Napolitano gelido sull'odissea giudiziaria di Berlusconi, riforme a rischio
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Napolitano gelido sull'odissea giudiziaria di Berlusconi, riforme a rischio
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Napolitano gelido sull'odissea giudiziaria di Berlusconi, riforme a rischio

Il Quirinale avrebbe respinto ogni forma di moral suasion per consentire agibilità politica all'ex premier. Incontro poi tra Gianni Letta, Verdini e Matteo Renzi - L'analisi

Da un lato un capo dello Stato che avrebbe mantenuto ferreamente il punto sulla sua nota dello scorso Ferragosto. Che in buona sostanza abbandonava Silvio Berlusconi alla sua odissea giudiziaria. Dall’altro lato, “il leader incontrastato” (così lo definì Giorgio Napolitano sempre in quella nota) di 10 milioni di italiani, che per la prima volta non solo non potrà essere candidato ma non potrà fare neppure la campagna elettorale. Eppure senza il leader di Forza Italia e i suoi voti in parlamento Matteo Renzi non potrà fare quelle riforme in nome delle quali Napolitano ha accettato “il sacrificio” di un secondo mandato, per il quale il primo a pregarlo fu proprio l’ex premier.

Questo è il grande paradosso del risultato dell’incontro tra Napolitano e Berlusconi svoltosi martedì sera 2 aprile al Quirinale. Secondo indiscrezioni non confermate, Napolitano avrebbe escluso anche la possibilità di qualsiasi forma di moral suasion da parte sua per far sì che la decisione del tribunale di Milano sulle modalità dell’esecuzione della pena per la condanna Mediaset slitti in modo tale che a Berlusconi sia consentito di fare almeno in parte la campagna elettorale per le europee. Codici e leggi alla mano, il presidente avrebbe eretto un muro. “Del resto – sussurrano alcuni parlamentari ritenuti vicini a Napolitano – Berlusconi non ha mai dimostrato alcun ravvedimento... come può il presidente concedere una grazia motu proprio?”. Non è dato pensare se questo rifletta il pensiero dello stesso presidente della Repubblica.

Resta il fatto che Berlusconi ha comunque da uomo di Stato confermato l’atteggiamento responsabile del suo partito sulle riforme secondo il patto sottoscritto al Nazareno con Renzi. Un accordo che il premier ora è chiamato a rispettare a sua volta, senza giochi ulteriori che rischiano di impantanare la riforma elettorale al Senato. Di questo avrebbero parlato in mattinata Denis Verdini e Gianni Letta con lo stesso Renzi a Palazzo Chigi. Ma anche in questo vertice è naturale che l’odissea giudiziaria di Berlusconi abbia fatto da sfondo.

E il senso di responsabilità di Berlusconi e Forza Italia potrebbe non durare all’infinito, tanto più di fronte al gelo del Quirinale di fronte alla sua vicenda.

“L’incontro è andato ancora peggio di come lo hanno descritto i giornali...”, confida a Panorama.it un deputato azzurro di rango, area falchi. Ma quasi in tutta Forza Italia è stata vissuta come una doccia gelata quella nota del Colle nella quale non solo si annuncia che l’incontro è stato chiesto da Berlusconi ma soprattutto si sottolinea “l’obbligatorietà” da parte del Quirinale di ricevere un leader di partito. Una cosa scontata nella prassi quirinalizia ma che se sottolineata rischia di rivelare il grande freddo dei rapporti: “Terribile quella notazione”, fanno notare dentro Fi.

Eppure ora Renzi al Senato dovrà fare appello proprio a Berlusconi per far passare l’abolizione del bicameralismo perfetto e l’Italicum. Pippo Civati e con lui le minioranze pd non demordono: “I civatiani sono 7, poi ci sono tutti gli altri di Gianni Cuperlo, ex Cuperlo ecc, Renzi per fare le sue riforme si dovrà far dare i voti da Berlusconi”. E questo il capo dello Stato, da fine politico, ben lo sa. Ma, secondo Umberto Bossi, che conosce bene Berlusconi e abbastanza anche Napolitano, il punto sarebbe purtroppo un altro. Il Senatùr lo dice a Panorama.it, senza peli sulla lingua, come suo solito: “Napolitano Silvio non lo ha mai potuto soffrire”.

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