Orsoni, a chi la racconta che lei è estraneo alla politica?
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Orsoni, a chi la racconta che lei è estraneo alla politica?
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Orsoni, a chi la racconta che lei è estraneo alla politica?

L'ipocrisia del Pd e l'ipocrisia del Sindaco dietro alla bufera politico-giudiziaria che, sulla scia dell'inchiesta Mose, ha investito la giunta di Venezia

 

Presi per i fondelli fino all’ultimo, per favore no. Risparmiateci almeno questo. Succede che Giorgio Orsoni, dopo aver patteggiato quattro mesi per finanziamento pubblico dei partiti nell’inchiesta Mose, è tornato a fare il sindaco di Venezia con tutta l’intenzione di non dimettersi. Ovviamente la sua determinazione si è infranta sulla necessità per la nuova dirigenza del Pd con Matteo Renzi di marcare in modo netto la differenza rispetto a pratiche e sistemi di corruzione. Impensabile che dopo il patteggiamento, anche se scarcerato e formalmente in carica, Orsoni potesse continuare a guidare la Giunta veneziana. Un bel gesto d’arroganza il suo rilasciare a caldo interviste nelle quali giudicava che non ci fossero le condizioni per lasciare la poltrona. Poi, naturalmente, ha dovuto dichiarare esattamente l’opposto: non ci sono le condizioni per restare primo cittadino in laguna.

Il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, e i vertici del Pd regionale hanno infatti detto chiaro e tondo che nonostante il dispiacere umano per l’avvocato Orsoni, le dimissioni erano gradite. E Orsoni, preso atto della sfiducia del partito, si è dimesso. Non prima di avere revocato la Giunta e tuonato contro il fariseismo e l’ipocrisia del Pd. Partito del quale non ha mai avuto la tessera, va detto. E circostanza, questa, che ha consentito a qualche “democratico” di sostenere che Orsoni non era propriamente loro, organico. Ecco, la coda di questo scandalo lascia esterrefatti. Orsoni non era più solo indagato, ma accettava il patteggiamento. E il quibus della contesa, il Mose, non appartiene alla storia della Repubblica veneziana, ma al presente della città. Come poteva pensare, Orsoni, di avere ancora la credibilità per governare e prendere decisioni? Perché qualcuno nel Pd gli aveva garantito lo scudo?

Ma l’ultima ipocrisia è ancora più significativa di una mentalità che non finisce con le dimissioni da Sindaco. Dice infatti Orsoni di essere “lontano dalla politica”. Le sue dichiarazioni ai magistrati avrebbero chiamato in causa esponenti del Pd, ma le “conclusioni molto amare” alle quali l’ex professore di Diritto amministrativo a Ca’ Foscari nonché avvocato e poi Sindaco è arrivato, riguardano il venir meno della compattezza del Pd in sua difesa, e quindi la fine del rapporto di fiducia e sostegno “che mi ha sostenuto finora”. Ma ben al di là di questo, Orsoni afferma che gli eventi di questi giorni e le iniziative dei magistrati hanno fatto emergere “in modo evidente la mia estraneità alla politica, a cui mi ero prestato con spirito di generosità verso la città”.

Eh no, grazie, va bene che qualcuno nel Pd cerca ancora di farci credere nella superiorità morale della sinistra, riesumata insieme con la memoria di Berlinguer, ma che questa parvenza ipocrita di estraneità alla politica ci venga da chi ha chiaramente nel suo curriculum le stigmate dell’impegno di partito, è davvero troppo. Come si fa in Italia, dopo aver presieduto per 6 anni la SAVE Engineering Spa, la società d’ingegneria dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia, entrare nel Cda della Biennale di Venezia, essere Primo Procuratore di San Marco e vicepresidente della Fondazione Cini, presidente della Compagnia della Vela, consigliere giuridico del ministro dei Lavori Pubblici (Claudio Burlando, Pds), ma anche per cinque anni Assessore nella Giunta di Paolo Costa e infine Sindaco di Venezia dopo le primarie del centrosinistra col sostegno del Pd, come si fa a proclamarsi “estraneo alla politica”?

Sarà difficile adesso per il Pd sostenere a sua volta di essere “estraneo a Orsoni”.

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