beppe Grillo
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Politica

L'appello di Grillo per il figlio (accusato di stupro) è fuori luogo e fuori tempo

Il leader grillino sfida i giudici ed in pubblico difende il figlio; questo dopo che per mesi e mesi ha fatto di tutto per far calare il silenzio su questa vicenda giudiziaria

Con quello sfogo teatrale, "arrestate anche me", Beppe Grillo entra con tutto il suo peso nella vicenda giudiziaria che riguarda il figlio Ciro. E per carità: il desiderio di un padre di difendere il figlio va compreso e rispettato. Ma non dimentichiamo che Beppe è anche un leader di partito: e fa una certa impressione l'appello pubblico di quella che è pur sempre una personalità politica di primo piano, che entra a gamba tesa in un processo che deve ancora cominciare. E questo da parte di chi certo non ha fatto del garantismo la sua bandiera. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, compreso il figlio di Grillo: ma è strano che il padre scopra questo principio liberale soltanto adesso, che ad essere toccata è la sua famiglia.

Non solo: il videosfogo di Grillo non sta in piedi anche per un altro motivo. Il tentativo plateale di trasformare i suoi guai familiari in una vicenda pubblica è fuori tempo massimo, visto che tutta l'indagine di Tempio Pausania è stata tenuta top secret per mesi, alla larga da giornalisti e ficcanaso. E se oggi possiamo leggerne, è solo perché ci avviamo al rinvio a giudizio, dopo un disperato tentativo della difesa di ottenere altro tempo con le sue controindagini. E' curioso come questa storia sia rimasta sottotraccia per settimane: come se i segugi delle redazioni legati a doppio filo con le procure fossero entrati improvvisamente in sciopero. E come se il sacrosanto vessillo della trasparenza grillina, già messo a dura prova dalle riunioni carbonare e dai magheggi misteriosi intorno alla piattaforma Rousseau, fosse stato sospeso per cause personali. Troppo facile, oggi, lanciare gli appelli urbi et orbi.

Ma ripetiamo: è comprensibile che Beppe fosse fuori di sé. Altrimenti non avrebbe liquidato frettolosamente la vicenda del figlio come una bravata tra ragazzi "che si stanno divertendo": un modo azzardato di vedere le cose che potrebbe suonare sessista alle orecchie di molti, o che peggio ancora potrebbe rivelarsi un boomerang colossale, se questa storia fosse foriera di nuovi particolari.

Non sappiamo cosa contengano i cellulari sequestrati ai protagonisti, le intercettazioni, le testimonianze: se il materiale emerso fosse tutt'altro che divertente, come pare, Grillo ne uscirebbe a pezzi. Anzi. Il rischio è quello di infilare tutto il Movimento, già nel caos per mille altri motivi, in un tunnel giudiziario di cui non si conosce la fine. Insomma, inscenare quell'arringa pubblica gli porterà più problemi che benefici. Come padre non osiamo giudicarlo. Ma come avvocato, e come leader, Beppe Grillo ha perso la testa.

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