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Politica

Finisce la campagna elettorale azzerata dalla crisi

Pochi contenuti, i soliti slogan, in due mesi in cui gli italiani hanno pensato ad altro, soprattutto alle bollette da pagare

Quella che si chiude tra poche ore possiamo dirlo, è stata una campagna elettorale che non c’è stata. Non la migliore, nemmeno la peggiore; proprio non c’è stata, non se n’è accorto nessuno, o solo pochi affezionati. Basta infatti ripercorrere gli ultimi 60 giorni.

Dalla fine di luglio a fine agosto gli italiani erano corpo e soprattutto mente, in vacanza: mare, montagna, aperitivi, cene, tuffi. Una voglia di ferie dopo due anni di limitazioni causa pandemia che hanno portato le parole dei vari leader politici circa all’ultimo posto delle cose che si volevano leggere o ascoltare. e se non era le ferie si parlava del caldo record e della siccità. Stop.

A settembre poi una serie di catastrofi impreviste ed imprevedibili hanno fatto il resto. mentre svuotavano le valigie gli italiani si sono trovati nella cassetta della Posta le bollette del gas e della luce: uno shock totale, un’emergenza nazionale, amplificata dall’inflazione ai massimi da qualche decennio. Ed, anche qui, parole ed appelli della politica finivano nel dimenticatoio. A questo, che già basta ed avanza, eccovi la morte della Regina Elisabetta e l’immancabile evoluzione (in peggio) della guerra in Ucraina con le minacce nucleari di Putin.

Capite bene come sia stato difficile trovare spazio per la politica in questo periodo.

E, d’altra parte, la politica ha offerto poco, soprattutto poco nei contenuti.

CENTRODESTRA

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno vissuto per i due mesi un percorso in discesa, dovuto ai sondaggi che li hanno sempre dati in netto vantaggio. Per molti osservatori la campagna elettorale perfetta della coalizione sarebbe stata quella del silenzio assoluto. Insomma, l’importante era non dare sponde agli avversari. Purtroppo il consiglio non è stato seguito proprio alla lettera ed è emersa qualche divisione di troppo su Russia e scostamento di bilancio. Di poco conto le diatribe agostane sulla scelta del leader (chi ha più voti comanda, com’è sempre stato) e sulla lista dei ministri (si fa dopo l’eventuale successo elettorale). È evidente che qualche partito sembra più in forma ed altri in difficoltà ma la coalizione alla fine si presenta compatta non fosse altro perché sembra davvero a portata di mano una maggioranza ampia per governare 5 anni.

CENTROSINISTRA

O meglio, il Pd e basta. La coalizione infatti per la prima volta si presenta in formazione rimaneggiata. Enrico Letta infatti è riuscito a riunire attorno a se solo + Europa, Verdi e Sinistra Italiana ed il partito di Di Maio (???). Pur ammettendo che con questi ultimi due partiti non c’è nulla in comune (su guerra, energia, etc etc etc). Questo è il risultato di scelte ed atteggiamenti del segretario che, secondo molti (tra cui diverse persone a lui vicine) «non ne ha azzeccata una». In ordine gli si imputa la scelta sbagliata di non aver stretto un’alleanza con il Movimento 5 Stelle; poi di aver fatto fallire quella con il centro di Calenda, prima annunciata e poi naufragata nel giro di 48 ore. A questo aggiungete slogan poco adatti al personaggio («Servono gli occhi di tigre!»), il bus elettrico con cui girare l’Italia per convincere gli elettori rimasto per strada, con la batteria scarica, e le voci di malumori interni che dovrebbero portare subito dopo le elezioni ad un nuovo congresso, con nuovo segretario (Bonaccini?). Per il resto è stato uno stillicidio di slogan vetusti, si una caccia alle streghe (fasciste) di una legittimazione interna ed internazionale di Giorgia Meloni. Ma senza abbaiare troppo.

M5S

Qui bisogna essere onesti. Giuseppe Conte ce l’ha fatta. I grillini non solo sono dati in crescita di consensi quando due mesi fa sembravano un partito destinato alla scomparsa (ed anche per questo Letta non ha stretto alleanze, dato che credeva di poter prendersi l’intero elettorato pentastellato) ma soprattutto ha fatto dimenticare a tutti che nell’ultima legislatura è stato premier con due maggioranze differenti per tre anni. L’uomo che doveva essere ricordato per una serie di fallimenti clamorosa e che è stato sfiduciato davanti al dramma del covid e di una campagna vaccinale zoppicante (ricordate Arcuri? Le primule? I banchi a rotelle?) oggi si presenta come puro, immacolato, immune da colpe, volto nuovo. Un Cavaliere senza macchia e senza paura protetto dallo scudo del Reddito di Cittadinanza, difeso a spada tratta per la gioia dell’elettorato soprattutto al sud dove il Movimento dovrebbe riscuotere dividendi importanti.

POLO DI CENTRO

Se c’è una cosa certa di questa elezione è che dopo lo schema bipolare e quello a tre poli siamo ufficialmente nell’era dei 4 poli. A metà agosto ecco infatti nascere l’alleanza che non ti aspetti, Renzi-Calenda, Italia Viva ed Azione. Amici-nemici che si lanciano alla ricerca di uno spazio nuovo e di un elettorato nostalgico della Democrazia Cristiana. Non sappiamo come andrà a finire, cioè se il duo riuscirà ad arrivare all’auspicato 10% e ad essere decisivo per le scelte della prossima legislatura. Di sicuro però hanno dovuto incassare due colpi non da poco. Ferventi sostenitori del Governo Draghi (bis) e, ancora prima, della famosa Agenda Draghi hanno dovuto fare i conti con le parole dell’ex governatore della Bce che prima ha spiegato come «l’Agenda Draghi non esiste» e poi ha detto un No secco a chi gli chiedeva se fosse disponibile ad un nuovo incarico a Palazzo Chigi. Che è un po’ come un presidente di una squadra di calcio che dice ai tifosi di aver comprato Mbappe ma alla fine si trovano in campo Pinamonti.

INGERENZE ESTERE

L’ultima riflessione va al mondo attorno a noi. Tutti, a fine giugno, avevano lanciato l’allarme sulle sicure ingerenze russe nel voto. Alla fine ci siamo ritrovati con uno dossier avvelenato e diviso in puntate sui presunti soldi russi finiti a partiti europei. Dossier prodotto dagli Stati Uniti che hanno però smentito la presenza di soggetti italiani. Insomma, la classica polpetta avvelenate. A chiudere il cerchio ci ha pensato poi la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen che ha dichiarato (ieri): «ci fosse una situazione di difficoltà sappiamo come intervenire». Minacce vergognose, altro che ingerenze…

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