Guerra in Iraq: il rapporto Chilcot condanna Blair
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Guerra in Iraq: il rapporto Chilcot condanna Blair

La commissione inglese pubblica il rapporto che inchioda l'ex premier: l'invasione non era necessaria e fu preparata in modo precipitoso

Un'analisi dettagliata di 150mila documenti e la testimonianza di oltre cento testimoni. Al termine di un lungo lavoro di indagine, la commissione d'inchiesta parlamentare inglese sulla guerra in Iraq - presieduta da  John Chilcot- ha pubblicato un rapporto che suona come una  condanna senza appello nei confronti dell'ex premier Tony Blair. La sua decisione di attaccare l'Iraq di Saddam - sulla base di prove inconsistenti che l'allora primo ministro britannico non si preoccupò di sottoporre a un rigoroso vaglio - è stata definita dallo stesso Chilcot come precipitosa e ingiustificata. Non c'erano insomma - secondo la commissione - le basi giuridico-legali per scatenare una guerra.

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GLI ERRORI DELL'EX PREMIER
Suddiviso in 12 volumi, il rapporto punta l'indice anche contro i presupposti pratici, definitivi inadeguati, su cui si fondava l'attacco. La stessa preparazione delle forze inglesi - è scritto nero su bianco nel rapporto - era  insufficiente.

Eppure, ha spiegato  Chilcot, c'erano anche allora soluzioni alternative possibili per raggiungere il disarmo senza scatenare una guerra che non era stata valutata attentamente nemmeno nelle conseguenze, tra cui - continua il rapporto - la prevedibile insurrezione di Al Qaeda e delle aree sunnite dopo la deposizione del dittatore.  Tutte conseguenze che l'allora governo inglese non considerò con attenzione come avrebbe dovuto. Inoltre, prosegue il rapporto, il comportamento di Gran Bretagna e Stati Uniti - che hanno scelto di agire unilateralmente - ha finito per minare nelle fondamenta anche l'autorità delle Nazioni Unite e degli organismi internazionali. Tutte responsabilità politiche pesantissime.


Da parte mia posso solo esprimere più dolore, dispiacere e scuse di quello che potete immaginare

Per Tony Blair - benché non vi sia l'accusa di aver mentito, ma solo di aver agito con imperdonabile leggerezza e senza basi giuridico-legali - è  una condanna politica senza appello. «Che la gente sia d'accordo o meno con la mia decisione di intraprendere un'azione militare contro Saddam Hussein, ha scritto Blair in una nota, comunque l'ho presa in buona fede e credendo che fosse nell'interesse del Paese». Nella nota diramata, Blair precisa poi che la relazione «rileva chiaramente che non ci sono stati né falsificazione né uso improprio dei dati forniti dalle attività di intelligence», che non c'è stato «nessun inganno da parte del governo». Poi, una frase che non mancherà di sucitare polemiche: «Da parte mia posso solo esprimere più dolore, dispiacere e scuse di quello che potete immaginare». 

PROTESTE CONTRO BLAIR
Decine di manifestanti si sono radunati di fronte al Queen Elizabeth Centre di Westminster, dove si è svolta la conferenza stampa di Chilcot, per protestare contro Blair, per chiedere che l'ex premier sia incriminato per i crimini di guerra commessi partecipando a un conflitto che non aveva basi legali. Sui cartelli c'era la parola Bliar, un gioco di parole che unisce il cognome dell'ex leader laburista con la parola liar, bugiardo in inglese. Anche il leader laburista Jeremy Corbyn ha commentato le conclusioni del rapporto, dicendo che tutti dovrebbero essere rattristati da quanto rivelato da questa  inchiesta e auspicando maggiore indipendenza nei rapporto con gli Stati Uniti. La sua intenzione è quella di ottenere un'incriminazione per crimini di guerra nei confronti dell'ex premier. 


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Redazione Panorama