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Italia, quante sono le procedure di infrazione Ue e quanto costano

In attesa del verdetto sui conti ci sono 71 dossier aperti (record dal 2016). Rifiuti, disoccupazione, pornografia: in 6 anni pagato mezzo miliardo

Non ci sono solo i conti pubblici a mettere in luce quanto siano tesi i rapporti sull’asse Roma-Bruxelles. Se la querelle sulla procedura d’infrazione per la stabilità finanziaria è quella che pesa di più per i risvolti poltici oltre che economici, il governo gialloverde dal suo insediamento non ha certo vissuto tempi di pace con le istituzioni europee con un esborso solo nel 2018 di 148 milioni di euro in multe all’Europa.  

Una situazione che pare destinata a peggiorare. Contando anche che dall’addio di Savona l’esecutivo non ha un ministro dedicato, ma l’interim è ancora nelle mani del premier.

Che l’Italia fosse pecora nera nel rispetto di trattati e direttive era cosa nota, infatti, ma dal 2014 il trend si era invertito. Con il governo Conte, per la prima volta dal 2013, invece, le contestazioni all’Europa sono tornate a salire.

Procedure di infrazione contro l'Italia: quante sono

A inizio 2014 le procedure di infrazione aperte contro l’Italia a Bruxelles erano 119, tutte monitorate sul portale del Dipartimento per le poltice europee.  Con i governi Renzi e poi Gentiloni l’Italia ha avviato una politica di rientro, sia per chiudere vecchi contenziosi sia per risparmiare inutili multe.  A fine 2015 il numero si era già ridotto a 89 per scendere al minimo nel 2018 con “solo” 59 contenziosi aperti. Quelli ereditati dal governo Conte. Da lì la parabola è tornata a salire e ad oggi sono conteggiate 71 infrazioni, il dato più alto da due anni a questa parte.

Eppure la riduzione dei contenziosi ci aveva fatto salire nella classifica dei più ligi in Europa. Tanto che se nel 2014 eravamo tra gli asini della classe, oggi restiamo comunque, nonostante i dati dell’ultimo anno,  il sesto paese con infrazioni pendenti e peggio di noi fanno Spagna (101), Germania (83), Belgio 880), Grecia (78) e Polonia (77). Un primato che varrebbe la pena non perdere.

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Quali sono le procedure aperte contro l’Italia

Certo, non tutte le infrazioni sono uguali. Tra le procedure aperte si va dal mancato recepimento di direttive europee, allo sbagliato recepimento, fino ad infrazioni più gravi. Delle 71 aperte 64 sono per violazione del diritto dell'Unione e 7 per mancato recepimento di direttive.

Un’infrazione su quattro riguarda l’ambiente (16 in totale), 11 fiscalità e dogane, 6 i trasporti, 5 concorrenza e aiuti di Stato, 4 appalti e poi 2 affari esteri e 1 un caso di tutela dei consumatori.

Scorrendo l’elenco dei casi si va da temi come l'aliquota ridotta dell’Iva sul carburante in Lombardia al confine con la Svizzera al mancato rispetto per una direttiva del 2011 sulla pornografia minorile. Ma ci sono contese che durano da anni. Pende ancora la procedura contro la legge Gasparri approvata nel 2004 nonostante modifiche sul digitale terrestre introdotte nel 2008.

Vecchie e nuove sanzioni. Un terzo delle infrazioni europee che l’Italia deve scontare sono aperte da più di cinque anni, il 10% da dieci anni. Ma quasi due su tre sono state aperte nell’ultimo.

Quanto costano le procedure di infrazione contro l’Italia

Non tutte le infrazioni prevedono multe. Delle 71 pendenti sono 5 quelle a pesare parecchio sui bilanci. Quattro di queste in tema di rifiuti, il vero tallone d’Achille.

La multa che paghiamo da più tempo riguarda, però, aiuti per interventi a favore dell’occupazione e pesa sui bilanci dal 2007. Si trattava di sgravi contributivi a favore delle imprese per l’assunzione di disoccupati con contratto formazione da convertire poi in contratti a tempo indeterminato. Un meccanismo  considerato contrario alle regole europee e che ci è costato dal 2012 ad oggi 76 milioni di euro.

Le discariche abusive sono senza dubbio l’esborso più pesante: 200 milioni in quattro anni. E ad oggi restano 55 siti da regolarizzare che continuano a macinare multe. Se aggiungiamo le ecoballe in Campania, costate 43milioni di euro, il peso della mala gestione dei rifiuti è considerevole.

Nell’ultimo anno abbiamo pagato anche 25 milioni di euro per il mancato adempimento agli obbblighi di trattamento delle acque reflue per una procedura avviata 15 anni fa. Un’altra procedura che ci costa parecchio è una vicenda di aiuti alle imprese del territorio di Venezia e Chioggia che risale al 2012.

Tirata una riga e fatti due conti solo nel 2018 l’Italia ha versato a Bruxelles in multe 148 milioni di euro, ben 550 negli ultimi sei anni.

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Anna Migliorati