Mario Draghi
(Ansa)
Mario Draghi
Politica

2021, l'anno di Draghi (come il 2022)

In 12 mesi la politica italiana è stata stravolta; merito delle qualità del premier e dei limiti della politica attuale. Ma nel 2022 servirà di più, da tutti

La foto è di un anno fa, ma sembra un secolo. Erano le prime vaccinazioni, l’inizio della speranza. Speranza, come il Ministro di allora e di oggi; poi un giorno ci spiegheranno anche il perché sia l’unico sopravvissuto allo tsunami che ha investito la politica in 12 mesi. Da allora tutto è cambiato.

Le dosi fatte, tra prime, seconde e terze ormai sfiorano i 110 milioni; certo, i contagi crescono ed è tornato lo spettro di Zone Arancioni e chiusure varie, ma il mondo, il nostro mondo è cambiato.

Dietro a quella foto di un anno fa c’era Giuseppe Conte, il premier per caso, spazzato via dalla sua stessa mancanza di esperienza, capacità, decisione e soppiantato dall’uomo che non si può non definire Man of the Year: Mario Draghi. Anzi, a ben guardare se quello che si sta per chiudere è stato di sicuro il suo anno, ci vuole poco a capire che per il 2022 la situazione sarà la stessa. Perché è evidente come, che sia Palazzo Chigi o Quirinale, il centro della politica sarà ancora lui.

L’unica cosa che potrebbe sparigliare un po’ le carte da questo punto di vista e ridare un po’ di credibilità ai partiti ed alla politica sarebbe un ritorno alle urne prima della scadenza naturale della legislatura; ma viene difficile pensare che qualche centinaio di pentastellati decida di interrompere prima del dovuto quel sogno nel quale stanno vivendo e che, lo sanno benissimo, non tornerà più.

Tornando all’uomo dell’anno i meriti sono innegabili ma quella sorta di aureola che ormai la comunicazione di massa gli ha cucito addosso andrebbe un po’ ridimensionata. Ci sono state cose che infatti si sarebbero potute gestire meglio; la gestione della terza dose come del Green Pass Allargato è stata lacunosa; si spera che per la quarta (in Israele sono già partiti) la cosa venga gestita senza gli stessi ritardi. E, sempre in tema di Covid, è troppo chiedere che finalmente, dopo due anni, si trovi una soluzione alla gestione del trasporto pubblico locale ed alla sicurezza della scuola in presenza?

Ed anche fuori dal Covid ci sono cose che nel 2022 dovrebbero essere affrontate con altro piglio. Sarebbe ad esempio bello avere in Parlamento la manovra finanziaria ben prima del 23 dicembre, magari con un vero taglio del fisco.

Sarebbe bello anche capire davvero cosa vigliamo fare per la questione migranti. Di frasi e moniti all’Europa anche lo stesso Draghi ne ha inviati diversi in questi mesi. Ma la risposta non è stata all’altezza degli attestati di stima di cui gode il nostro premier a Bruxelles. Sui migranti abbiamo fatto da soli anche nel 2021 e lo stesso sarà il prossimo anno. Sta al premier decidere quale tipo di accoglienza il Paese è disposto ad accettare.

Va però detto che sarebbe ora che anche i partiti, i principali partiti almeno, tornino a fare la loro parte, attivamente. Il centrodestra, ad esempio, potrebbe cominciare portando a casa la partita del Quirinale per la quale, dopo decenni di predominio della sinistra, oggi ha le carte in mano per vincere.

Al Pd invece è il momento delle scelte senza un domani. Enrico Letta dovrebbe smetterla di parlare di cose che in questo momento hanno importanza relativa, come lo Ius Soli o il Del Zan e stabilire se davvero la sinistra si voglia ancorare al M5S al solo scopo di provare a contrastare il centrodestra nelle politiche 2023. In tutto questo però sono in molti, anche dentro allo stesso Partito Democratico, a dire che tra 12 mesi il segretario sarò un altro.

Ecco spiegato perché il 2022 sarà ancora l’anno di Draghi; uomo forte e soprattutto senza rivali.

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