Max Pezzali: il mio lungo incredibile viaggio dagli 883 a San Siro - Intervista
Ufficio stampa Warner
Musica

Max Pezzali: il mio lungo incredibile viaggio dagli 883 a San Siro - Intervista

In attesa del concerto evento della prossima estate, Max parla del nuovo singolo dedicato al caos e alla grande bellezza di Roma

Lo scherzo dell’anno gliel’ha fatto Fiorello spoilerando su Twitter la locandina del suo primo concerto nella Scala del calcio. San Siro canta Max andrà in scena il 10 luglio 2020 e sarà la celebrazione di note e strofe che sono impresse nella memoria collettiva, cronache di vita reale in formato canzone. “Se penso agli inizi con gli 883…” racconta Max a Panorama, “mi vengono i brividi. Il primo contratto lo firmammo con una società che si occupava solo di edizioni. Avevamo recuperato l’indirizzo sulle Pagine Gialle, ma non avevano capito che non si trattava di una casa discografica. Così alla nostra domanda: ‘quando incidiamo un album?’ ci risposero che loro non si occupavano di dischi. Eravamo degli absolute beginners straordinariamente naif, facevamo i fattorini per comprare i sintetizzatori di nuova generazione…”. 

Intrise da sempre di storie di gente comune, le canzoni di Max sono nel corso dei decenni diventate un genere musicale, qualcosa di peculiare che prima di lui non esisteva: “Quando ho iniziato a comporre non andava più di moda l’impegno cantautorale e i testi delle canzoni pop parlavano di amori eterei, quasi astratti. In mezzo c’ero io con la mia attitudine ad andare dritto al punto, a scrivere testi che sono immagini. Allora, era considerato un azzardo, qualcosa di poco poetico ed ispirato” ricorda. Tra i tanti personaggi che popolano i suoi brani ce n’è uno che non se n’è mai andato, che è sempre presente anche quando non viene espressamente citato. “Si chiama Cisco, lo conosco da quarant’anni ed è un’amico estremamente prezioso perché vede la vita dal punto di vista di uno che lavora in fabbrica da quando è ragazzino. Non è un caso che l’abbia menzionato in tre dei miei pezzi più noti: La dura legge del gol, Rotta per casa di Dio e Sempre noi.Cisco è il mio personale reality check, una sorta di alter ego, di coscienza critica. Ci scambiamo i messaggi quasi tutti i giorni… Sa sempre come come farmi tornare con i piedi per terra”. 


Lo stile Pezzali nel corso degli anni ha fatto scuola e, a voler ben vedere, qualcosa della sua attitudine si trova persino nella trap, il genere dei riferimento degli adolescenti di oggi. “Tenuto conto del gap generazionale e del fatto che  ho cominciato trent’anni fa, è assolutamente vero che anche la trap parla in maniera diretta di vita reale e lo fa utilizzando basi musicali che esaltano la voce e i testi. In questo vedo similitudini con gli 883, che se fossero nati oggi, non sarebbero una band ma una start up. Nel music business moderno non basta scrivere canzoni, devi essere un videomaker o avere un amico che lo è, devi saper gestire la comunicazione sui social come se fosse un asset industriale, tenere conto delle caratteristiche e dei tempi delle piattaforme streaming… Insomma, la logica è quella del ‘do it yourself’, dell’essere imprenditori di se stessi”.  


Nel suo personale viaggio dentro i confini della realtà, Max ha avuto di recente un incontro ravvicinato con le strade, gli scorci magici e le tangenziali della Capitale. Lo ha fatto con uno dei pezzi meglio riusciti della sua carriera, In questa città, fotografia nitida e senza fronzoli di quell’inestricabile mix di caos, degrado, umanità e bellezza che è Roma. Una canzone che si muove nella stessa scia dei grandi affreschi dedicati alla città eterna, come Porta Portese di Claudio Baglioni, Roma Capoccia di Antonello Venditti o Roma di notte dei Tiromancino con Frankie Hi Nrg. “Ho scritto un testo fatto di flash ed istantanee per raccontare l’universo romano visto con gli occhi di uno che viene da Pavia. Ci vado spesso a Roma perché lì abita mio figlio e, anche io, come tutti, pago il prezzo della disorganizzazione, di una rete metropolitana quasi inesistente, della viabilità selvaggia. In alcuni incroci rispettare alla lettera la segnaletica e i semafori significa rimanere immobili per una settimana…” spiega. “Ma Roma ha una caratteristica unica al mondo: quando stai per esplodere e non ne puoi più, ti premia con un tramonto indimenticabile o con l’umanità di una battuta fulminante, fatta da un tizio incontrato casualmente per strada o nel mezzo di un ingorgo. Ecco, Roma ti può fare impazzire, mai poi riesce sempre e comunque a farsi perdonare”. 


I più letti

avatar-icon

Gianni Poglio