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ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
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Perché non torneremo a votare presto

L'aumento dell'Iva, la legge di bilancio, il G7 e il fronte internazionale: Mattarella sa che l'Italia ha bisogno di un Governo con pieni poteri. E pensa a Paolo Gentiloni

Non si tornerà a votare, né a giugno, né a settembre. L'aumento dell'Iva, il G7 canadese, la legge di bilancio sono tutti ottimi motivi per i quali il Quirinale non cederà alle richieste del Movimento 5 stelle che vorrebbe ritornare velocemente alle urne e neppure di chi come il centrodestra vorrebbe dare il via a un governo di minoranza dopo le elezioni del 4 marzo.

I partiti hanno avuto due mesi per provare a cucire alleanze e invece alla fine hanno solo allargato i solchi che li dividono, lasciando a Sergio Mattarella una difficile matassa da sbrigliare e che allo stato attuale non comprende nessuno dei leader in campo per la guida di un governo di tutti.

Oltre agli impegni inderogabili dell'agenda dei prossimi mesi, l'Italia ha bisogno di un governo con pieni poteri per poter trattare a livello internazionale. Nei giorni scorsi, Macron e Merkel hanno incontrato Trump per scongiurare l'aumento dei dazi per le merci in entrata negli Stati Uniti, una misura che colpirà anche il nostro made in Italy (particolarmente forte all'estero nel settore alimentare e della moda) e la crisi siriana alle porte.

Insomma, se in campagna elettorale ci hanno promesso il reddito di cittadinanza e la flat tax, senza un governo quello che i cittadini porteranno a casa sarà l'aumento dell'Iva e una compressione delle esportazioni che andrebbe a colpire le aziende italiane. Davvero un bel risultato.

Il ruolo di Gentiloni

La strada più percorribile oggi per mettere d'accordo tutti i partiti, facendogli ingoiare un partito di “tutti e nessuno”, è quella di un esecutivo a tempo, in carica giusto il tempo di evitare la catastrofe. Nel 2019, si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo e molti individuano in questo calendario il tempo utile per fare queste poche cose, tra cui una legge elettorale, e tornare alle urne.

Ma per un tempo così breve quale politico o tecnico accetterebbe un incarico così gravoso?

L'ipotesi che si fa strada in queste ore è che ancora una volta un sacrificio potrebbe essere chiesto a Paolo Gentiloni, magari con un rinnovo della squadra dei ministri che tenga conto anche dei risultati usciti dalle urne del 4 marzo. Mattarella potrebbe affidarsi a lui per questo transito.

La sua popolarità potrebbe aiutarlo a mettere d'accordo i partiti senza generare particolari scossoni. Finora è rimasto ai margini della discussione pubblica e neppure dopo gli attacchi di Matteo Renzi a Che tempo che fa ha mosso ciglio. È il pacificatore che serve all'Italia per uscire dal pantano di quell'inconcludenza in cui è caduta la politica. Mentre gli altri litigano, c'è un uomo che è rimasto al comando, nel silenzio. Sarà per quello che gli italiani lo gradiscono sempre più.

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