Il comandante Domenico Giani
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Il comandante Domenico Giani
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Ecco l’uomo che ha arrestato l’arcivescovo pedofilo

Si chiama Domenico Giani, ha 52 anni ed è il comandante della Gendarmeria vaticana. È lo stesso che aveva condotto le indagini sul corvo Gabriele

Nelle scorse settimane ha intrattenuto rapporti continui con l’Interpol, con la polizia italiana e con le autorità di Santo Domingo, in qualità di ufficiale di polizia giudiziaria della Città del Vaticano, con l’autorizzazione del promotore di giustizia vaticano, Gian Piero Milano (una sorta di procuratore della Repubblica), ha acquisito il fascicolo di indagine fornito dalla polizia della Repubblica dominicana su monsignor Jozef Wesolowski, il nunzio polacco accusato di pedofilia, violenze su minori, possesso di materiale pedopornografico e arrestato su richiesta del Papa. Domenico Giani, 52 anni, comandante della Gendarmeria vaticana, è lo stesso che aveva condotto sul «corvo», il maggiordomo infedele Paolo Gabriele. Ora sta proseguendo l’attività di indagine su Wesolowski e, da quanto trapela, sembra che dai computer dell’ex nunzia stiano emergendo migliaia di file di foto e filmini pedopornografici, oltre a contatti in chat che lo incastrerebbero senza ombra di dubbio.

 

Collaborazione costante con polizia italiana e Interpol

Giani si è tenuto costantemente in contatto con Interpol e polizia italiana per monitorare, nei mesi scorsi, tutti i movimenti di Wesolowski per essere pronti ad un eventuale arresto. Così è stato martedì scorso, 23 settembre, quando l’arcivescovo è stato convocato in vaticano e il promotore di giustizia gli ha notificato l’ordinanza di custodia. Il capo della gendarmeria lo ha preso accompagnato agli arresti domiciliari nel collegio dei penitenzieri e ha disposto la sorveglianza dei gendarmi su di lui 24 ore al giorno. Ma Gian i non è solo un brillante investigatore. Ha compiuto 52 anni lo scorso 16 agosto, ed è nato ad Arezzo. Attento e discreto, poco amante dei riflettori e della ribalta mediatica, veglia giorno e notte sulla sicurezza di Papa Francesco. Da otto anni è comandante del corpo della Gendarmeria pontificia. Ma, come è nel suo stile, ci tiene a non personalizzare troppo il suo ruolo.

 

Gli angeli custodi del Papa

Gli angeli custodi del pontefice in realtà sono 150, tanti quanti sono i gendarmi in servizio in Vaticano: ne sarebbero previsti molti di più ma la «spending review» è arrivata anche Oltretevere e pure gli angeli devono fare gli straordinari. Ad essi si aggiungono le 120 guardie svizzere che fanno capo invece al comandante Daniel Rudolf Anrig. Con i gendarmi condividono il compito di proteggere il Papa e la Città del Vaticano. Alcuni gendarmi arrivano dall’arma dei carabinieri e dalla polizia di Stato italiana, altri hanno fatto qualche esperienza nell’esercito o, molto semplicemente, sono entrati attraverso l’apposita selezione che periodicamente organizza il Governatorato della Città del Vaticano. E gli angeli custodi hanno scelto uno di loro come protettore: il loro patrono è l’arcangelo Michele, l’angelo guerriero, rivestito da un’armatura dorata e in perenne lotta contro il demonio. Ogni anno, in vista della ricorrenza di san Michele arcangelo che cade il 29 settembre, la Gendarmeria festeggia il suo patrono nei giardini vaticani con una sfilata, l’esecuzione della banda musicale, i discorsi delle autorità ecclesiastiche, il messaggio del Papa e persino i fuochi d’artificio. Quest’anno l’appuntamento cade oggi, il 26 settembre e, come di consueto, non mancheranno le autorità italiane, i rappresentanti del corpo diplomatico presso la Santa Sede e tanti amici della «polizia del Papa».

 

Vigilanza sempre attiva

Componendo il 112 sul territorio vaticano è possibile attivare l’intervento immediato delle forze dell’ordine, dell’ambulanza e dei vigili del fuoco vaticani. I gendarmi si tengono continuamente aggiornati con corsi e training specifici, anche all’estero. Perciò oggi, mentre sui giornali si parla delle minacce del terrorismo islamico, la «polizia del Papa» può mostrare una discreta tranquillità: il livello di attenzione intorno al pontefice è sempre alto e la collaborazione con le forze di polizia e gli organismi di intelligence degli altri Paesi è ottima perciò, spiegano, non c’è da allarmarsi inutilmente.

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