Politica

Perché tutti vogliono Calenda

È sempre più presente, ma precisa di non essere in partita. E mette in ombra altri candidati compreso Renzi che oggi però ne ha bisogno

Carlo-Calenda

Sara Dellabella

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Ultimamente, tutti lo vogliono. Carlo Calenda è l’astro nascente della politica italiana e lui non si nega. Le sue presenze ai dibattiti e su Twitter, da qualche mese a questa parte, si sono fatte più frequenti. Interviene con l’atteggiamento di chi ci tiene a precisare che non è in partita, ma intanto scala le classifiche di gradimento e fa fuori i competitor. Per celebrarne l’ascesa è nato anche un fake account @CiccioCalenda su cui il "Ministro" scambia battute, mostrando anche il suo lato umano.

Sarà perché bastona, ma non urla. Smonta le bufale, anche quelle di Renzi, e spiega con atteggiamento pragmatico quello che si può o non può fare. A scendere nell’agone della corsa elettorale, a mendicare un posto in lista non pensa, ma si fa vedere agli incontri con Emma Bonino, con Gentiloni e con Rutelli. È schierato da tempo Calenda e non con Renzi, al quale negli ultimi mesi ha riservato critiche feroci su come ha gestito il dibattito interno al Pd e nel governo, la comunicazione sul referendum e da ultimo alcune trovate elettorali per inseguire i populisti.

Utile per recuperare consenso

Sarà per questo che adesso il segretario del Pd ne ha un bisogno disperato, perché è l’uomo utile a recuperare quella fetta di ex renziani stufi della rottamazione. A riprova, qualche giorno fa, Renzi e Calenda hanno partecipato ad un’iniziativa a sostegno del candidato alla Regione Lombardia, Giorgio Gori e l’intervento del Ministro è stato interrotto più di una volta da applausi scroscianti. Pare che Renzi non l'abbia presa benissimo.

La campagna elettorale finora si è rivelata abbastanza noiosa. Nessuno dei candidati ha trovato una chiave di lettura avvincente e gli slogan risuonano stanchi. Per ora è andata in scena la fiera degli “aboliamo” che va dai vaccini alle 400 leggi di Di Maio, passando per le tasse universitarie e la legge Fornero. Emblema non solo della scarsa fantasia dei nostri futuri governanti, ma anche della mancanza di una visione per il nostro Paese.

Costruire e non rottamare

E allora ecco Calenda che in questo mortorio non si cala e rivendica il suo ruolo di ministro fino all’ultimo giorno e distribuisce bacchettate a Michele Emiliano che rischia di mettersi di traverso sulla trattativa per il risanamento dell’Ilva, si impegna per Alcoa, Alitalia e tutti gli altri tavoli di crisi ancora aperti al Ministero dello Sviluppo Economico. Il suo mantra è da sempre Industria 4.0, il piano di finanziamento per le imprese che decidono di fare innovazione. Lui non rottama, ma costruisce e rinfaccia a Renzi di avere sbagliato la comunicazione anche su questo punto. 

Calenda è l’uomo delle decisioni e delle cose da fare. Contrariamente a Matteo Renzi, non ha avuto paura di prendere in mano il capitolo “Roma” anche entrando in polemica con il sindaco Virginia Raggi. Se al Nazareno, Renzi (anche in veste di premier) non ha mai voluto impicciarsi delle cose romane, Calenda da mesi oramai ha preso in mano la situazione e per questi molti lo vorrebbero candidato al prossimo giro, in caso di dimissioni anticipate della sindaca.

Anche perché risponde perfettamente all’identikit del nuovo elettore democratico, che non è più l’uomo delle periferie, ma dei quartieri bene. Calenda è figlio di Cristina Comencini, regista espressione della sinistra benpensante, e allo stesso tempo uomo di Confindustria capace di dialogare con pezzi importanti dell’imprenditoria e della finanza. Senza contare, che in caso di un'altra stagione di larghe intese, Calenda ha già incassato la stima di Silvio Berlusconi. 

Un asso nella manica per un Pd in calo e un leader in difficoltà, che sa che il prossimo governo dovrà puntare su uomini come Calenda e Gentiloni per rimanere almeno un po' in sella.

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