Libia: storia di un Paese tra crisi, guerre, divisioni | cronologia
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Libia: storia di un Paese tra crisi, guerre, divisioni | cronologia
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Libia: storia di un Paese tra crisi, guerre, divisioni | cronologia

Dalla colonizzazione dei fenici alla conquista italiana, dal golpe di Gheddafi all'ascesa di Haftar, la storia della nostra «Quarta sponda». E del suo petrolio.

La Libia sta vivendo anni di crisi, guerre, lotte tra tribù, migranti. Ma come è arrivato al caos della guerra civile? Ecco la storia di un Paese del passato glorioso e dal presente tormentato.


7° secolo avanti Cristo: i fenici si stabiliscono in Tripolitania, la regione occidentale di quella che oggi è la Libia, fino a quel momento popolata dai berberi.

4° secolo avanti Cristo: i greci colonizzano la Cirenaica, la regione orientale dell'attuale Paese, e la chiamano Libia.

74 avanti Cristo: i romani conquistano la Libia.

643 dopo Cristo: gli arabi occupano il Paese, introducendovi l'Islam.

16° secolo: la Libia diventa parte dell'Impero ottomano, che riunisce sotto la reggenza di Tripoli le tre regioni della Libia moderna: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.


1911-1912: l'Italia conquista il territorio libico, sottraendola agli Ottomani. L'imam Omar al-Mukhtar si mette a capo della resistenza anticoloniale. Inizialmente Roma occupa la Tripolitania e la Cirenaica, che diventano sue colonie con il nome di Tripolitana italiana e Cirenaica italiana. Solo intorno al 1930, l'Italia riesce a sottomettere anche le popolazioni del Fezzan, il vasto territorio desertico che costituisce la regione meridionale dell'attuale Libia.

1931: usando ogni tipo di mezzo (gas asfissianti, bombe di iprite e campi di concentramento), l'Italia riesce a soffocare la ribellione libica. Omar al-Mukhtar viene catturato e impiccato.  

1934: con il Regio decreto 2012, Tripolitania e Cirenaica confluiscono nella neonata Libia italiana.

1937: viene istituito il Territorio Militare del Sud, detto anche Territorio del Sahara Libico, che comprende anche il Fezzan. amministrativamente gestito dall'esercito.

1939: Benito Mussolini unifica la Libia al territorio metropolitano italiano, costituendo in tal modo la cosiddetta «Quarta sponda» italiana, che si aggiunge alle tre della penisola.

1942: gli Alleati cacciano gli italiani dalla Libia, che viene divisa fra francesi (Fezzan) e britannici (Cirenaica e Tripolitania).

1951: la Libia ottiene l'indipendenza sotto re Idris.

1953: re Idris assegna concessioni petrolifere a due società statunitensi.

1961: re Idris inaugura il primo oleodotto, che collega l’interno del Paese con il Mediterraneo e rende possibile l'esportazione di petrolio.

1969: un golpe guidato dal colonnello Muammar Al Gheddafi destituisce re Idris. Aboliti i partiti politici, chiuse le basi militari britanniche e statunitensi e nazionalizzate quasi tutte le attività economiche, compresa l'industria petrolifera. Ordinata l'espulsione degli italiani e la confisca dei loro beni.

1980: strage di Ustica. Il DC9 dell'Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, cade nel mar Tirreno, provocando la morte di tutti gli 81 occupanti dell'aeromobile. Anche se le cause non sono ancora state ufficialmente chiarite, l'ipotesi più probabile è che il DC-9 si sia trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo fra francesi, libici e statunitensi. Il volo di linea sarebbe stato bersagliato per errore da un missile, sparato da un caccia Nato contro un Mig dell'aviazione libica.

1981: la marina statunitense abbatte due aerei libici nel Golfo della Sirte, in acque territoriali libiche secondo Tripoli.

1986: gli Usa bombardano Tripoli e Bengasi facendo 101 vittime, tra cui una figlia adottiva di Gheddafi. L'attacco è la risposta di Washington al coinvolgimento libico nell’attentato terroristico a una discoteca di Berlino, frequentata da soldati americani. Per ritorsione, la Libia lancia due missili Scud contro una stazione radio Usa a Lampedusa, che cadono in mare senza causare vittime.

1988: il 747 PanAm Londra-New York precipita sulla cittadina scozzese di Lockerbie facendo 270 vittime. La strage viene attribuita a due attentatori libici.

1992: l'Onu impone sanzioni alla Libia nel tentativo di far estradare, per sottoporli a processo, i due libici accusati della strage di Lockerbie.  

1999: estradati i due imputati di Lockerbie, che vengono messi sotto processo all'Aja secondo la legge scozzese. Sospese le sanzioni Onu contro Tripoli.

2003: il governo libico riconosce le proprie responsabilità nell’attentato di Lockerbie e risarcisce le famiglie delle vittime con 2,7 miliardi di dollari.

2005: in seguito al risarcimento delle vittime dell’attentato alla discoteca di Berlino, in Libia tornano le compagnie petrolifere Usa. Washington annuncia di voler ristabilire piene relazioni diplomatiche con Tripoli.


2008: il premier Silvio Berlusconi chiede scusa alla Libia per i danni inflitti dal colonialismo italiano e sottoscrive un investimento di 5 miliardi di dollari come compensazione.

2010: Unione europea e Libia siglano un accordo per rallentare l’immigrazione clandestina.

2011: ispirate dalla Primavera araba, violente dimostrazioni infiammano Bengasi, che si estendono poi alle altre città. Inizia un'escalation di scontri fra ribelli e forze di sicurezza governative. Ma Gheddafi si rifiuta di cedere il potere. Dopo che a marzo il Consiglio di sicurezza Onu autorizza raid aerei per proteggere i civili, la Francia avvia le prime incursioni. Il 31 marzo la Nato prende la guida delle operazioni militari. Sostenuti dai raid aerei dell'Alleanza atlantica, i ribelli avanzano. Gheddafi si dà alla macchia, finché il 20 ottobre non viene catturato e ucciso. Tre giorni dopo, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt), legittimo governo del Paese, dichiara la Libia «liberata».
   
2012: a gennaio a Bengasi, il principale centro della Cirenaica ricca di petrolio, gli ex ribelli insorgono, in disaccordo con la politica centralista del Cnt di Tripoli. A marzo funzionari del Cnt di Bengasi lanciano una campagna per rivendicare l'autonomia della regione. Dopo le elezioni di luglio, le prime dopo 42 anni di dittatura, il governo di transizione cede il potere al Congresso nazionale generale. A settembre, l’ambasciatore Usa Chris Stevens e tre cittadini statunitensi sono uccisi durante un assalto al consolato americano di Bengasi. A novembre il governo guidato da Ali Zidan presta giuramento.

2013: dopo l'agguato contro il console italiano a Bengasi, Guido de Sanctis, la rappresentanza diplomatica viene chiusa. Ad agosto, i ribelli della Guardia degli impianti petroliferi occupano i terminali, interrompendo per mesi l’erogazione del greggio.

2014: a maggio, il generale Khalifa Haftar, disertore dell'Esercito nazionale libico, lancia assalti contro gruppi islamisti a Bengasi (fra cui Ansar al Sharia), accusando il primo ministro Maiteg di essere «schiavo dei gruppi islamisti». A luglio, la situazione degenera: le Nazioni Unite lasciano il Paese, varie ambasciate chiudono e l’aeroporto internazionale di Tripoli è reso inagibile dai combattimenti. Ad agosto, scoppiano sanguinosi combattimenti a Bengasi e Tripoli tra i miliziani filo-islamisti di Misurata e quelli di Zintan per il controllo dell’aeroporto internazionale. All'arrivo in Libia, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon si trova di fronte due parlamenti e due governi. A Tobruk, vicino al confine egiziano, ci sono il premier Abdullah Al-Thani e il suo governo riconosciuto dalla comunità internazionale, a Tripoli comanda invece l'esecutivo insediato dalle milizie islamiche di «Alba della Libia», nata nella città di Misurata. Non bastasse, sulla scena compare anche l'Isis, che prende il controllo della città di Derna.

2015: con due governi, due parlamenti, 140 tribù e 230 milizie armate, la Libia sprofonda nella guerra civile. A marzo, l’offensiva dell’esercito libico per riprendere il controllo di Derna fallisce. Non solo: lo Stato Islamico prende anche il controllo della città di Sirte. A dicembre Fayez al-Sarraj è posto alla guida di un Consiglio presidenziale di nove membri, con la funzione di Capo dello Stato, e viene incaricato della formazione di un nuovo governo entro 30 giorni.



2016: a gennaio, l’Onu annuncia un nuovo governo ad interim, guidato da Fayez al-Sarraj, con base in Tunisia, ma né il parlamento di Tobruk, né quello di Tripoli ne riconoscono l’autorità. A marzo, il nuovo «governo di unità nazionale» è costretto ad arrivare a Tripoli via mare, essendo lo spazio aereo bloccato. Ad aprile, dopo quasi due anni di assenza, il personale Onu ritorna a Tripoli. A settembre, il generale Khalifa Haftar riprende il controllo di terminali petroliferi nell’Est del Paese. Pochi giorni dopo, le esportazioni riprendono per la prima volta dal novembre 2014, con la partenza di una petroliera diretta in Italia. A dicembre l'Isis viene cacciato da Sirte, che ha occupato per 18 mesi.

2017: a gennaio, l’Italia, che sostiene il governo di unità nazionale di Sarraj, riapre l'ambasciata a Tripoli. A luglio, lo Stato Islamico viene cacciato da Bengasi, dopo tre anni di combattimenti. A novembre, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, il principe giordano Zeid Raad Al-Hussein, definisce «disumana» la collaborazione tra Ue e Libia per la gestione dei migranti dall’Africa.

2018: a luglio, il generale Haftar prende pieno controllo dell'ultima roccaforte dell'Isis all'Est, Derna. A settembre, il governo di Sarraj dichiara lo stato di emergenza a Tripoli.

2019: a gennaio, il generale Haftar lancia un'offensiva per il controllo dei grandi giacimenti petroliferi nel Sud del Paese. Dopo aver ottenuto il controllo nominale su oltre due terzi della Libia, il 4 aprile, Haftar lancia l'operazione Diluvio di dignità. Obiettivo: conquistare la Tripolitania, capitale compresa. Il governo di Sarraj, con sede a Tripoli, appare colto di sorpresa. Ma poi mobilita le milizie e lancia raid aerei contro le forze di Haftar. Intorno ai due schieramenti si scatena una proxy war, una guerra per procura fra vari attori internazionali. Tra i protagonisti indiretti del conflitto, ci sono su un fronte la Turchia, principale alleato del governo Sarraj. Sull’altro fronte, quello di Haftar, sono schierati Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto. Oltre alla Russia, che in Libia ha dispiegato un battaglione di mercenari. A dicembre il generale Haftar annuncia che è arrivata «l’ora zero, quella dell’attacco finale a Tripoli». Il governo turco di Recep Tayyip Erdogan accelera il sostegno a Sarraj, dopo aver saputo che alcune centinaia di mercenari russi sono schierati con Haftar alle porte di Tripoli. Le difese di Sarraj paiono tenere.

2020: mentre il 6 gennaio Haftar annuncia di aver preso Sirte, salta la missione Ue in Libia. Ma mentre l'8 gennaio arrivano in Libia le prime truppe turche a sostegno del governo Serraj, lo stesso Serraj incontra a Bruxelles l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell. Lo stesso giorno arriva a Roma il generale Haftar per un faccia a faccia con il premier Giuseppe Conte. Salta invece, accompagnata da aspre polemiche, la visita del premier Sarraj.

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