giovanni malagò presidente coni elezioni giunta
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Malagò ancora presidente del Coni: rieletto per l'ultimo mandato

Nessun avversario per il numero uno dello sport italiano che ora ha tempo fino al 2024 per superare la crisi e riformare la governance del suo palazzo

Giovanni Malagò resta in sella allo sport italiano. Nessuna sorpresa, nessun avversario che abbia veramente corso con la speranza di cambiare i vertici del Coni alla vigilia di un passaggio che sarà storico perché nel 2024, al termine di questo ciclo olimpico, l'attuale presidente dovrà per forza farsi da parte, lasciando spazio a un successore. Quello sancito da 55 voti su 71 (maggioranza del 79,71% quasi bulgara) è il terzo mandato di Malagò, entrato favorito nel conclave del Coni e uscito rieletto. I presidenti delle federazioni gli hanno riconosciuto il lavoro fatto in questi anni, la vittoria ottenuta con l'assegnazione delle Olimpiadi del 2026 a Milano e Cortina, la dura battaglia sostenuta per l'autonomia del Coni e la necessità di dare un senso di continuità ora che si tratta di rimettere in piedi lo sport non solo di vertice in uscita dalla crisi pandemica.

"Sarà l'ultimo mandato, non mi risparmierò, per arrivare insieme al traguardo e essere ancora più uniti in questo momento di tempesta" ha detto Malagò dopo la proclamazione. Con lui una Giunta che comincia a dare segnali evidenti di cambiamento. Ci saranno due donne come vice presidenti: Silvia Salis e Claudia Giordani. Una decisione che segue la prima candidatura a presidente di una ex atleta come Antonella Bellutti che nelle urne ha raccolto poco (1,45%), ma che infranto un tabù perché mai in 107 anni di storia del Coni c'era stata una corsa in rosa alla poltrona più importante.

Con la rielezione per questo quadriennio, Giovanni Malagò è destinato a diventare il terzo presidente per longevità nella storia del Coni dopo Giulio Onesti e Gianni Petrucci. L'incoronazione è avvenuta a Milano, la città che si è dipinta i cinque cerchi riuscendo nell'impresa abortita a Roma in vista del Giochi del 2024, la grande ferita non ancora rimarginata per il presidente: "Siamo a Milano che è città olimpica e in una regione che ci ha dato fiducia e voi sapete benissimo chi non ci ha dato fiducia".

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