Politica

Gli Assessori alla "Qualunque"

Aumentano gli amministratori dalle deleghe assurde: alla felicità, al benessere, all'armonia...

Antonio Albanese, Qualunquemente

Francesco Bonazzi

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Dopo «l’acqua del sindaco», quella che sgorga dalla rete pubblica, arriva la felicità del sindaco, quella che sgorga dalla testa di un assessore. In giro per l’Italia sta crescendo una sensibilità nuova, un progetto più ambizioso: lavorare per la gioia del cittadino. Perché non di sole autorizzazioni edilizie e assunzioni inutili si vive, ma anche di obiettivi «alti». E così, stanno spuntando sempre nuovi assessorati dedicati (le maiuscole sono nelle relative delibere comunali) alla Felicità, alla Gentilezza, al Benessere, alla Concretezza, all’Armonia e perfino alla Vivacità. Sono già una quarantina, dal Piemonte alla Sicilia, e molti di loro si vedranno il 22 settembre alla Giornata della Gentilezza, organizzata da due associazioni piemontesi, «Cor et Amor» e Movimento Mezzopieno, che negli ultimi mesi hanno proposto a centinaia di comuni di istituire questi nuovi assessorati, ovviamente «a costo zero». Perché la felicità è gratuita, si sa. E magari porta anche voti.

A Rivarolo, nel torinese, il 30 agosto una signora di 74 anni si è accasciata in un supermercato ed è morta così, tra gli scaffali e i carrelli della spesa. Che hanno continuato a girare, come i rotoli delle casse, per un’ora e passa, mentre lei stava sotto un lenzuolo bianco. Alcuni clienti hanno fatto la spesa come nulla fosse, altri hanno protestato. Il giorno dopo, le pagine locali della Stampa davano conto dell’episodio ed ecco che spunta l’intervista a una giovane, Lara Schialvino, presentata come «assessore alla Gentilezza» di Rivarolo, la quale prometteva il solito «codice di condotta per le imprese». Schialvino, architetto trentenne, è diventata assessore alla Gentilezza alla fine di luglio. In quell’occasione, in consiglio comunale si scatenò una baraonda infernale, nel corso della quale un consigliere di opposizione accusò la nuova giunta di «sodomizzare i cittadini» e lo fece brandendo per tutta la seduta un tubetto di vaselina, come simbolo dell’assessorato alla Gentilezza.

Eppure c’è una voglia di garbo e moderazione che scorre nelle vene più nascoste della nazione. E che forse Giuseppe Conte ha colto quando ha annunciato alla Camera: «Saremo miti». Ma anche Virginia Saba, sorridente fidanzata di Luigi Di Maio, ha scolpito: «Sarà il governo del garbo». In meno di due anni sono già stati creati 19 assessori alla Gentilezza. Come Miriam Asmundo, 38 anni, avvocato, che opera nel messinese a Roccalumera. O il sessantenne Gianluigi Bado, assessore alla Gentilezza nel piccolo comune di Igliano, in provincia di Cuneo. Il sindaco Flavio Gonella l’ha spiegata così: «Educare oggi alla gentilezza e alla positività è un investimento etico, a breve e lungo termine, di vitale importanza per il futuro dei rapporti interpersonali».

L’emergenza cortesia si è creata anche a Omegna, nel Verbano, 15 mila abitanti, dove hanno incaricato una donna di occuparsi di Gentilezza, cultura, pubblica istruzione, formazione professionale, politiche giovanili, comunicazione istituzionale. Si chiama Sara Rubinelli, fa la psicologa, insegna anche in Svizzera e ha avuto l’eleganza (o la gentilezza?) di rinunciare al compenso di assessore. La delega l’ha ricevuta a fine luglio e si è già impegnata in una serie di iniziative a partire dai ragazzi, con un messaggio di buon senso: «Se siamo gentili con gli altri, staremo bene anche noi».

Storia simile a Battipaglia, in Campania, dove l’assessorato è finito nelle mani di Davide Bruno, ex segretario cittadino del Pd, commercialista e analista di Accenture. Anche i conti possono tornare con garbo.

Sono invece un po’ più inquietanti i comuni dove si è deciso di «vendere» ai cittadini obiettivi più complessi e potenzialmente totalizzanti come la felicità. A parte George Orwell, gli assessorati alla Felicità fanno venire in mente alcune utopie comuniste e, del resto, il vecchio inno sovietico definita la patria russa «sicuro baluardo della felicità dei popoli!». E alla felicità del popolo hanno pensato a Ceregnano (Rovigo), dove l’omonima delega è stata attribuita a Elena Dall’Oco, cuoca in una casa di riposo, attrice di teatro per passione e impegnata nel volontariato.

Un’altra donna, Barbara Manfredini (Pd) è assessore alla Felicità a Cremona. Ben più comprensibile il destino toccato a Domenico Malingieri, rientrato dalla Svizzera nella splendida isola di Ventotene, dove fa il ristoratore e si è assunto il compito di guidare i concittadini alla ricerca della Felicità.

Anche il benessere, sia reale che «percepito», in omaggio alla moda dominante, non poteva restare fuori dai municipi di questa nuova Italia. Angelo Mita, sessant’anni, è assessore al Benessere a Gallipoli, dove unisce una mezza dozzina di deleghe, e di mestiere fa l’oncologo. Ha una collega a Pesaro con un nome da romanzo di Stendhal, Mila Della Dora, impiegata trentenne, guardalinee nelle serie minori, assessore non solo al Benessere, ma anche all’accoglienza, alla salute e alimentazione, allo sport, alla casa, all’immigrazione, al volontariato. È in buona compagnia, perché sempre nella città marchigiana è stato istituito l’assessorato alla «Bellezza e Vivacità», affidato a Daniele Vimini, che nella vita si occupa di illuminotecnica. «E alla Vivacità ci mettiamo il tecnico delle luci», deve aver detto il sindaco.

A Catania siamo invece a metà tra il Grande Architetto dell’Universo e la poesia pura, con la decisione di regalarsi un assessore all’Armonia. La scelta è caduta su Fiorentino Trojano, già assessore con Enzo Bianco, psichiatra della Asl. Meno ambizioso, ma di sicuro impatto, l’assessore alla Concretezza istituito a Gallipoli e affidato a un povero Cristo che deve anche occuparsi, per 1.380 euro lordi al mese, di lavori pubblici, edilizia privata, urbanistica, decoro e arredo urbano, centro storico, periferie, marine, verde pubblico, regolamenti comunali, tutela del territorio. Sempre a Gallipoli c’è un altro assessore all’Armonia, Paolo Scialpi, che però ha anche la delega al contenzioso e qui si capisce che il sindaco ha un suo umorismo non banale. Del resto, se a Roma ormai si intitolano impunemente i decreti a valori come la Dignità, o si usano slogan da venditori di pentole come «Salva Italia», non si può certo impedire che in provincia arrivi la fantasia al potere. Anzi, direttamente l’illusionismo.

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