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Perché Kim Jong-un e Donald Trump farebbero bene a incontrarsi a Pyongyang

La capitale Nordcoreana potrebbe offrire il contorno perfetto per fare passi avanti concreti sul piano della denuclearizzazione e della pace

Come stanno andando avanti i negoziati tra Corea del Nord e Stati Uniti? Dove si incontreranno Donald Trump e Kim Jong-un? Possibile che il leader del regno eremita sia riuscito a convincere il presidente americano a raggiungerlo niente meno che a Pyongyang? Le speculazioni sui retroscena di un incontro che suona già storico sono tantissime, e purtroppo, visto l'elevato livello di segretezza con cui viene gestito il dossier Nordcoreano, capire tra anticipazioni e ricostruzioni quali siano vere e quali no è molto difficile. Eppure, qualche sforzo in più può essere fatto per leggere tra le righe delle dichiarazioni ufficiali che ci arrivano.

Kim e Moon si incontreranno in Corea del Sud

Data e luogo del vertice tra Kim Jong-un e Moon Jae-in sono già stati confermati: il 27 aprile i due leader si stringeranno la mano a Punmanjon, un piccolo villaggio che si trova nella Zona demilitarizzata al confine tra le due Coree. Da notare come sia già stato annunciato che sarà Kim a "scendere al Sud", una concessione che non ha precedenti, visto che nessun leader nordcoreano ha mai preso in considerazione l'ipotesi di mettere piede "a Sud", per motivi di sicurezza ma anche per orgoglio. E questo è certamente un passo avanti.

Trump andrà a Pyongyang?

Dalla Mongolia alla Cina, passando per Svezia e Finlandia, nelle ultime settimane sono state discusse varie ipotesi sul luogo in cui i leader di Corea del Nord e Stati Uniti si incontreranno in una data ancora non definita che però non dovrebbe superare la fine di maggio. Pochi giorni fa, la CNN, citando fonti dell'intelligence americana, si è spinta a ipotizzare un faccia a faccia a Pyongyang. E' credibile?

Quando l'ipotesi di un vertice tra i due presidenti è stata presa in considerazione la capitale Nordcoreana è stata esclusa d'ufficio per motivi di sicurezza. Da qui la corsa all'individuazione di una alternativa accettabile per tutti. Purtroppo non sappiamo nulla di come stanno procedenedo le trattative dietro le quinte, ma di certo gli incontri tra funzionari americani e coreani in questi ultimi mesi sono stati numerosi.

L'ipotesi di Pyongyang può avere senso se letta sulla base delle concessioni reciproche che i vari paesi hanno iniziato a farsi: Kim Jong-un vuole negoziare, e di certo non ha presentato la richiesta di organizzare il vertice nella capitale Nordcoreana come un aut-aut. E' però possibile che abbia dimostrato ai suoi interlocutori di essere così serio nella volontà di arrivare a un accordo da far svanire le paure legate all'organizzazione di un incontro a Pyongyang.

Le concessioni di Kim Jong-un

Come avrebbe fatto Kim a trasformarsi nel giro di pochi mesi da leader pericoloso e impenetrabile a partner degno di (moderata) fiducia? La flessibilità con cui Kim ha gestito la tregua olimpica a il nulla osta concesso a Seul e Washington per portare avanti le loro esercitazioni militari congiunte sono state il primo passo. Il secondo la conferma dell'incontro con Moon Jae-in in territorio Sudcoreano.

Poi il 9 aprile è arrivata la conferma della volontà di voler discutere direttamente con Trump i termini della denuclearizzazione della Penisola. E ormai Kim ha sollevato l'argomento denuclearizzazione talmente tante volte da rendere più difficile dubitare che il suo impegno sia serio. Certo, i due presidenti probabilmente ragioneranno su idee di denuclearizzazione diverse, ma almeno è conformata la volontà di trattare l'argomento. E anche questo è un importante passo avanti.

Infine, questa settimana, nel corso di una riunione dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea, Kim Jong-un ha preso la parola per discutere degli ultimi sviluppi sulla situazione della Penisola coreana. Dopo aver confermato l'incontro del 27 aprile, il leader ha espresso il proprio sostegno per lo "sviluppo di un dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord" e ha invitato il Partito a iniziare una riflessione sulla posizione strategica che la Corea del Nord dovrà assumere per riorientare priorità e politiche della sua visione internazionale. Anche se implicito, si è trattato del primo riferimento diretto a un faccia a faccia tra Trump e Kim. L'ennesimo passo avanti per l'individuazione di una soluzione sostenibile per la Penisola coreana.

La posta in gioco

Perché Kim sembra tenerci così tanto a ospitare Trump a Pyongyang?

Per la Corea del Nord si tratterebbe senza dubbio di una enorme vittoria sul piano dell'immagine: dopo mesi di accuse reciproche, che prima o poi è possibile inizieranno ad essere etichettate come "incomprensioni" per dare ancora più sostegno e valore alla possibile distensione, Kim Jong-un potrebbe vantarsi di essere stato il primo leader a dare il benvenuto in Corea del Nord a un presidente degli Stati Uniti. 

Ancora, un vertice a Pyongyang metterebbe Kim nella condizione di poter testare gli umori di Washington sulla possibilità di iniziare un dialogo che porti alla "scrittura di un nuovo capitolo nella storia di una riunificazione indipendente della Penisola", come annunciato in un editoriale del quotidiano Nordcoreano Rodong appena un paio di giorni fa. Che cosa significhi riunificazione indipendente non lo sa nessuno, ma forse potrebbe fare riferimento alla possibilità di arrivare un giorno, alla firma di quel Trattato di Pace che i coreani aspettano dal 1953 e che segnerebbe formalmente e praticamente l'inizio di una nuova era per la Penisola, basata su collaborazione funzionale e rispetto degli interessi reciproci.

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