Cronaca

Il sindaco non può usare mai l’auto blu per scopi privati

La Cassazione ha appena condannato l’ex primo cittadino di un piccolo Comune napoletano: è peculato anche l’uso dell’autista

auto blu autista

Maurizio Tortorella

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Un sindaco, e come lui qualsiasi dipendente pubblico, non può utilizzare l’auto di rappresentanza con tanto di autista per scopi privati: se lo fa, compie il reato di peculato d’uso perché “l'utilizzo dell'auto di servizio a fini privati è in via generale vietato, dovendosi presumere la sua esclusiva destinazione ad uso pubblico, a meno che non vi siano provvedimenti che consentano puntuali e documentate deroghe a tale uso pubblico; provvedimenti la cui esistenza e il cui contenuto devono essere oggetto di specifica prova”.

Lo ha appena stabilito la terza sezione penale della Corte di cassazione, confermando la condanna per Angelo Antonio Romano, già sindaco per l’Udc nel Comune di Brusciano, un piccolo centro alle porte di Napoli. Romano era stato già condannato in primo grado dal tribunale di Nola, e in secondo grado dalla Corte d’appello di Napoli, perché come sindaco “tra il marzo 2012 e il giugno 2013 aveva più volte utilizzato a fini privati l’auto di servizio: facendosi accompagnare in ufficio, oppure per trasmettere documenti al suo ufficio”.

I difensori dell’imputato avevano fatto ricorso sostenendo, tra l’altro, che l’uso della vettura non avesse provocato un danno patrimoniale apprezzabile, per il Comune, “non essendo provata la sottrazione dell'autista alla possibilità di eseguire altri lavori nell'interesse dell'ente territoriale di cui era dipendente”. Insomma, l’autista stava in auto, e quindi veniva comunque retribuito; inoltre, gli avvocati hanno cercato di convincere la Corte che “il peculato d'uso non sarebbe stato ipotizzabile per l'appropriazione di energia umana, non potendo l'uomo essere considerato come cosa mobile”. Quanto a i tragitti coperti, secondo la difesa erano molto brevi, perché il posto di lavoro era l’Azienda sanitaria Napoli 3 sud, non distante dal Municipio di Brusciano: quindi il danno sarebbe stato assai modesto.
I supremi giudici hanno respinto il ricorso, e confermato la condanna di Romano. Oltre che al divieto generale di utilizzo di un bene pubblico per fini privati, la Cassazione ha stabilito infatti che i chilometri percorsi non fossero pochi, in presenza della “rilevantissima reiterazione” del tragitto, cioè del fatto che l’auto lo avesse compiuto molte volte. Quindi il peculato sussiste “non solo in conseguenza del fatto che l'attività dell'autista era distolta dai fini istituzionali, ma anche e soprattutto per l'usura dell'auto e la spesa per il carburante”.


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