"La chiusura sugli immigrati? Me lo aspettavo" parola di un'italiana in Svizzera
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"La chiusura sugli immigrati? Me lo aspettavo" parola di un'italiana in Svizzera
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"La chiusura sugli immigrati? Me lo aspettavo" parola di un'italiana in Svizzera

Le parole, le considerazioni e le preoccupazioni di una nostra concittadina che ora vive in Canton Ticino dopo il referendum di ieri - La norma - Sondaggio

"Sorpresa? No, mi aspettavo questo risultato. Perché il malcontento è palpabile tra i ticinesi…"

Paola è uno dei 290 mila italiani che per motivi di lavoro e personali ha lasciato l'Italia diretta in Svizzera. E che oggi deve fare i conti con la vittoria di chi vuole introdurre dei limiti alla presenza ed all'arrivo degli stranieri nel paese elvetico.

"All'origine del malcontento - ci spiega - ci sono due fattori: il primo è che il flusso di italiani in entrata è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Il secondo è che purtroppo molti di quelli che arrivano non rispettano le regole di questo paese e sono poco educati…."

Malgrado tutto però sembra che le industrie svizzere apprezzino la manodopera italiana. Ci può spiegare il perché?

"Semplice; perché costiamo meno di uno svizzero. Se invece parliamo di imprenditoria capita che certi industriali arrivano qui dall'Italia ma non rispettano le norme e la regolamentazione elvetica. E questa "furbizia" qui piace poco".

Tanto basta per chiedere la chiusura degli ingressi…

"Va aggiunto un altro fattore, che da queste parti non è assolutamente di poco conto. Il sempre maggior numero di frontalieri infatti ha causato un aumento del traffico pazzesco. Qui invece erano abituati alla calma ed alla quiete anche sulle strade…"

Ma lei si sente di vivere in un paese "razzista"?

"No, per niente. Anzi, ho imparato che questo paese una volta che ti ha accolto ti unisce. Non esistono gruppi, discriminazioni o segregazioni. Ci sono diverse etnie e nazionalità che si incrociano fin dalle scuole; e tanti sono anche i matrimoni misti. Anch'io ho avuto le mie difficoltà all'inizio, ma una volta dimostrata la mia professionalità e le mie capacità è andato tutto benissimo".

Come finirà?

"Non lo so; ho molti dubbi sul fatto che questo referendum possa mai trasformarsi in legge. Mi chiedo infatti come sarà possibile per la Svizzera porsi contro l'Ue e le norme sulla libera circolazione perché gli svizzeri stessi usufruiscono dei tanti benefici che questa normativa apporta".

E' preoccupata? Teme di dover lasciare tutto e di essere cacciata dalla Svizzera?

…. La risposta è un sorriso, seguita dalla richiesta di usare un nome fasullo "per mille motivi, personali e professionali". Troppo poco per chiamarla paura, abbastanza per chiamarla tensione

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