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Hormuz, possibile svolta decisiva: gli Emirati pronti a intervenire in guerra

Hormuz, possibile svolta decisiva: gli Emirati pronti a intervenire in guerra

Tra ONU e coalizione, Abu Dhabi valuta un intervento contro l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz

Gli Emirati Arabi Uniti si muovono in prima linea mentre prende corpo l’ipotesi di un intervento diretto nel Golfo Persico. Secondo il Wall Street Journal Abu Dhabi starebbe valutando una partecipazione operativa al fianco degli Stati Uniti e di altri alleati per forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti arabe, il Paese sarebbe disposto a sostenere un’azione militare per garantire la libertà di navigazione, assumendo un ruolo di primo piano nella regione dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Diplomatici emiratini stanno lavorando per ottenere una copertura internazionale, sollecitando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad approvare una risoluzione che autorizzi l’uso della forza. Le stesse fonti riferiscono che gli Emirati stanno spingendo Washington e le principali potenze militari europee e asiatiche a costituire una coalizione navale e aerea con l’obiettivo di riaprire il passaggio strategico. Secondo funzionari del Golfo, a Abu Dhabi si ritiene che Teheran stia combattendo per la propria sopravvivenza e sia pronta a trascinare l’economia mondiale in una crisi prolungata attraverso il controllo dello stretto.Gli Emirati avrebbero già valutato le proprie capacità operative, inclusa la partecipazione alle operazioni di bonifica dalle mine e il supporto logistico. Alcune fonti arabe indicano anche che Abu Dhabi avrebbe suggerito agli Stati Uniti di prendere il controllo di alcune isole lungo la rotta marittima, tra cui Abu Musa, contesa da decenni con l’Iran.

Gli Emirati rompono gli indugi

Il Ministero degli Esteri emiratino ha richiamato diverse decisioni delle Nazioni Unite che condannano gli attacchi iraniani e la chiusura dello stretto, sostenendo l’esistenza di un ampio consenso internazionale sulla necessità di garantire la libertà di navigazione. In questo contesto, anche altri Paesi del Golfo stanno assumendo una posizione più dura. Arabia Saudita e alleati, pur senza impegnare direttamente le proprie forze armate, si sarebbero schierati contro Teheran, mentre il Bahrein – sede della Quinta Flotta statunitense – sta promuovendo la risoluzione che dovrebbe essere votata nei prossimi giorni. Il cambio di linea degli Emirati segna una svolta significativa rispetto al passato. Dubai, importante hub commerciale, aveva mantenuto rapporti economici con l’Iran e, prima del conflitto, Abu Dhabi aveva tentato una mediazione tra Washington e Teheran. Ora invece gli Emirati sembrano allinearsi alla richiesta americana di maggiore coinvolgimento degli alleati per garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni, il presidente statunitense avrebbe anche valutato l’ipotesi di concludere il conflitto senza riaprire il passaggio, lasciando la questione ai partner regionali.Il possibile intervento comporta tuttavia rischi elevati. Teheran ha già intensificato gli attacchi contro gli Emirati, lanciando negli ultimi giorni decine di missili e droni. L’Iran ha inoltre minacciato di colpire infrastrutture civili nei Paesi del Golfo che dovessero sostenere operazioni militari contro il suo territorio. Gli analisti avvertono che un coinvolgimento diretto potrebbe esporre Abu Dhabi a ulteriori attacchi e a conseguenze economiche, con ripercussioni sulla fiducia degli investitori e sui rapporti futuri con Teheran. Gli attacchi iraniani hanno già inciso sull’economia emiratina, riducendo il traffico aereo, frenando il turismo e creando tensioni nel mercato immobiliare. Il Paese ha reagito introducendo misure restrittive, tra cui limitazioni all’ingresso dei cittadini iraniani e la chiusura di alcune strutture legate alla comunità di Teheran. La riapertura dello Stretto di Hormuz resta cruciale per il commercio energetico e marittimo globale. Gli Emirati ritengono che, con il via libera dell’ONU, anche Paesi europei e asiatici attualmente prudenti potrebbero contribuire alla bonifica del corridoio.

Russia e Cina con l’Iran

Russia e Cina potrebbero tuttavia bloccare la risoluzione con il veto, mentre la Francia starebbe lavorando a una proposta alternativa. In ogni caso, fonti del Golfo sostengono che Abu Dhabi sarebbe pronta a partecipare a un’iniziativa militare anche senza un mandato formale. Resta però incerta l’efficacia di un’operazione militare. Secondo analisti e osservatori, il controllo dello stretto richiederebbe non solo il dominio navale, ma anche il presidio delle coste e delle isole circostanti, con possibili operazioni terrestri. Alcuni esponenti politici statunitensi hanno espresso dubbi, sottolineando come l’Iran potrebbe continuare a minacciare la navigazione con mezzi limitati. Nonostante le incognite, i Paesi del Golfo favorevoli all’intervento ritengono che i rischi siano inferiori rispetto alle conseguenze di lasciare a Teheran il controllo di una delle rotte energetiche più importanti al mondo. Gli Emirati dispongono di basi strategiche, del porto di Jebel Ali e di una forza aerea equipaggiata con caccia F-16 e droni di sorveglianza, oltre a scorte di missili e munizioni che potrebbero rafforzare le operazioni della coalizione. Un contributo che, se confermato, segnerebbe l’ingresso diretto di Abu Dhabi in uno dei fronti più delicati del conflitto regionale.

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