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Il Pakistan non si libera dalla trappola

La strage di Peshawar è un altro episodio della tragedia: un paese in guerra contro i terroristi che è, allo stesso tempo, culla dei gruppi jihadisti

Più di cento bambini straziati tra i banchi di scuola. In Pakistan i talebani di Tehrik-e-Taliban (TTP) hanno compiuto l'ennesima strage immonda. Una strage annunciata attraverso il loro sito web, sulla piattaforma jihadista Umar Media, in cui qualche giorno fa hanno attaccato l'Occidente per il Nobel a Malala Yousafzai, l'adolescente pakistana che per il diritto a studiare si è ribellata agli orchi jihadisti e che da loro è stata ferocemente aggredita.

I talebani del gruppo TTP la definiscono Malala un' "arma preziosa" per l'Occidente e a distanza di pochi giorni sferrano un attacco terribile in una scuola militare di Peshawar, facendo rabbrividire il mondo intero. E' quello che vogliono, da sempre: far paura ai "miscredenti" colpendo i più deboli. Le bestie vigliacche si muovono in un Paese perennemente in fiamme.  


Il Pakistan è uno dei Paesi in prima linea nella lotta mondiale contro il terrorismo e - allo stesso tempo - è anche la culla dii terroristi di diversi gruppi e provenienze. Questa doppia posizione è la causa principale della feroce guerra che si combatte al suo interno. Uno Stato formalmente alleato dell'Occidente, ma dove le trame dell'intelligence spesso seguono sentieri deviati e agiscono alle spalle del governo e dell'esercito per perseguire i propri obiettivi. Per questo dal 2001 a oggi il Pakistan non riesce a trovare pace.

Negli ultimi tredici anni le violenze e gli attacchi terroristici nel Paese hanno lasciato sul terreno più di 35.000 vittime, causando anche enormi danni all'economia pakistana per un totale di 67 miliardi di dollari, secondo le stime della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

Una guerra tra sigle del terrore e governo. Nella parte nord occidentale del Pakistan il conflitto armato esplode subito dopo le Torri Gemelle. Il governo di Islamabad cerca di avere la meglio su diversi gruppi jihadisti che attaccano le tribù pashtun in Waziristan e nella valle della Swat. Sul campo schierate ci sono le truppe di TTP, Lashkar-e-Islam (LeI), Tehrik-e-Nafaz-e-Shariat-e-Mohammadi (TNSM) e di Al Qaeda. A cui si aggiungono bande criminali che non hanno un'impronta nettamente jihadista, ma che trattano con i talebani i loro affari. Una situazione esplosiva, che i droni americani e le varie operazioni militari dell'esercito pakistano non riescono a risolvere.

Il conflitto si inasprisce quando nel 2004 i militari governativi battono a tappeto il Waziristan alla ricerca dei miliziani qaedisti e del loro leader, Osama bin Laden (che verrà trovato e ucciso dai Navy Seals americani nel 2011 proprio in Pakistan, ad Abbottabad).  L'area del Waziristan è una zona tribale. Il Pakistan presenta al mondo il suo contributo alla guerra contro il terrore, ma le tribù si organizzano per "resistere" all'intervento dell'esercito.

E' una guerra di tutti contro tutti, cui si aggiungono anche militanti stranieri, che cominciano ad affollare i campi di addestramento dei jihadisti tra il 2008 e il 2010. E' un circolo vizioso. Il governo pakistano interviene e i gruppi - foraggiati dall'esterno - reagiscono, facendo salire la tensione senza alcuna possibilità di dialogo o negoziato. Secondo il ministero degli Esteri pakistano, il Paese non assisteva a una devastazione così totale, sia a livello sociale che economico, dalla guerra con l'India del 1971. E il numero dei morti lo conferma. 

A questo si aggiunge l'arrivo dei miliziani dell'Isis, che nella valle della Swat sono alleati del TTP e combattuti da altre sigle di "resistenza" pashtun, oltre che dal governo di Islamabad. A sangue si aggiunge sangue senza riuscire a trovare una via d'uscita che protegga i civili e che salvi i bambini. La pace in Pakistan è come l'isola che non c'è; una speranza che al momento nessuno riesce a intravedere all'orizzonte.

L'attentato nella scuola militare

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