Conte «manda a processo Salvini» ma viene travolto
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Conte «manda a processo Salvini» ma viene travolto
Politica

Conte «manda a processo Salvini» ma viene travolto

La procura chiede il «non luogo a procedere»; il gup inoltre convoca Conte, Lamorgese, Di Maio, Toninelli e Trenta facendo passare il concetto di «collegialità» tanto caro a Salvini

Un boomerang. Alla fine dell'udienza preliminare del processo contro Matteo Salvini il primo pensiero va alla strana arma aborigena che viene lanciata ma dopo un largo giro torna nelle mani di chi l'ha scagliata per aria. Perché viste le decisioni prese dal Gup e le mosse (abili) dell'ex Ministro dell'Interno e dei suoi legali la sensazione è che chi pensava oggi di mettere alla gogna politicamente il leader della Lega forse su quella gogna rischia di ritrovarcisi tra novembre e dicembre.

Ma andiamo per gradi.

Dal punto di vista strettamente giuridico è andata come si prevedeva. In questo processo assurdo anche oggi il pm (cioè l'accusa) come già successo in fase di indagini ha chiesto al giudice il non luogo a procedere per il reato di sequestro di persona aggravato (pena massima prevista, 15 anni di carcere). In sintesi la Procura ha ribadito che il processo non serve, ma si fa lo stesso…

Ma è dal punto di vista politico che arrivano le notizie buone per Salvini e meno buone per Conte ed il Conte-bis.

Perché il gap, Nunzio Sanpietro, ha accolto la richiesta dei legali del leader leghista di ascoltare l'attuale titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, per dimostrare come la procedura seguita all'epoca del governo gialloverde sia la stessa seguita oggi dall'esecutivo giallorosso, e cioè: prima si stabiliscono con gli altri paesi i ricollocamenti e solo dopo si autorizza lo sbarco. Quindi se era sequestro un anno fa lo è anche oggi.

Ma non solo. Il Gap infatti ha deciso (senza richieste in questo senso di Salvini) di ascoltare il Presidente del Consiglio di allora e di oggi, Giuseppe Conte ed alcuni ministri di allora: Toninelli, Trenta, Di Maio. Una decisione questa che di fatto già da sola dimostra il concetto di "collegialità"da sempre raccontato da Salvini. Bloccare la Gregoretti e le altre navi delle Ong non era una decisione personale e privata ma una scelta politica condivisa dall'intero esecutivo.

Conte (che sarà in aula il 20 novembre, mentre gli altri ministri si recheranno a Catania ad inizio dicembre) dovrà quindi difendersi. Lui che in questo processo, da lontano, di nascosto, era di fatto uno dei grandi accusatori (non a caso è pronto a modificare i Decreti Sicurezza che un anno fa mostrava con orgoglio in conferenza stampa dopo averli firmati) presto si ritroverà lui stesso davanti al giudice.

Il rischio di quando si lancia un boomerang in aria è che, una volta tornato, non lo si sappia afferrare e ci colpisca in testa.

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