Il sogno di Maroni? La Lega in versione bavarese
Il sogno di Maroni? La Lega in versione bavarese
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Il sogno di Maroni? La Lega in versione bavarese

No a una nuova alleanza col PdL di Berlusconi. E una strategia che guarda al 2015. Carlo Brambilla, il giornalista con il quale il segretario leghista ha scritto il libro «Il mio Nord», svela i piani per la Lombardia e per il Nord dell'ex ministro

Il 2015 viene indicato come l’appuntamento decisivo per coronare il sogno della Csu, con la conquista da parte della Lega  anche della Lombardia, dopo quella del Veneto e del Piemonte. Il libro, infatti, è uscito poche settimane prima della crisi di governo e  dell’accelerazione del voto per il Pirellone abbinato alle politiche.  Ma, si potrebbe dire, galeotto fu il libro e chi lo scrisse. Perché, in ogni caso, il 2015 resta un appuntamento chiave per il Carroccio. Carlo Brambilla, il giornalista , con il quale Roberto Maroni ha scritto  «Il mio Nord  (Sperling & Kupfer)» (12.000 copie  vendute solo in una settimana, ora siamo alla seconda tiratura)  spiega a Panorama.it perché il volume-manifesto del nuovo segretario della Lega è più cha mai sulla notizia. E non poteva che essere così.  Dal momento che Brambilla , inviato dell’Unità  per 35 anni, è stato sempre un vero e proprio  infiltrato (è anche il titolo di un suo libro), come solo un cronista di razza può esserlo, nella Lega Nord.   Ha praticamente vissuto per anni con Umberto Bossi e i suoi uomini.  Secondo Brambilla  Maroni avrebbe messo già in conto una eventuale sconfitta correndo da solo in Lombardia. Ma avrebbe anche previsto  una vittoria, traballante del centrosinistra. Che potrebbe durare alla guida del Pirellone non più di due anni.  Risultato: il sogno della Csu si potrebbe avverare nel 2015, con una Lega comunque rafforzata.

Brambilla,  la Lega è a un bivio, mercoledì 12 dicembre Maroni ha posto l’aut-aut: con Silvio Berlusconi candidato premier la Lega non si presenta. Non rischia così di far naufragare il sogno di fare la Csu, affiancando come governatore della Lombardia, Luca Zaia e Roberto Cota, già alla guida di Veneto e Piemonte?
La mia impressione è che Maroni il bivio lo abbia già superato.  La Lega ha deciso: con Berlusconi non corre.
Ma come mai un veto così duro dopo che insieme a Bossi,  Maroni è stato alleato fino a l’altro ieri?
È  vero ma Maroni è sempre stato una figura un po’ anomala nella Lega. Lui era ministro dell’Interno e prima ancora del Welfare senza incarichi a livello di partito. E poi la Lega con quell’alleanza non ha portato a casa niente.
Veramente Veneto e Piemonte... Le sembra poco?
No, moltissimo. Ma poi l’alleanza non ha avuto più respiro e la situazione della Lega è rimasta congelata dopo la malattia di Bossi.  Io, anche girando il Nord con Maroni per la presentazione del libro,  respiro un’aria nella base leghista contraria a un ritorno all’alleanza con il Cavaliere. E poi quand’anche Maroni fosse d’accordo, non lo sarebbero gli altri del gruppo dirigente da Tosi a Zaia a Salvini. Perché quella inaugurata da Maroni è una leadership collettiva, non più l’uomo solo al comando. Mentre il Pdl si sta disgregando, Maroni la Lega invece la sta ricompattando e rinnovando.  Con la parola d’ordine «Prima il Nord» che significa trattenere il 75 per cento delle tasse e fare dell’area  una Eurogione nell’ambito di un’Europa di macroregioni.
Il rinnovamento si prepara anche nel gruppo europeo?
 Il libro sottolinea  che la Lega non è euroscettica ma eurocritica. Ecco perché il 2015 è centrale anche perché un anno prima, nel 2014, si svolgono le elezioni europee. E Maroni vuole togliere la Lega da quel gruppo fatto da movimenti di ispirazione lepenista in cui si trova ora. L’obiettivo è costruire un gruppo di eurocritici.
Intanto però la Lombardia preme.  Secondo lei, qual è la strategia di Maroni?
In un’alleanza con il Pdl, tanto più se Gabriele Albertini si staccherà e correrà da solo, la Lega ha tutto da perdere. Albertini potrebbe diventare il Gianfranco Micciché della Lombardia. Insomma, portare il Pdl e la Lega se alleata alla sconfitta, come Micciché, staccandosi dal centrodestra, ha fatto in Sicilia. E a Maroni chi glielo fa fare? Quindi, anche se corresse da solo e perdesse la sua Lega si configurerebbe sempre come ago della bilancia.
Sì, ma niente Lombardia e farebbe vincere la sinistra...
La sinistra la farebbe vincere il Pdl con un pessimo risultato in Sicilia e al Sud. E poi il centrosinistra  in Lombardia vincerebbe sul filo di lana ed è probabile che non duri più di tanto. Per cui il sogno di fare la Csu non svanirebbe affatto. Verrebbe solo rimandato al 2015, quando si terranno le regionali, con una Lega in ogni caso rafforzata.
Maroni quindi preferirebbe che anche a livello nazionale vincesse  un centrosinistra debole per meglio condizionarlo?
Lui vuole riconquistare un numero di voti tale per ribadire la centralità della Lega. Che deve tornare a fare l’ago della bilancia.
(Carlo Brambilla, che è autore di libri come «L’infiltrato. La vera storia di un agente sotto copertura» (Melampo) e con Daniele Vimercati degli «Gli annegati. Il giallo di Bisaglia e altri misteri» (Baldini & Castoldi), nella primavera scorsa appena scoppiato lo scandalo Belsito aveva già previsto in un’intervista a Panorama.it che la La Lega si sarebbe rinnovata e Maroni sarebbe diventato segretario. Ora vediamo come  finisce con il rebus del 2013...).

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