ministro dell’Economia, Daniele Franco, in diverse audizioni o anche quelle dello stesso Premier, Mario Draghi, dove si confermava la volontà di non aumentare le tasse).

Vien dunque da pensare piuttosto che l’obiettivo dietro il «semplice» esercizio statistico sia l'effettivo aumento delle tasse sulle case degli italiani. Punto quest'ultimo che viene sottolineato anche da Forza Italia che spiega come sia «ormai chiaro che servirà (questo provvedimento) sicuramente a battere cassa sulla pelle del mercato immobiliare». E dalla Lega che per voce di Gusmeroli, Bitonci e Centemero, sottolinea come «lo stesso governo e diversi gruppi di maggioranza hanno già riconosciuto l'inutilità di un intervento di riforma del catasto se la finalità è solo quella di una mera indagine statistica per scovare gli immobili-fantasma. Il ricatto conferma il dubbio che ci siano dietro altre logiche, come quella di tassare la casa».

Ipotesi, quest’ultima, che aveva dunque portato tutto il centrodestra a gennaio a presentare congiuntamente un emendamento per chiedere lo stralcio del testo sulla riforma del catasto (ricordiamo che nel testo guida, consegnato al governo il 30 giugno e frutto di un lavoro di mediazione fra tutte le forze politiche e dopo aver sentito anche le parti sociali, si era deciso di non inserire il tema del catasto, per paura che il governo potesse aumentare le tasse).

Ieri, dunque, dopo le parole del sottosegretario al Mef, la riunione in commissione Finanze è stata sospesa ed è stato convocato un ufficio di presidenza, dove è passata la proposta di Forza Italia che chiede più tempo per riflettere sulla questione. Il voto è rimandato a oggi e il partito di Silvio Berlusconi si è impegnato a presentare una proposta non soppressiva dell’articolo 6. Il presidente di Noi con l'Italia, Maurizio Lupi, ieri ha ritirato la firma dall'emendamento sottoscritto dall'intero centrodestra per lo stralcio della riforma del catasto e ha spiegato all’Ansa come «siamo per trovare una soluzione che tenga insieme le diverse esigenze, una revisione del catasto senza alcuna conseguenza sulle imposte sulla casa».

Il capogruppo alla Camera del M5S, Vita Martinciglio ha fatto sapere che loro sono disponibili a una collaborazione, «chiedendo però al governo uno sforzo per capire se questa sua posizione rigida, di non vedere alcun tipo di votazione sull’articolo 6, possa essere rivista. Ci siamo dati tutti 24 ore di tempo per capire se questa formazione (ipotesi testo di Forza Italia) possa trovare il voto favorevole di parte del centro destra. Il Partito democratico si è dichiarato disponibile al confronto di merito sull'articolo 6, sempre che le forze politiche che hanno sottoscritto l'emendamento soppressivo lo ritirano. E mi rivolgo soprattutto a chi in consiglio dei ministri ha votato in favore della legge delega», dichiara il capogruppo Pd in commissione Finanze, Gian Mario Fragomeli. Meno positivi sono invece Lega e Fratelli d’Italia che chiedono lo stralcio del testo sul catasto e non hanno intenzione, per il momento, di scendere a compromessi.

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