Il Pd di Renzi: le 5 sfide aperte
ANSA/ANGELO CARCONI
Il Pd di Renzi: le 5 sfide aperte
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Il Pd di Renzi: le 5 sfide aperte

Il ruolo della destra, le negoziazioni per l'italicum, la battaglia in Europa, la tenuta contro le correnti interne e un obiettivo: in sella fino al 2018

Matteo Renzi disegna alla Direzione del Pd il profilo del partito "a vocazione maggioritaria", inclusivo di realtà diverse dalla sinistra di Sel (Migliore) al centro di Romano (Scelta civica). Per la prima volta c'è davvero la possibilita' di realizzare quella che era stata l'intuizione  strategica di Walter Veltroni alla nascita del Partito democratico: e non è un caso che il premier-segretario parta dall'idea di modificare l'Italicum con un premio alla lista invece che alla coalizione con il meccanismo del ballottaggio.

La destra comprimaria

Un modo per stanare Silvio Berlusconi il quale dice di sognare ancora di vincere da solo le elezioni alla testa di Forza Italia: ipotesi irrealistica alla luce dei sondaggi (che fotografano FI attorno al 15 per cento) e che è incentrata in realtà sulla tentazione di fare del movimento azzurro una nave corsara che possa condizionare il Rottamatore solo su alcuni temi di interesse del Cavaliere, relegando il resto del centrodestra al ruolo del comprimario.

I sondaggi e Renzi: perché il premier è in crescita di consensi


I negoziati per l'Italicum

Ma Angelino Alfano ha reagito prontamente abbracciando l'idea di Renzi del premio alla lista che vince a condizione che si rivedano le soglie di sbarramento, tanto per escludere l'idea di tagliare fuori i centristi dal grande gioco. Dal momento che ogni modifica alla riforma elettorale dovrà essere giocoforza concordata tra i contraenti, cio' significa che si è solo alle prime mosse. Si tratterà di vedere se il patto del Nazareno resisterà all'urto di questi cambiamenti, ma un dato è certo: a dare le carte sarà sempre Renzi, forte del 41 per cento ottenuto alle europee, un dato che però non corrisponde al risultato delle politiche 2013.

Come ricorda lo stesso capo del governo, quest'ultimo risultato impone di negoziare con alleati e oppositori.

In sella fino al 2018

Il premier comunque sgombra l'orizzonte dall'ombra delle elezioni anticipate. Agli azzurri che sospettano che il suo disegno sia quello di portare il Paese alle urne, Renzi risponde che il presupposto di questa legislatura è che si arrivi al 2018 e si capisce perchè: solo in questo modo sarà possibile varare quel pacchetto di riforme sulle quali scommette la comunità internazionale e che giustifica sia l'investitura ricevuta dagli Stati Uniti per bocca dell'ambasciatore a Roma Phillips, sia la ritirata strategica dei falchi di Bruxelles.

La lotta per la credibilità internazionale

I rigoristi Ue erano pronti, a quanto sembra, a bocciare la manovra, ma hanno dovuto fermarsi una volta appurato che il governo italiano non avrebbe compiuto passi indietro e che un giudizio negativo avrebbe significato aprire uno scontro dagli esiti imprevedibili sui criteri della cosiddetta flessibilità. Questo è un altro dei risultati dei quali Renzi si è fatto forte nel dibattito in Direzione: una rinnovata credibilità internazionale che ha ottenuto risultati senza precedenti per l'Italia.

No alla confederazione di correnti

All'opposizione interna che si chiede se la Leopolda non sia diventata un partito parallelo e che lamenta una scarsa tensione morale, il Rottamatore risponde senza scomuniche per chi preferirà sabato prossimo la piazza della Cgil alla sua kermesse fiorentina, ma anche con la secca bocciatura di un partito che sia una confederazione di correnti: un modello anziano che non sarebbe capito da quell'opinione pubblica multiculturale e postpartitica a cui egli si rivolge.

In fondo il dualismo tra il "laboratorio" della Leopolda (che la sinistra assimila ad una sorta di circolazione extracorporea delle idee) e la piazza romana del sindacato aiuta il segretario-premier a marcare l'identità del suo partito, non più "cinghia di trasmissione" della Cgil nè espressione del vecchio correntismo da compromesso storico, ma macchina politica ed elettorale postideologica, tendenzialmente aperta a tutte le forze nuove che guardano alla società globale e digitale che è una "grande opportunità per l'Italia" e non un corpo estraneo di cui avere paura. 

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