giuseppe conte senato fiducia maggioranza governo crisi renzi
Ansa
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Politica

Per Conte inizia ora il Vietnam in aula e la morsa della legge elettorale

La fiducia risicata al Senato è incompatibile con importanza e urgenza dei provvedimenti da approvare per il bene del Paese. Cosa farà il presidente Mattarella?

Ci hanno raccontato che non si può andare a votare perché bisogna correre una maratona: quella che dovrebbe portare all'approvazione tempestiva di provvedimenti vitali per il Paese. Poi però tengono in piedi un governo farlocco attaccato al respiratore, che la maratona se la sogna: è già tanto se riesce a reggersi in piedi.

Già, perché con 156 voti a favore (di cui 2 di Forza Italia) i problemi veri cominciano adesso. Qualcuno dovrà spiegarci con quali numeri ciò che resta della maggioranza intende portare a casa ristori, scostamenti di bilancio, campagna vaccinale, Recovery Plan: c'è il rischio di dover citofonare al senatore Ciampolillo ad ogni piè sospinto. O peggio ancora, c'è la concreta possibilità che Matteo Renzi prenda ad ostaggio il Senato, condannando le istituzioni alla paralisi quotidiana.

Ci dicono insomma che non c'è un minuto da perdere, che la pandemia non aspetta, dunque bisogna fare presto. Ma il calendario dei lavori, cioè l'agenda delle cose da fare, non è più nella disponibilità di Giuseppe Conte e dei partiti che lo sostengono: la conferenza dei capigruppo del Senato, in pratica l'organo che decide cosa si vota e quando, è senza controllo. Paradossalmente, se Italia Viva votasse con il centrodestra, i lavori si bloccherebbero.

Per non parlare del Vietnam delle Commissioni: in Senato Pd e 5 Stelle ne controllano meno della metà. Quelle dove le forze di maggioranza e opposizione si equivalgono sono anche le più importanti: Giustizia, Esteri, Difesa, Bilancio, Industria, e persino nella commissione Affari Costituzionali, che è quella che fa da filtro ai provvedimenti governativi, i giallorossi sono sotto la soglia.

Qual è l'idea geniale di Palazzo Chigi per cavarsi di impaccio? A quanto pare, chiudere tutti gli esercizi commerciali tranne uno: il suk parlamentare. Promesse di poltrone, sgabelli, strapuntini, posti e posticini ingolosiranno nei prossimi giorni i peones della Camera Alta: alta si fa per dire, viste le bassezze cui dobbiamo assistere.

Preso atto della situazione imbarazzante, cosa dirà il Presidente Sergio Mattarella al capo del governo? Si limiterà ad ascoltare, sopportando l'insopportabile? Accetterà quel "governo raccogliticcio" che aveva fatto sapere di non gradire? Prenderà in mano la situazione, spingendo per un governo di unità nazionale, che tuttavia prevederebbe l'uscita di scena di Conte? Oppure semplicemente offrirà l'ennesimo tempo supplementare all'avvocato pugliese, per consentirgli di andare a cercare altri puntelli in un parlamento che da tempo non rispecchia più i sentimenti del Paese?

In ogni caso, non c'è più un secondo da perdere: la crisi economica non attende nessuno, è quello che ci è stato sempre ripetuto. Resta da capire solo un particolare: non è possibile andare a votare per paura del virus, o forse per paura di perdere le elezioni?

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