Care istituzioni, giù la maschera e su le mascherine
(Pier Mario Tacca, Anadolu Agency via Getty Images)
Care istituzioni, giù la maschera e su le mascherine
Politica

Care istituzioni, giù la maschera e su le mascherine

Lettera aperta alle Istituzioni (tutte) in questo periodo dove su tante cose, sulle regole, sulle mascherine tanto per fare un esempio c'è caos

Caro presidente, gentile ministro/assessore o chiunque lei sia che ci parla dalla televisione a tutte le ore,

sono un semplice cittadino barricato in casa da quasi un mese. Vivo con angoscia questa situazione, ho paura come tutti, guardo con crescente affanno a figli e parenti che compongono la mia famiglia. I primi perché fanno domande cui non so dare risposta, gli altri perché fisiologicamente appartenenti alle categoria che ho compreso essere più a rischio in questo assurdo incubo in cui siamo precipitati.

Resto a casa, obbligo i miei a fare lo stesso. Litigo a distanza con mio suocero, partecipo a tutto quello che mi viene chiesto di partecipare, dono fondi, canto l'inno, accendo la torcia dello smartphone e - in tutta onestà - sono anche contento di farlo perché rappresenta quel poco di legame che rimane con l'umanità che mi circonda. Vado a fare la spesa una volta a settimana, ho concesso ai bimbi 30 minuti (trenta) di bicicletta nel grande parco dietro casa, a distanza siderale da qualsiasi forma umana. Mi perdonerà, presidente, ma dopo un mese di reclusione ho valutato che fosse utile e salutare senza dovermi necessariamente sentire un untore (irresponsabile).

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Ho attrezzato casa come fosse una base della Nasa. Lavoro (quel poco che resta essendo autonomo), assisto tecnologicamente le varie piattaforme per la scuola online, pulisco, faccio da mangiare, due chiacchierate via Skype e poi ricomincio. Sono quasi tentato dal pagare comunque le tasse subito e non per avere la stelletta che è stata promessa, caro presidente, ma perché penso che se ce la posso fare credo sia giusto così. Sono un italiano medio, insomma, ma da qualche giorno c'è qualcosa che comincio a tollerare poco.

Vede, presidente, continuare a sentirla dire che "ci sono ancora troppe persone in giro", che "i mezzi pubblici sono troppo affollati", che siamo (in senso lato tutti noi) indisciplinati e che addirittura "troppe poche persone indossano la mascherina" mi sta provocando un moto di giramento delle palle costantemente in aumento. Cosa significa quello che dice? Mia moglie che è chiamata da decreti e azienda ad andare a lavorare è una irresponsabile? O invece lei e quelli come lei vanno ringraziati perché comunque portano avanti il loro, senza cedere alla tentazione di approfittare di una qualsiasi delle agevolazioni offerte per chiudersi in casa e salutare tutti? Tra l'altro rispettando una vostra decisione e cioè quella di non fermare tutte le attività produttive. E il taglio dei mezzi pubblici che ha causato il sovraffollamento di altri poveri cristi fuori per lavoro, chi l'ha deciso? Noi? Loro? Oppure un altro presidente come lei?

Mi sono stufato di vederla pubblicare foto dei parchi, spesso pure non veritiere, per dire che ci sono dei bimbominkia che non sanno rinunciare al footing. Lei, caro presidente, non sta al bar virtuale insieme a noi. Lei e quelli come lei avete ampia delega e poteri per decidere e dirci cosa dobbiamo fare. Succede da un mese.

Ci avete detto di limitare gli spostamenti e lo abbiamo fatto. Poi avete lasciato a casa i nostri figli e ci siamo attrezzati. Avete mandato milioni di persone in smart working e lo hanno fatto, occupando spazi e tempi che per qualcuno possono anche essere privazioni rispetto ad altre, identiche necessità. Ho stampato il modulo di autocertificazione. Poi l'ho ristampato perché è stato modificato e poi di nuovo dopo l'aggiunta di una riga. Praticamente ho fatto fuori mezzo bosco (oltre che del preziosissimo toner) per rispettare tutte le prescrizioni. Sono anche pronto a farmi venire il mal di stomaco nel click day che pensate di organizzare per darci gli aiuti che ci spettano. Fare con calma sarebbe troppo semplice, ho compreso il senso. Meglio una bella botta di adrenalina e via.

Insomma ho fatto tutto, presidente. Sto a metri di distanza dal prossimo, mi soffio il naso nel gomito, mi lavo le mani ogni mezz'ora, le igienizzo e poi le rilavo per sicurezza. Cerco pure di stare allegro. Faccio finta di non ricordarmi che tra i milioni di persone che sono in giro come nulla fosse (l'ha detto lei) evidentemente non ci sono quelli che devono pagare le fatture che ho mandato negli ultimi mesi. Alzo le spalle. Sorrido. Penso che ci sono tanti che stanno peggio di me e mi faccio forza. Penso a quelli che lottano in corsia e li ringrazio. E sopporto.

Sopporto tutto ma non la presa in giro. Ecco, presidente, l'ho sentita dire più volte negli ultimi giorni che ci sono troppe persone senza mascherina. Credo di non aver capito bene. Lei e quelli come lei mi avevano sempre detto che servivano solo ai malati e agli operatori sanitari mentre gli altri, noi, potevano farne a meno. Lei e quelli come lei sono le persone che nell'ultimo decennio hanno scelto dove approvvigionarsi di quel materiale oggi prezioso: se farlo in Italia (mantenendo viva la filiera) oppure all'estero, come purtroppo è capitato e quindi adesso facciamo fatica a essere autonomi. Se mi dice dove posso trovare le mascherine, gentile presidente, mi precipiterò a prenderle per me e per i miei cari, moglie compresa che continua a dover uscire senza che le sia stata garantita. Però mi dica dove devo andare, perché da venti giorni a questa parte io non le ho trovate né in farmacia né su internet. E le garantisco che non mi sono posto nemmeno problemi di prezzo. Oppure almeno su questo taccia e cambi modo di comunicare. Perché io sopporto tutto, anche di restare sulla trincea del mio balcone fino all'estate, ma non di stare qui sentendomi dare dell'irresponsabile. Sopporto le privazioni, ma in cambio da chi (come lei) decide pretendo indicazioni e non la contabilità delle cose che non vanno.

PS - Già che ci siamo, avrei bisogno di capire se davvero il mio supermercato di fiducia dovrà smettere di vendere cosiddetti prodotti non di prima necessità, tipo cancelleria e materiale elettrico ed elettronico. Perché se così fosse dovrò uscire di corsa a fare il carico prima che venga meno in mezzo a questo tunnel lunghissimo che attraversiamo. Rigorosamente senza mascherina.

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