Erjon-Sejdiraj
ANSA/CARABINIERI PIACENZA
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Latitante albanese catturato dopo 15 anni, il racconto dell'indagine

I carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza hanno arrestato Erjon Sejdiraj, scomparso dopo un omicidio. Ecco, passo dopo passo, come hanno fatto

È stato alla metà di giugno, quando hanno sentito fratelli e padre che abbassando la voce parlavano al telefono di "quello là": è stato allora che i carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza hanno capito che la pista era giusta. E che finalmente avrebbero potuto mettere le manette a Erjon Sejdiraj, 37 anni, da oltre 15 latitante.

È nata così l'operazione che ha consentito la cattura internazionale di un criminale che da troppo tempo figurava nell'elenco dei 100 più pericolosi latitanti italiani. A Panorama.it la racconta il maggiore Massimo Barbaglia, 48 anni, da due comandante del Nucleo di Piacenza.

L’albanese, da tempo trasferitosi nel Piacentino e con trascorsi nello sfruttamento della prostituzione, nel dicembre 1999 aveva rapito, violentato e annegato una delle sue «lucciole», l’ecuadoriana Betty Yadira Ponce, abbandonandone il cadavere sulla riva del Po. Indagato dal febbraio 2000, Sejdiraj era scomparso ed era stato processato in contumacia, quindi era stato condannato in via definitiva all’ergastolo. Due complici, albanesi come lui, erano stati condannati a 23 anni di reclusione.

Per anni, anche dopo la condanna, gli inquirenti non erano mai riusciti a cogliere la minima traccia del suo passaggio. Ma a Piacenza il caso Sejdiraj non è mai finito in un archivio polveroso. Poi, a tradire Erjon, è stato un consulto di famiglia.

Racconta il maggiore Barbaglia: "Periodicamente verifichiamo lo stato delle indagini sui latitanti. Il caso di Sejdiraj, per noi, era tra quelli che più ci coinvolgevano. Così nel 2014, attraverso l'Interpol, abbiamo chiesto e ottenuto l'assistenza della polizia albanese".

In Albania infatti vivono ancora il padre di Sejdiraj e due dei suoi quattro fratelli. "L'Interpol" racconta Barbaglia "ci rispose che il nostro uomo non sembrava avere contatti con la famiglia in patria, ma aggiunse che invece sarebbe stato il caso di tenere d'occhio gli altri suoi due fratelli, residenti in provincia di Ferrara".

Dato che in questo tipo di cose serve anche un pizzico di fortuna, nel giugno scorso accade che, posto sotto controllo il telefono dei due albanesi in Emilia Romagna, i carabinieri di Piacenza ascoltano presto una serie di conversazioni interessanti.

Tra Albania e Ferrara, i Sejdiraj improvvisamente infittiscono i contatti: padre e quattro figli sono decisi a "mettere le cose a posto in famiglia". C'è un terreno da dividere fra i figli, pare, ma c'è un problema: "Serve anche la firma di quello là".

La prima telefonata di un presunto Erjon arriva a Ferrara nel luglio scorso. Un uomo parla da un cellulare, intestato a un cittadino kosovaro con cittadinanza belga. Il suo nome è lievemente modificato rispetto all'originale: all'anagrafe risulta essere Erjon Imorai. Dal 2006 è sposato con una donna belga (per questo ha assunto a sua volta la cittadinanza) e ha tre figli. 

Da quel che l'uomo dice, però, non si capisce se si tratti davvero del ricercato. "Per essere certi che fosse lui" spiega il maggiore Barbaglia "abbiamo fatto ascoltare da più traduttori le conversazioni intercettate. I periti ci hanno confermato che il modo di parlare e di porsi dell'uomo era quello, tipico, di un fratello minore albanese".

A quel punto i carabinieri, con l'intermediazione dell'ufficio S.I.RE.N.E. (Supplementary Information Request at National Entry, una "sala operativa" sovranazionale che ha il compito di mettere in collegamento le autorità giudiziarie e di polizia degli Stati aderenti al Trattato di Schengen) contattano la polizia belga.

Da Piacenza i carabinieri di Barbaglia inviano a Bruxelles le impronte digitali di Erjon. Con un po' di fortuna emerge che l'uomo anche in Belgio ha qualche precedente per rissa, e per un tentato omicidio. Così la polizia Belga può confrontare facilmente le impronte: coincidono. Vengono fatti anche appostamenti: si verifica che l'uomo, in passato riconoscibile per un tatuaggio a forma di lacrima sotto l'occhio destro, se l'è fatto cancellare.

"In Belgio fanno qualche verifica ulteriore" racconta Barbaglia "poi scatta l'operazione". Con tanti complimenti alla testardaggine di un maggiore dei carabinieri e dei suoi uomini.


Massimo-BarbagliaIl maggiore del Carabinieri Massimo Barbaglia

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