Torna il Michele Serra garantista: ma ci è o ci fa?
MATTEO BAZZI /ANSA /JI
Torna il Michele Serra garantista: ma ci è o ci fa?
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Torna il Michele Serra garantista: ma ci è o ci fa?

L'Amaca sulla "Repubblica" torna a sparare (per la terza volta) contro chi pubblica intercettazioni e diffonde parole estorte con l'inganno. Perché lo fa?

E tre. Torna a colpire il Michele Serra garantista che da qualche tempo s’è impossessato della penna del solito Michele Serra. Non pago di avere già scritto un’intemerata contro le intercettazioni sbattute in pagina dai giornali e poi una filippica contro la deprecabile moda grillina di mettere ogni segreto in piazza (contraddicendo in poche righe 20-30 anni di lavoro dei suoi colleghi di banco alla Repubblica), nell’ultima Amaca, la sua rubrica quotidiana del 2 marzo, Serra-il-garantista prende ora le difese di Fabrizio Barca: ministro in pectore del governo Renzi, poi cassato per lo scherzo radiofonico della Zanzara che su Radio 24 ha mandato in onda una sua telefonata senza veli con un finto Nichi Vendola.

Ecco quel che scrive Serra: ”Le discussioni private non sono e non possono diventare oggetto di discussione pubblica", dice Fabrizio Barca in merito all'intercettazione-trappola tesagli qualche giorno fa da un varietà radiofonico. Ha ragione; ma non ha alcuna speranza che questa ragione gli venga riconosciuta perché nel sistema mediatico la distinzione (sintattica prima ancora che etica) tra parola privata e parola pubblica è cancellata"

Insiste Serra: "Nove giornalisti su dieci (soprattutto i più giovani) sono sintonizzati dall'alba al tramonto sul principale sito di gossip italiano: autorevolissimo a patto di rimuovere alla radice ogni vaglio etico e metodologico sulle fonti. Nove giornali su dieci riprendono, spesso con rilievo, parole estorte con l'inganno oppure intercettate da inquirenti e divulgate anche quando non sono di pubblico interesse".

Il giornalista conclude l'invettiva con una frase che dovrebbe essere scolpita sullo stipite delle redazioni: "L'argine tra notizia e diceria, tra polemica leale e colpo basso è travolto, e tutto finisce in un melmoso streaming che si autopromuove a "trasparenza" anche quando attinge nel torbido. E posizioni come questa mia sono, nel mondo dei media, di stretta minoranza, e senza dubbio tacciate di moralismo e decrepitezza".

Ha ragione Serra: lo sforzo è commovente, per quanto inutile. Però è pienamente condivisibile dal sommesso punto di vista di ogni povero (vero) garantista, che da tanti anni soffre per lo scempio dei diritti individuali perpetrato da mass media e sistema giudiziario amorevolmente avvinti tra loro.

Più curioso è il fatto che a sparare sia oggi Michele Serra, e che lo faccia proprio dalle pagine della Repubblica. A meno che non si voglia pensare male: perché nella telefonata-trappola della Zanzara Barca rivelava inopinatamente che proprio l’editore di Serra, l'ingegner Carlo De Benedetti, si stava dando da fare per inserirlo nel governo Renzi.

Ma nessuno può credere che tanto generoso impegno sia dettato da questioni di bottega. Quindi, ancora una volta, un benvenuto nella cricca dei garantisti a Michele Serra.

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