Mafia, tutti i boss  ancora in libertà
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Mafia, tutti i boss  ancora in libertà
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Mafia, tutti i boss ancora in libertà

Dopo gli arresti degli uomini legati al clan di Matteo Messina Denaro, si intensificano le ricerche dei superlatitanti. Ecco chi sono

Dalla tv alla galera

Dalla fiction alla realtà o viceversa. Girolamo Bellomo, detto Luca, nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro, poteva contare anche su un gruppo di picchiatori, uomini fidati che mettevano in riga quanti non ubbidivano agli ordini del capo. E non solo. Tra i suoi fidatissimi anche un elettrauto che controllava se nelle vetture del boss ci fossero microspie, un dipendente della Motorizzazione civile di Trapani che verificava le targhe sospette e un attore. Che, però, più che recitare pare abbia “cantato”.

Ad aprire la pista investigativa che finalmente, questa mattina, ha portato all’arresto di 16 persone da parte dei Carabinieri del Ros, infatti, è stato un insospettabile: una comparsa della soap opera della Rai "Agrodolce", girata in Sicilia, Salvatore Lo Piparo, che sarebbe affiliato al clan di Bagheria, da sempre vicino a Messina Denaro. "Vi potrà sembrare strano - ha raccontato qualche settimana fa, quando ha deciso di collaborare con la giustizia dopo l'ultimo arresto - ma io ho fatto proprio la parte di un poliziotto in Agrodolce, andate a vedere. E fui incaricato di andare a procurare delle pettorine con su scritto 'Polizia': servivano per la rapina a un corriere".

Ma chi sono i superlatitanti di mafia ancora in circolazione?

Matteo Messina Denaro

Ministero dell'Interno

Matteo Messina Denaro è nato a Castelvetrano il 26 aprile 1962 ed è considerato il capo di Cosa Nostra.
Era soprannominato "U siccu" «il magro», a causa della sua costituzione fisica ed è attualmente è al vertice della lista dei latitanti più ricercati
Messina Denaro è figlio di Francesco Messina Denaro, capo della cosca di Castelvetrano e del relativo mandamento. Il collaboratore di giustizia Baldassare Di Maggio dichiarerò che Matteo era «un giovane rampante, anche se non è già capo e suo padre gli ha dato un’ampia delega di rappresentanza del mandamento».
Nel 2010 Messina Denaro è stato inserito anche dalla rivista Forbes nell'elenco dei dieci latitanti più pericolosi del mondo

Marco Di Lauro

Ministero dell'Interno

Marco Di Lauro nasce il 16 giugno 1980 a Napoli ad è un esponente della Camorra.
È latitante dal 7 dicembre 2004, ricercato per associazione di tipo mafioso e omicidio. Dal 17 novembre 2006 è ricercato anche in campo internazionale e fa parte dell'Elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia. Nel 2010, un collaboratore di giustizia indica Marco Di Lauro come mandante di 4 omicidi.
È il quarto figlio del boss Paolo Di Lauro, storico capo del clan Di Lauro, di cui fa parte anche Marco.
Il 2 maggio del 2012, la Terza Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli ha condannato Mario Buono (arrestato nel 2007) e Marco Di Lauro (latitante) all'ergastolo, per l'omicidio del giovane innocente Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 nell'ambito della faida di Scampia a Napoli

Attilio Cubeddu

Ministero dell'Interno

Nato ad Arzana nel 1947, noto fin da giovanissimo alle forze dell'ordine per i suoi numerosi precedenti penali, prese parte ai sequestri Rangoni Machiavelli e Bauer in Emilia-Romagna, messi a segno entrambi nel 1983, e al sequestro Peruzzi, messo a segno in Toscana nel 1981, e si diede alla latitanza. Arrestato nell'aprile del 1984 a Riccione, fu condannato a 30 anni di carcere.

In carcere si comportò da detenuto modello, riuscendo a ottenere numerosi permessi premio; durante uno di questi permessi, concessogli nel gennaio del 1997 con rientro previsto per il 7 febbraio, non tornò però al carcere di Badu 'e Carros di Nuoro e si diede alla latitanza, rimanendo coinvolto nel sequestro di Giuseppe Soffiantini (fu il custode dell'ostaggio) e nell'omicidio del poliziotto dei Nocs Samuele Donatoni, reati per i quali fu condannato rispettivamente a 30 anni e all'ergastolo. Venne fortemente sospettato (anche se mai formalmente incriminato) anche per il sequestro di Silvia Melis, rapita a Tortolì, in Ogliastra, nel 1997.

Dal 1998 è ricercato in campo internazionale, anche se si fece strada l'ipotesi che fosse morto, forse ucciso da Giovanni Farina, un suo complice, per non dividere il denaro del riscatto per il Sequestro Soffiantini

Giovanni Motisi

Ministero dell'Interno

Giovanni Motisi (Palermo, 1º gennaio 1959) è un esponente di spiucco di Cosa nostra. È succeduto allo zio Matteo Motisi come capo dell'omonimo clan; ora è considerato uno dei più potenti capi mafiosi di Palermo. È latitante dal 1998 ed è nell'elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia del Ministero dell'Interno. È ricercato dal 1998 per omicidi, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage. Dal 10 dicembre 1999 è ricercato anche in campo internazionale. Deve scontare la pena dell'ergastolo

Ernesto Fazzalari

Ministero dell'INterno

Ernesto Fazzalari è nato a Taurianova il 16 settembre 1969. E' un criminale italiano appartenente alla 'ndrina Fazzalari della 'Ndrangheta.

Latitante dal 1996 è ricercato per traffico di droga, associazione di tipo mafioso, traffico di armi, rapina e altri gravi reati. Dal 26 febbraio 2004 è ricercato anche in campo internazionale e fa parte dell'Elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia. Deve scontare l'ergastolo

Rocco Morabito

Ministero dell'Interno

La ndrina dei Morabito è una delle più potenti famiglie malavitose della Calabria. Il paese d'origine è Africo nella Locride, dal quale vengono gestiti affari e illeciti nel nord Italia e anche all'estero. A Milano i principali alleati dei Morabito sono i Bruzzaniti e i Palamara, clan originari di Africo. Ma possono contare su legami con i Pansera, Versace, Zappia, Mollica, Criaco.

A Roma sono segnalati nel quartiere Flaminio. La cosca Morabito ha ramificazioni in Sud America, Europa e Africa. Il suo capo fino all'arresto nel 2004 è stato Giuseppe Morabito, detto U tiradrittu: era il ricercato numero uno tra i latitanti calabresi.


Pasquale Scotti

Ministero dell'Interno

Pasquale Scotti, detto Pasqualino 'o collier per aver regalato un collier alla moglie di Raffaele Cutolo, ma conosciuto anche come l'ingegnere, è stato uno dei più fedeli alleati del boss di Ottaviano, rappresentandone la cosiddetta batteria o braccio armato. Dopo il trasferimento di Cutolo al carcere dell'Asinara, e il maxi-blitz del giugno 1983, Scotti tenta di riorganizzare le file della NCO.

Pasquale Scotti (Casoria, 8 settembre 1958) è un appartenente alla Camorra.

Giuseppe Giorgi

Ministero dell'Interno

Giuseppe Giorgi, detto U'crapa nato a San Luca, 6 marzo 1961, è un criminale italiano, della 'Ndrangheta, affiliato ai Romeo nonché genero del capobastone Sebastiano Romeo. Latitante dal 1995 è ricercato per traffico di droga ed armi, omicidio, associazione a delinquere di stampo mafioso.

Secondo il pentito Francesco Fonti anche lui fu coinvolto anche nello smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi, come il contrabbando di niobio, metallo usato nei reattori nucleari. Ha partecipato al carico di rifiuti pericolosi su navi che poi venivano affondate con dinamite lungo le coste italiane.

Si suppone viva in Germania

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