Nuovo centrodestra, rischio totale alle europee
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Nuovo centrodestra, rischio totale alle europee
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Nuovo centrodestra, rischio totale alle europee

Nel giovane partito di Alfano c'è già aria di spaccatura e se non si dovesse superare lo sbarramento del 4% sarebbe la fine - Sondaggio

È un partito, o pseudo tale, tenuto insieme con la colla. Piano piano vengono al pettine le contraddizioni che accompagnarono la nascita del Nuovo centrodestra. «Nel partito» dice Paolo Naccarato, senatore di Ncd e sottosegretario, «c’è una gestione verticistica come quella di Forza Italia senza, però, che ci sia un Silvio Berlusconi». Risultato: Ncd rischia di esplodere.

La miccia è stata accesa dalle candidature per le europee che hanno scontentato molti. L’esplosione, invece, avverrà sulle riforme costituzionali, a cominciare da quella del Senato che non piace a più della metà del partito. «Ci sono già 12 senatori pronti a uscire allo scoperto» racconta uno degli insorti, nascosto dietro l’anonimato, «che potrebbero aumentare nelle prossime settimane. Se Renzi porterà la riforma in aula prima delle europee, la protesta scoppierà da qui a 10 giorni. Se rinvierà il tutto dopo le elezioni, se ne riparla a giugno. Salvo imprevisti che potrebbero anticipare i tempi». Insomma, la diaspora pare irreversibile. Anche perché il vertice del partito non vuole, o addirittura non può, farsi carico dei problemi posti dagli «insurgent».

Il motivo va cercato nel peccato originale della formazione: il collante di Ncd sin dall’inizio è stato il potere, i posti di governo o i ruoli chiavi nella pubblica amministrazione o negli enti pubblici; così chi non ha visto concretarsi le promesse con cui è stato coinvolto considera il patto sciolto e studia altri lidi.

I delusi dalle liste per le europee, dalle nomine negli enti pubblici dove c’è stato un Angelino Alfano pigliatutto, dall’inserimento di Gaetano Quagliariello al vertice del partito (Renato Schifani ha storto la bocca e spera nella fusione con l’udc per riprendersi il ruolo di capogruppo in Senato), da un rapporto troppo succube verso Matteo Renzi, stanno creando una situazione ad alta tensione.

Poi c’è la spada di Damocle del risultato europeo: la fusione con il partito di Lorenzo Cesa aveva portato i sondaggi al 5,1 per cento, ma poi, inesorabilmente, le previsioni stanno scendendo (siamo al 4,5). se per caso l’Ncd non centrasse la soglia del 4 per entrare nel parlamento di Strasburgo ci sarebbe un fuggi-fuggi generale verso il Cav, se non verso Renzi. Ecco perché una parte del gruppo dirigente sta puntando sempre più seriamente a una ripresa del rapporto con Forza Italia in una federazione del centrodestra. «Se tutti conveniamo sull’istituzione delle primarie» dice il senatore Andrea Augello «la cosa è fatta».

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