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(Ansa)
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Politica

La crisi di un governo senza programma

Mentre continuano le consultazioni di Roberto Fico è sempre più chiaro come al centro della crisi ci siano questioni personali e non politiche

In questa crisi di governo che somiglia sempre più a una crisi isterica, che fine hanno fatto i programmi? La domanda sorge spontanea per una serie di motivi: ci avete raccontato che non si può andare a votare perché c'è un programma da realizzare; ci avete raccontato che non contano le persone - o le poltrone - ma i programmi; ecco, qualcuno per caso ne ha visto uno, di programma? Qualcuno ha visto in giro una proposta una, sul fisco, sui ristori, sugli aiuti alle imprese?

Lo facciamo sommessamente notare perché saremmo anche un filo stufi di svegliarci ogni mattina con un leader politico di maggioranza pronto a giurare che il problema non sono i nomi, ma i temi. Poi però alla fine si parla solo di nomi, e mai di temi. E dunque i cinque stelle tolgono il veto su Renzi a patto che si resti su Conte; Renzi toglie il veto su Conte (dopo averlo definito un pericolo democratico), ma domani è pronto a rimetterlo. I Cinque stelle riaprono a Renzi, ma sottovoce: altrimenti la falange rivoluzionaria di Dibba s'imbufalisce. E Renzi risponde che è pronto a tornare tra le loro braccia: ma glielo devono chiedere loro. E il Pd, nella più totale confusione, è pronto ad accettare chiunque pur di non andare al voto.

Ma, al di là della telenovela, torniamo alla domanda iniziale: che fine hanno fatto i programmi? Qualcuno si è perso per strada l'agenda di governo? Sappiamo per ora che i pentastellati non vogliono parlare di Mes. D'altro canto Renzi non vuole sentir parlare della riforma della giustizia di Bonafede. E d'altra parte anche sugli investimenti Recovery Fund nessuno si espone, per non offendere la controparte. I vaccini? Vietato parlarne, è un tema divisivo. Il lavoro? Meglio di no, tema divisivo. La scuola? Per carità, tema divisivo. Il destino del commissario Arcuri? Non sia mai, tema divisivo pure quello. Allo stato attuale della trattativa, lo scenario è deprimente: a furia di depennare i "temi divisivi", non è rimasto più nulla. Il libro mastro del nascente governo è diventato un pacco di fogli bianchi. Alla faccia dell'urgenza, della pandemia, dell'emergenza che richiede scelte immediate.

E pensare che il programma della maggioranza sarebbe già bell'e pronto. Per una volta, sarebbe persino sintetico. Anzi, una sola riga: niente elezioni. Su questo, sono tutti d'accordo. E non c'entra niente la "salvezza nazionale": casomai, c'entra parecchio la salvezza "personale".

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