Parigi riconosce che in Corsica c’è la mafia

Diciotto omicidi per arma da fuoco da inizio anno, tre  negli ultimi 40 giorni: la Corsica, regione francese da sempre  difficile, è scossa da una sequenza di delitti che le autorità non  riescono a fermare

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CHE COSA È SUCCESSO
Diciotto omicidi per arma da fuoco da inizio anno, tre negli ultimi 40 giorni: la Corsica, regione francese da sempre difficile, è scossa da una sequenza di delitti che le autorità non riescono a fermare. C’è chi ritiene che gli equilibri nella delinquenza dell’isola stanno cambiando. Il banditismo corso, tradizionalmente legato alle rivendicazioni indipendentiste, si sta convertendo, a colpi di pistola, in una forma di criminalità organizzata più interessata agli appalti e al riciclaggio di denaro sporco che alla politica. L’espressione mafia corsa, tabù fino a poco tempo fa, è entrata nel dibattito pubblico. Il governo di Parigi ha annunciato provvedimenti speciali, quali la creazione di una cellula interministeriale e un forte rafforzamento dei poteri del prefetto. Nell’attesa, però, la più forte reazione alle violenze viene dalla società, in particolare dalle donne corse, che
in una lettera aperta hanno esortato il presidente della Repubblica François Hollande ad «agire senza aspettare», per imporre la legge in quella che loro stesse definiscono «la regione più criminogena d’Europa».

CHE COSA HANNO SCRITTO
Gli avvenimenti in Corsica hanno suscitato critiche per l’organizzazione delle forze dell’ordine, la cui efficacia è messa in dubbio. Il giornale Libération sottolinea che «polizia e gendarmeria collaborano poco perché sono in concorrenza, le informazioni sono troppo raramente condivise e la giustizia insulare è poco informata». Le Monde, pur condividendo l’analisi, si spinge più lontano, criticando l’approccio generale dello stato al problema corso: «Le misure in vigore non sono all’altezza della sfida posta alla collettività. Resta una barriera mentale da abbattere, oltrepassata dal governo che ha pronunciato, infine, la parola mafia». È necessario anche approvare leggi che garantiscano la protezione dei testimoni e il ruolo dei pentiti per rompere l’omertà che regna sull’isola. «Per aiutare la Corsica, è urgente che lo stato scenda dal suo piedistallo».

CHE COSA SUCCEDERÀ?
Gli assassini degli ultimi due anni non hanno nulla a che vedere con le ondate di violenza che hanno scosso l’isola nei passati 40 anni. Sono di origine criminale e quindi è difficile individuare i mandanti, anche se i loro scopi sono abbastanza precisi: accrescere le loro risorse finanziarie. Non si può parlare di mafia nel senso italiano del termine, ma piuttosto di una tentazione mafiosa di piccoli gruppi che si stanno professionalizzando e inquietano la popolazione. La polizia sembra avere capito che la minaccia è cambiata e le prime misure vanno nella giusta direzione.

Il parere di Xavier Crettiez
professore di scienze politiche all’Università di Versailles.

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